Il borsino granata

Il borsino granata

Mentre il pianeta è tragicamente sconvolto da dissesti di ogni natura, nel piccolo mondo Toro tutto procede uguale, inesorabilmente verso il nulla. Non che ci si aspettasse che il cambio di panchina potesse produrre chissà quali benefici in meno di una settimana ma il fatto che non si sia visto proprio nulla di nuovo, nemmeno una piccola luce, fa precipitare nello scoramento e nella rassegnazione quel…

Mentre il pianeta è tragicamente sconvolto da dissesti di ogni natura, nel piccolo mondo Toro tutto procede uguale, inesorabilmente verso il nulla. Non che ci si aspettasse che il cambio di panchina potesse produrre chissà quali benefici in meno di una settimana ma il fatto che non si sia visto proprio nulla di nuovo, nemmeno una piccola luce, fa precipitare nello scoramento e nella rassegnazione quel milione o poco più di innamorati traditi dall’ennesima chance offerta e subito sciupata dall’oggetto del proprio nobile sentimento. In realtà, come al solito, sono stati gli episodi a fare la differenza (basti pensare all’occasione sciupata da Antenucci simile al primo gol di Tavano) ed anche delle decisioni arbitrali discutibili hanno avuto la loro influenza. Ma ciò che ha colpito ancora una volta è l’estrema fragilità difensiva simile a quel famoso tonno che si taglia con un grissino. Ad ogni minima occasione, infatti, gli avversari fanno venire paura e riescono capitalizzare al massimo la più piccola insidia tanto che l’altro giorno all’Olimpico persino una squadra guidata dal prudente Novellino ha saputo capire le difficoltà dei granata andando a pressare alta fin nella zona difensiva del Torino (dove il pallone sostava troppo e pericolosamente) e riuscendo in questo modo a trovare il raddoppio dal nulla. E poi quella mancanza di lucidità, di reazione, di convinzione nei propri mezzi che il nuovo Papa deve assolutamente risolvere se si vuol dare ancora un senso ad una stagione, anzi ad un periodo tremendamente lungo. Ed a una maglia.

STABILI:

BASSI            di lui si salva (e si ricorda) solo un’efficace uscita al limite dell’area su Belingheri e qualche piccola incertezza. Anche se sui gol presi non poteva proprio fare di più.

LAZAREVIC        il “Bimbo” si conferma tra i pochissimi a salvarsi dal naufragio, quantomeno sotto il profilo della voglia di fare, dell’impegno, dell’intraprendenza. E di ciò Papadopulo non potrà non tenerne conto nonostante il suo modulo iniziale non prevedeva gli esterni alti. E sebbene lo sloveno palesi i soliti limiti nei metri decisivi sprecando gol ed assist, il che non è un dettaglio.

DE FEUDIS         non demerita. Soprattutto nel primo quarto di partita, con il centrocampo a tre sa inserirsi e diventare pericoloso sul centrosinistra. Poi, poco e male aiutato, si prende qualche pausa a centrocampo ma non si lascia travolgere del tutto.

CHI SCENDE:

BIANCHI     in realtà la sua prestazione è in linea con la precedente: ha poche occasioni non capitalizzate ma un periodo di appannamento sotto porta capita a tutti i bomber (basti pensare adesso a Cavani o Ibrahimovic). Non è ciò dunque a preoccupare di più quanto il fatto che nemmeno lui, che ne è il capitano ed il simbolo, riesce a reagire divenendo così l’icona negativa di una frustrazione generale.

BUDEL         poche idee e confuse. Riesce a produrre qualcosa di interessante solo quando batte dei calci piazzati ma per il resto poche sono le intuizioni e poca roba è anche la resistenza opposta in mediana. Anche lui dovrebbe essere tra quelli che il nuovo mister ha il compito di rivitalizzare, cerchi di aiutarsi se non vuol perdere anche questo treno.

ANTENUCCI           si guadagna punizioni (che talvolta però non sfrutta indugiando nella battuta repentina per sorprendere gli avversari) ed un’opportunità grande come una casa. E purtroppo non sfrutta nemmeno questa. E nella differenza tra lui e Tavano (che ne capitalizza una analoga) si può trovare la differenza del risultato finale.

GABIONETTA    recuperato per i capelli dalla tribuna a causa dell’infortunio dell’ultima ora capitato a Sgrigna, ha avuto persino la chance di sfruttare l’ultima mezzora ma praticamente non l’ha vista mai ed ora, tra stato di forma pessimo ed esigenze tattiche, rischia di stare ai margini a lungo. 

GAROFALO         e dire che avrebbe dovuto trovarsi tra chi sale dal momento che rientrava da un periodo di stop. Ed invece, complicandosi la vita su quel passaggio di Ogbonna e causando il rigore un attimo dopo, si ritrova tra gli artefici principali della disfatta. E non è la prima volta che paga per un eccesso di sicurezza.

ZAVAGNO          poco lucido ed inesistente nel proporsi. Inciucca alcuni appoggi e quasi rischia un rigore. In più si becca un’ammonizione evitabile entrando in collisione con Barusso per salvare un suggerimento imprecisi di Gasbarroni.

OGBONNA   fino all’episodio del penalty regalato agli ospiti è stato tra i poco a salvarsi riuscendo a chiudere bene su Belingheri e Dionisi più volte. Sulla linea di fondo aveva già manifestato qualche difficoltà già nel primo tempo quando aveva regalato un corner ma al 78’ è esiziale.

DI CESARE          molto bravo nel primo tempo a recuperare palloni, ad uscire in anticipo fuori dalla propria area ed a lanciare nel corridoio giusto Antenucci all’11’. Nella ripresa cala ed è anche lui in minima parte coinvolto sul primo gol ed in più in generale è travolto dalla pochezza generale.

D’AMBROSIO        ormai è persino imbarazzante commentare le sue prestazioni. Tenerlo in campo in queste condizioni sembra più un accanimento terapeutico. Del tutto sfiduciato e poco lucido, regala letteralmente il primo gol a Tavano dopo aver sbagliato tanto anche in fase d’appoggio.

GASBARRONI       dà prove di vivacità agendo da trequartista nei minuti iniziali, poi relegato sulla fascia sparisce. Cross da dimenticare, appoggi errati, tiri sbilenchi (a parte uno centrale nella ripresa) ed un’ammonizione tanto inutile quanto ingenua ed evitabile, tanto più in stato di diffida.

(Foto M. Dreosti)

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