Gyasi: “Sogno di giocare in A con il Toro”

Gyasi: “Sogno di giocare in A con il Toro”

Dopo la doppietta segnata con la Carrarese il giocatore di proprietà del Torino dice: “Sono cresciuto in granata, per me è come una famiglia”

Gyasi

Emmanuel ‘Ima’ Gyasi è stato il protagonista assoluto dell’ultimo turno di campionato per la sua Carrarese che grazie a lui e alla sua doppietta ha vinto per 4-1 il sentitissimo derby contro l’Arezzo. Il suo ingresso in campo avviene ad inizio secondo tempo e cambia radicalmente il corso della sfida: due reti fondamentali che hanno indirizzato il corso del match e hanno fatto drizzare le antenne al Toro, società proprietaria del suo cartellino. Gyasi ha raccontato le sue emozioni di questi giorni al sito gianlucadimarzio.com, ecco le sue parole: “I gol sono stati  importanti per la squadra, che è la cosa che più conta. Ci tenevo a riuscire a sbloccarmi, qui a Carrara mi sto trovando bene: siamo una squadra molto giovane e io ci tengo a dimostrare il mio valore e a giocare con continuità. L’obiettivo del gruppo è quello di crescere e ottenere una salvezza tranquilla”.

Il sogno di Gyasi però è quello di riuscire ad affermarsi con la maglia granata addosso: “Vorrei arrivare in Serie A e riuscire a farlo con la maglia del Toro sarebbe il massimo perchè è la squadra nella quale sono cresciuto e per me è come una famiglia. Mi hanno notato nel 2009 dopo il Torneo delle Regioni. C’era anche il Genoa su di me ma ho scelto il Toro perchè all’epoca vivevo a Pino Torinese ed era più vicino a casa. Sono andato in prestito un anno alla Pro Vercelli ma poi il Torino mi ha richiamato per la Primavera e soprattutto il secondo anno dopo il mio ritorno è stato molto bello: ho realizzato 10 reti in Primavera e Ventura mi ha permesso di allenarmi con la prima squadra. Mi piaceva molto Cerci, ma il mio idolo assoluto è Ronaldinho”.

Infine una dedica a chi gli ha permesso di arrivare fino a qui: “I gol che segno li dedico alla mia famiglia, al mio procuratore e anche a Pino Abelardo, il mio ex presidente di quando giocavo nel Pecetto. Senza di lui, oggi non potrei essere qui”.

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