Il Bivio Abbiati

Il Bivio Abbiati

di Michele Ferrero

Da qualche settimana ci stiamo chiedendo se valga la pena riscattare Abbiati (sborsando una cifra considerevole per rimanere come siamo) oppure investire quella somma in attacco, mettendo in porta uno meno costoso e teoricamente meno bravo.

Su questo teoricamente verte il tema di oggi.

Che…

di Michele Ferrero

Da qualche settimana ci stiamo chiedendo se valga la pena riscattare Abbiati (sborsando una cifra considerevole per rimanere come siamo) oppure investire quella somma in attacco, mettendo in porta uno meno costoso e teoricamente meno bravo.

Su questo teoricamente verte il tema di oggi.

Che il ruolo del portiere sia fondamentale è una cosa sicura come poche altre al mondo. Averne uno di alto rendimento assicura alla squadra punti vitali, a prescindere dal gioco che riesce ad esprimere. Da sempre chi vuole costruire una buona formazione deve assicurarsi un portiere ed un uomo-gol affidabili. Il Toro, che già manca di un bomber, ha il portiere in prestito.

Abbiati, quotato tra i primi 5 portieri italiani, ha offerto quest’anno un rendimento altalenante, come peraltro tutta la squadra. Nel suo ruolo però le prestazioni individuali si notano di più e sono meno condizionate dai compagni. È vero che con una difesa forte (al quale il nostro era abituato con Milan e Juve) il portiere si sente più sicuro, ma è altrettanto vero che un portiere di personalità può e deve dare sicurezza alla sua difesa. E talvolta capita di esaltarsi quando arriva qualche tiro in più. Il calcio non è mai una scienza esatta.

Abbiati è comunque il tipo di portiere freddo e riflessivo piuttosto che pazzoide e spettacolare. Da lui è lecito attendersi non tanto la parata miracolosa, ma l’intervento sobrio nel momento importante, quello che previene i guai. Per interpretare al meglio questo suo stile ha però bisogno di tranquillità. Non basta la stazza a garantire il coraggio: prima dell’intervento Abbiati denota talvolta la tendenza a fare un passo indietro piuttosto che un passo avanti, indice di una fiducia in se stesso non ottimale.

Mi sono riguardato i filmati della stagione con l’ausilio di un amico portiere, che ha chiesto di rimanere nell’anonimato, ma è uno che ha giocato in B e sa cos’è la porta. Abbiamo provato a capire se il rendimento di Abbiati è stato quello di un grande portiere o di uno qualunque. Naturalmente non esistono controprove. Se una parata sembra salvare il risultato non c’è in realtà la certezza di cosa sarebbe potuto succedere altrimenti, ma solo sensazioni supportate dalla logica. Inoltre, essendo il calcio uno sport di squadra, valutazioni di questo tipo hanno un vizio di partenza evidente, vanno prese come un gioco. Ed anche i servizi filmati spesso omettono situazioni nelle quali il portiere agisce prima che il pericolo si manifesti.

Vi invito comunque a stuzzicare la memoria ed a seguirmi: ho diviso le partite in 3 gruppi, più qualche eccezione. Alla fine ognuno può trarre le sue conclusioni, magari modificando il proprio giudizio sui singoli episodi.

Su 40 punti che ha fatto il Toro 24 li avrebbe fatti comunque, con qualsiasi altro portiere di serie A e B. Nel senso che in 12 partite la prova di Abbiati non ha inciso sul risultato: ha sbrigato l’ordinaria amministrazione senza parate determinanti e non è sembrato colpevole su eventuali gol presi. Sono: Parma in casa (1) Chievo in casa (3) Catania fuori (1) Samp in casa (3) Atalanta fuori (3) Milan fuori (1) Livorno fuori (1) Catania in casa (3) Messina fuori (3) Empoli fuori (1) Roma fuori (3) Livorno in casa (1). In qualche caso è stato graziato, per esempio a San Siro (rigore sul palo di Gilardino) a Roma (3 pali con lui battuto) e a Catania, quando un suo errore non è stato sfruttato da Spinesi. Ma la fortuna viene e va per qualunque portiere, può anche dipendere dalla vena dell’avversario. Sui rigori invece la statura e soprattutto l’intuito rendono la porta più piccola per chi deve calciare: se ne ha parati 4 non può essere un caso.

Poi ci sono 12 punti dei quali 9 sono tutti suoi, ovvero 6 partite dove Abbiati è stato assolutamente decisivo, parando tutto e anche qualcosa di più. Si tratta di: Reggina fuori (1) Cagliari fuori (1) Ascoli fuori (2 punti perché senza il rigore da lui parato al 90’ se ne prendeva 1 solo) Cagliari in casa (2) Palermo in casa (1 punto salvato su Caracciolo solo) Ascoli in casa (2 punti vale quell’intervento su Soncin, e forse un’intera stagione).

A fronte di queste imprese ci sono però 5 partite dove Abbiati ci ha fatto perdere punti, alcuni dei quali all’inizio della stagione e quindi molto importanti per la piega incerta e paurosa che ha preso il cammino del Toro. A Udine il Toro stava meritando il pari: Abbiati tocca ma non para il tiro non irresistibile di Di Natale e poi non esce sul cross lungo trasformato da Felipe. Col Siena in casa la papera è colossale, chiude la partita e apre una crisi. Contro il Messina in casa l’episodio più difficile da valutare: il tiro di Cordova aveva una traiettoria maligna, ma giungeva da molto lontano e Abbiati poteva fare senz’altro di più. Era una partita da vincere, invece 2 punti sono andati persi. Con l’Udinese in casa, altra gara cruciale della stagione (per la prima volta infatti il Toro prova a giocare con 2 punte) Abbiati toppa. Dopo un’incertezza sul primo gol, esce male fuori area consentendo a Barreto di infilare nella rete vuota. Un pareggio era vitale quel giorno, ma non è stato possibile inseguirlo. Per finire il tiro centrale di Seedorf, 1 punto perso che il Milan ci stava offrendo al ritorno.

Oltre a questi 3 tipi di partita occorre aggiungere qualche caso particolare. In mezzo ai nostri 40 ci sono anche 3 punti nei quali Abbiati non c’entra nulla: il giorno del centenario contro l’Empoli è uscito a farfalle su Matteini ed è toccato a Barone salvare sulla linea (anzi oltre) e a Comotto trasformare un pareggio scialbo in un trionfo. Al tempo stesso ricordiamo una prova molto buona che non ha portato punti, quella in casa contro la Roma, impreziosita da un rigore parato a Totti.

Nelle restanti 11 occasioni avremmo perso con qualunque altro portiere, ma se avesse evitato quell’espulsione al 90’ contro l’Inter, magari a Parma avrebbe fatto meglio di Taibi sul tiro decisivo di Giuseppe Rossi. Integro da infortuni di rilievo, ha totalizzato 36 presenze su 38.

Se ai 9 punti ipotetici che Abbiati ci ha portato togliamo i 6 che forse ci ha tolto otteniamo un saldo di +3 punti, non eclatante se teniamo conto dell’importanza di un portiere e della sua quotazione, ma comunque positivo. Ricordo portieri come Casazza, Biato e Dardo che ci hanno costretto a giocare campionati con una penalizzazione di parecchi punti, malgrado non avessimo commesso alcun illecito.

Ultima considerazione: la sensazione è che Abbiati possa far meglio di come ha fatto quest’anno, e trovare più continuità. Riconosciuta la sua abilità tra i pali, deve scrollarsi di dosso un po’ di apatia, comandare il reparto con più personalità. Per fare questo occorrono però stimoli giusti, ovvero la consapevolezza che qui si lotta con i denti per la salvezza, non per lo scudetto. E se così non fosse dovrebbe ammetterlo chiaramente. Credo tocchi anche a lui orientare la scelta della società.

Chiaro che è il budget a fare la differenza, e vedremo che tipo di Toro ha in mente Cairo per il futuro. Urge farcelo sapere alla svelta, così anche noi tifosi possiamo capire cosa si può fare e ragionare sulla realtà invece che sulle illusioni.

Una punta da 10 gol sicuri è solita garantire alla squadra ben più di 3 punti, ma personalmente credo che sarebbe avventato mettere in porta un ragazzino o uno stagionato (c’è già Taibi volendo). Solo se la società fosse brava a reperire un portiere affidabile e meno costoso avrebbe un senso privarsi di Abbiati, altrimenti no. I nomi di Pegolo, Storari e Castellazzi sono i primi che mi vengono in mente, ma tutti da verificare. Il livello generale pare discreto, nulla più: il fatto che diversi anziani del ruolo siano ancora sulla breccia fa pensare che non sia in atto un grande ricambio generazionale.

Fermo restando che per questo Toro anche il bomber è un’esigenza prioritaria, lascio ad ognuno la propria idea su quale delle due puntare nel caso Cairo decidesse di soddisfarne una soltanto, e di lasciare la squadra pericolosamente incompiuta come è successo quest’anno.

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