Il borsino granata

Il borsino granata

di Carlo Quaranta

L’ultima mezzora di Vicenza, con cinque attaccanti in campo contemporaneamente, fotografava perfettamente tutta la frustrazione di Lerda ed il tentativo disperato di salvare in extremis se stesso ed un progetto che nei fatti non è mai decollato. Così, il trittico-verità (Atalanta, Vicenza, Livorno) non ha fatto nemmeno in tempo ad esaurirsi che la sentenza è stata scritta:…

di Carlo Quaranta

L’ultima mezzora di Vicenza, con cinque attaccanti in campo contemporaneamente, fotografava perfettamente tutta la frustrazione di Lerda ed il tentativo disperato di salvare in extremis se stesso ed un progetto che nei fatti non è mai decollato. Così, il trittico-verità (Atalanta, Vicenza, Livorno) non ha fatto nemmeno in tempo ad esaurirsi che la sentenza è stata scritta: fine delle trasmissioni su un progetto nuovo, il primo, forse, dell’era Cairo che non si prefiggeva semplicemente il raggiungimento dell’obiettivo immediato ma che guardava un po’ più in là, in modo se vogliamo meno pragmatico ma più divertente ed affascinante. E tutto l’ambiente a luglio aveva abbracciato il nuovo corso confidando in una scossa se non altro sotto il punto di vista del divertimento dopo stagioni vissute con un Toro esanime, spento, abulico, triste. Ed invece il luna park Lerda è rimasto solo un sogno di mezza estate poiché i tifosi granata che già pregustavano cibo per palati fini si sono ritrovati anche quest’anno con il solito boccone amaro da ingoiare, un minestrone di inconcludenza, apatia, fragilità, sfortune, incongruenze tattiche, errori di varia natura e con la solita ripartenza da dover assimilare. E così anche Cairo, che per quest’anno si era ripromesso di tenere fede al suo impegno e di dare fiducia fino in fondo al tecnico resistendo alle tentazioni di cambiare ancora in corsa, è dovuto tornare sui suoi passi ritornando al passato ed optando per “l’usato garantito” Papadopulo, un allenatore certamente non da acquolina in bocca bensì da pane e salame. Ma tutto sommato va bene così, tanto ormai da queste parti il sapore del caviale non lo si ricorda più da diverso tempo.

STABILI:

RIVALTA       come al solito è piuttosto diligente dietro anche se certamente in una difesa inedita talvolta va in difficoltà pure lui. Si fa vedere anche davanti alzando di testa sopra la traversa una punizione di Gasbarroni.

DI CESARE        non è in gran forma ma non è nemmeno granché sollecitato dagli attaccanti avversari che si avvicinano raramente dalle sue parti. Riesce a rimediare però il solito cartellino e qualche minuto sull’erba dopo uno scontro di gioco.

ANTENUCCI        lontano dalla porta, potrebbe lasciare il segno solo in due circostanze ma nella prima si dimostra ancora una volta poco cinico ed a tu per tu col portiere si allarga inspiegabilmente prima di battere a colpo sicuro, nella seconda fornisce un bell’assist al capitano. Mobile e volitivo ma poco concreto.

BIANCHI         lui invece è costretto a sgomitare in area per racimolare qualche occasione e con l’ingresso di Pellicori che lo libera da una marcatura asfissiante riesce a procurarsela pure ma la sua volée sbatte sulla traversa condannando Lerda. Forse tra i due il rapporto non era idilliaco ma il capitano ha lottato fino in fondo per la causa comune. A meno che qualcuno non tenti addirittura di dimostrare che ha colpito la traversa di proposito…

DE FEUDIS       rispetto al solito è meno preciso e propositivo in avanti ma in un centrocampo a trazione così anteriore non può far altro che guardare le spalle ai suoi compagni mettendoci il solito ardore.

PELLICORI        entra per aprire varchi e liberare Antenucci e soprattutto Bianchi dalle strette marcature dei padroni di casa. In questo ci riesce ma non si ricorda nessuna sua giocata in cui provi a fare di più oltre alle solite sportellate con i difensori.

CHI SCENDE:

GABIONETTA     secondo spezzone piuttosto incolore. E’ prevedibilmente lontano dalla sua forma migliore e così non ha potuto contribuire a salvare il suo mentore Lerda ed ora paradossalmente, dopo tante peripezie per poterlo tesserare, rischia di diventare un oggetto misterioso.

SGRIGNA        abulico ed inconcludente. Si perde in sterili tocchi con i quali denota qualità tecnica fine a se stessa o in avventurosi e poco lucidi dribbling figli di frustrazione ed impotenza. L’unica speranza è che abbia toccato il fondo contro la sua ex squadra e che Papadopulo lo rivitalizzi facendolo tornare quello di una volta…  

ZAVAGNO         dopo le prove convincenti che avevano spinto più di qualcuno a chiederne l’impiego anche con il recupero di Garofalo, fa un piccolo passo indietro sia nella fase di appoggio e di cross sulla fascia che nella difesa a tre nel finale con un liscio da paura.

LAZAREVIC         in realtà le sue prestazioni peggiori sono molto simili a quelle migliori quanto ad efficacia e concretezza. In altre partite tuttavia è stato certamente più vivo ed attivo, stavolta le sue sfuriate sono state ben arginate dai difensori veneti.

CAVANDA       dopo aver ben impressionato all’esordio, ecco che si rende puntualmente protagonista nello sciagurato episodio dell’evitabilissimo rigore. E non si rifà neanche nel prosieguo, anzi è imbarazzante in fase di posizionamento tanto da far rimpiangere persino D’Ambrosio new look.

OBODO       lento ed imbarazzante: sbaglia diversi suggerimenti ed anche quando fa qualcosa di buono rovina subito tutto. Si perde per buona parte del match, non si inserisce e solo una volta si libera bene degli avversari e tenta anche il tiro.

BASSI        si porta sulle spalle gran parte del peso del rigore e dunque della sconfitta con la sua intempestività nell’uscita che disorienta Cavanda e arbitro. Si riscatta parzialmente con la bella risposta su Abbruscato ma ormai la frittata era fatta. Ora col nuovo allenatore il dualismo con Rubinho si riazzererà.

(Foto: M. Dreosti)

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