Gigi Meroni, la Farfalla Granata

Gigi Meroni, la Farfalla Granata

Potremmo spendere parole su parole per Gigi Meroni, ma non basterebbero mai. Meroni era inimitabile, sul campo da gioco del magico Filadelfia, come fuori, nella vita quotidiana. Nato sul ramo di quel lago di Como che volge a mezzogiorno il 24 Febbraio 1943, Luigino, come era chiamato in gioventù per via del suo fisico sgraziato, iniziò a tirare i primi calci al pallone nel campetto dell’oratorio della sua città. Cresce nel vivaio del Como, ma a 19 anni viene notato da Aldo Dapelo, che sotto suggerimento dell’allora allenatore dei lariani lo portò nelle giovanili del Genoa. Poca fortuna in terra ligure, e così Orfeo Pianelli, stregato dal suo talento, se lo aggiudica per una cifra pari a 300 milioni delle vecchie lire. Un cifrone per l’epoca. E Meroni, sotto la Mole, trovò la sua consacrazione: 103 presenze condite con 22 gol. La città lo adorava: la Curva Maratona lo soprannominò “La Farfalla Granata” alludendo al suo modo di giocare mentre i tifosi più anziani lo chiamavano “Calimero”, per via della sua chioma di capelli nera come la pece e degli occhi ancora più neri. La città lo adorava e lo venerava a tal punto che, quando la Juventus degli Agnelli presentò una mega offerta di 750 milioni di lire, Orfeo Pianelli dovette desistere per evitare di scatenare una vera e propria sommossa popolare. Gigi era stravagante, valeva il prezzo del biglietto. Dribblava per sè e per il pubblico, ma sempre in direzione della porta. Non potendo contare su un fisico da culturista, Meroni trafiggeva i difensori con la fantasia e affrontava gli avversari con le calze arrotolate e senza parastinchi, caratteristica che faceva innamorare all’istante chiunque lo vedesse correre in campo.

 

Ma Meroni non era solo un esempio per tutti quelli che giocavano al calcio, era un esempio di vita. Era l’alba del ’68, dei cambiamenti sociali, e Meroni rappresentava il cambiamento. Ai tifosi del Toro faceva piacere che quel piccolo e agile calciatore partecipasse, seppur moralmente, al cambiamento. Basta aggiungere dicendo che Meroni viveva con una donna che non era la sua per fare capire ai più giovani che tipo fosse. Gigi ascoltava il rock ‘n’ roll, quello dei Beatles e dei Rolling Stones, anche se lui preferiva i primi. Era l’incarnazione del ragazzo ribelle che ogni mamma vorrebbe che il proprio figlio non frequentasse. Meroni era un mito. Come Ernesto “Che” Guevara, che era entrato nella leggenda l’anno prima morendo in Bolivia durante la lotta contro il governo Barrientos. Meroni ci sarebbe entrato, nella leggenda, la sera del 15 Ottobre 1967, quando un automobile, una FIAT, lo travolse in Corso Re Umberto, togliendoli la vita. Aveva 24 anni. Quella macchina era guidato da un giovane neopatentato, tale Attilio Romero, che 38 anni dopo avrebbe portato il Torino al fallimento.

 

Oggi Gigi avrebbe compiuto 70 anni… Tanti auguri, Farfalla Granata.

 

Redazione TN

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