Gianluca Berti: “Il Toro? E’ sempre stato un mio pallino, un sogno che sono riuscito a coronare”

Gianluca Berti: “Il Toro? E’ sempre stato un mio pallino, un sogno che sono riuscito a coronare”

Esclusiva TN: “Non ci pensai due volte ad accettare la maglia granata, anche se era già tutto pronto con il Cagliari. Ichazo? Di lui si dice un gran bene, sono fiducioso”

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Gianluca Berti, ottimo portiere che in carriera ha vestito numerose maglie, approdò a Torino nel gennaio del 2005, ottenendo la promozione in serie A, poi vanificata dal fallimento della società di Francesco Cimminelli. Per lui anche un’esperienza alla Samp, nel campionato di A 2006/2007.

Ciao Gianluca, a Torino pochi mesi ma intensi, vero?
Vero. Arrivai sotto la Mole come primo portiere, a gennaio, ma purtroppo mi infortunai e, in quella stagione, giocai poco. Per fortuna della squadra Sorrentino fece bene e conquistammo la promozione in A.

Anche se non hai giocato molto, l’ambiente granata ti è rimasto impresso?
Senza dubbio. I tifosi granata sono speciali e, da tifoso della Fiorentina, il Toro è sempre stato un mio pallino, un sogno che sono riuscito a coronare. Volevo andare a Torino, l’ambiente mi attirava, e infatti non ci pensai neanche un secondo quando arrivò la chiamata. All’epoca ero a Parma ed era già quasi tutto definito con il Cagliari ma non se ne fece nulla, proprio per il richiamo che questa piazza speciale aveva su di me.

Alla Sampdoria invece?
Alla Samp arrivai già a fine carriera, avevo 38 anni e andavo per i 39. Fu comunque una bella esperienza, e in squadra c’erano Castellazzi, oggi al Torino, e Quagliarella, con me anche nell’anno in granata. Novellino mi volle fortemente con sé, all’inizio facevo il secondo, ma poi mi conquistai il posto. Lo persi sotto Natale, a causa di un brutto infortunio al polso capitatomi a Reggio Calabria, dove ebbi uno scontro di gioco con Rolando Bianchi, all’epoca alla Reggina.

Al Toro c’erano due buoni portieri come Padelli e Gillet, poi il belga ha deciso di accasarsi a Catania: segno inequivocabile del fatto che, tra i pali, la gerarchia deve essere chiara e che la coesistenza tra due estremi difensori di uguale livello è impossibile?
Da ex portiere mi viene da dire che i ruoli di primo e di secondo dovrebbero restare divisi, ma è anche vero che oggi il calcio è cambiato. Molte volte gli allenatori vogliono due o tre estremi difensori di livello in rosa. Padelli ha fatto molto bene lo scorso anno, poi all’inizio della stagione in corso Gillet, molto stimato da Ventura, è ritornato titolare, salvo cedere nuovamente il posto all’ex Udinese. Evidentemente il Torino ha deciso di puntare su Padelli e allora Jean Francois ha deciso di passare al Catania.

Al posto dell’ex portiere del Bari è arrivato il giovane uruguayano Ichazo, conosci questo giocatore?
Sì, è un ragazzo di cui si dice un gran bene. Ovviamente il calcio europeo è molto diverso da quello sudamericano, ma sono fiducioso.

Anche alla Samp, con Viviano e Romero, c’è una situazione simile a quella granata tra i pali, giusto?
Sì, è vero. Emiliano è un amico, e quest’anno è partito molto bene. Poi ha avuto un grosso problema al menisco ed è rientrato Romero, che sta parando alla grande e che non a caso ha giocato la finale dei mondiali con la maglia dell’Argentina.

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