Il borsino granata

Il borsino granata

C’era una volta una squadra che nei momenti di difficoltà e soprattutto dopo aver ricevuto un torto gettava il cuore oltre l’ostacolo ed entusiasmava la Maratona che prontamente ricambiava spingendo col suo tifo incessante i giocatori ed intimorendo gli avversari: questa squadra era il Toro! E questo è sembrato l’altra sera il Toro dei primi dieci minuti quando giocando con foga agonistica assediava gli orobici chiudendoli…

C’era una volta una squadra che nei momenti di difficoltà e soprattutto dopo aver ricevuto un torto gettava il cuore oltre l’ostacolo ed entusiasmava la Maratona che prontamente ricambiava spingendo col suo tifo incessante i giocatori ed intimorendo gli avversari: questa squadra era il Toro! E questo è sembrato l’altra sera il Toro dei primi dieci minuti quando giocando con foga agonistica assediava gli orobici chiudendoli nella propria trequarti e dando l’impressione che da un momento all’altro avrebbe fatto capitolare le loro resistenze, anche se si trattava delle resistenze dei primi della classe e della difesa meno battuta del campionato. E così è stato. Ma nemmeno un attimo dopo quel Toro di antica memoria ritornava ad essere il Torello di questi tempi squagliandosi come neve al sole dopo il gol subito e denotando tutti quei limiti di tenuta più mentale che fisico atletica che abbiamo sempre sottolineato. In quel momento la convinzione dei primi minuti è tornata paura e rassegnazione (e col passare dei minuti anche in Maratona si è fatto strada un certo scoramento) e così anziché tornare a caricare a testa bassa i granata sono tornati a vedere i fantasmi del recente passato che puntualmente si sono materializzati all’ultimo minuto. Questo appare un gruppo al quale manca la fiducia ed al quale puntualmente gira tutto storto ma difficilmente Lerda e i suoi possono accampare pretesti rispetto ai troppi gol subiti in generale  (35, uno in più di quelli fatti) ed in casa in particolare (ben 18 in 15 partite). E’ qui che bisognerebbe ricercare maggiormente le cause principali di un’annata che sarebbe dovuta essere quella del rilancio e del bel gioco ma che finora, a parte delle rare folate di orgoglio ed una striscia positiva di risultati tra novembre e dicembre, ha regalato ben poche soddisfazioni ed ancor meno speranze per il futuro. In genere in serie B primeggia chi subisce di meno (è la regola non scritta) e forse con il cambio di rotta (Lerda) rispetto al passato (Colantuono) si è scelto di rischiare e perseguire una strada diversa dal primo non prenderle: quella del gol in più rispetto agli avversari. Solo che dopo 29 giornate i conti non tornano per niente.

STABILI:

ZAVAGNO      poco appariscente ma efficace quando chiamato in causa. A parte qualche sbavatura, regge bene dietro tamponando Raimondi e Delvecchio ed impreziosisce con cross al bacio le sue sporadiche sortite in avanti. E’ ancora lui ad armare il colpo di testa di Bianchi che stavolta esce di un soffio. E’ più compassato ma non fa rimpiangere Garofalo e già questo è tanto.

ANTENUCCI         timbra il suo secondo gol granata ed appare in palla. Gioca più vicino ai sedici metri e cerca il gol da posizioni più agevoli rispetto alle partite precedenti. Fa sentire dunque il suo peso in attacco e fa anche buone cose ma via via scompare nell’anonimato.

OGBONNA       sempre tanto lucido ed imperioso di testa quanto efficace di piede, come al solito tra i più positivi. Le sue prestazioni dimostrano che i problemi in difesa non sono frutto di incapacità dei singoli ma di automatismi mal registrati, strane paure ed amnesie collettive. E di un pizzico di sfortuna.

RIVALTA         come sopra. Pulisce bene l’area e cerca sempre l’anticipo anche pressando alto tanto che rimedia in questo modo a metà primo tempo un’ammonizione che però non ne pregiudica né limita l’ardore. Ed ha anche una ghiotta occasione in avanti ma non riesce a punire i suoi ex compagni.

RUBINHO       incolpevole sui gol, è sempre sicuro e ben piazzato sui tiri dalla distanza e compie un autentica prodezza sul colpo di nuca ravvicinato di Ruopolo distendendosi a ricacciare la sfera dall’angolino alla sua sinistra. Ma quanti patemi fa vivere quando ha il pallone tra i piedi… Ed il bello è che ostenta sicurezza!

LAZAREVIC       crea scompiglio sulla destra con le sue incursioni ficcanti, guadagna pericolose punizioni (una anche in area bergamasca) ma il suo bilancio attivo si ferma qui. Per il resto tanta buona volontà e tanta corsa anche per rinculare ad aiutare D’Ambrosio ma non c’è l’ombra di un cross decente o di un tiro in porta.

DE FEUDIS        a centrocampo è sempre ovunque e stavolta è lui a costringere al fallo da ammonizione Tiribocchi. Corre sempre per due, recupera diversi palloni e ne serve uno invitante ad Antenucci anche se in generale stavolta non brilla per passaggi riusciti.

CHI SCENDE:

SGRIGNA       in realtà non fa niente di più e niente di meno rispetto alle ultime apparizioni. Ma da lui ci si attendeva un moto d’orgoglio che risollevasse le sorti sue e quelle della squadra quantomeno in un big match. Invece niente. E dopo un inizio promettente è tra i primi a mollare.

BIANCHI        lui invece, da vero capitano, è l’ultimo a mollare ed a scendere dalla nave che purtroppo però non riesce a salvare dal naufragio con il suo solito colpo di timone. Ha due occasioni che si procura con una bella fase di preparazione ma stavolta è sfortunato ed impreciso al momento della conclusione. Il fatto è che i tifosi sono abituati troppo bene dal bomber. Ma purtroppo anche a lui capita di sbagliare.

PAGANO        entra per fare meglio di un opaco Sgrigna ed in parte sembra riuscirci con qualche iniziativa ed un paio di traversoni decenti. Nel finale però è tra i maggiori indiziati di colpevolezza sulla rete subita tardando a rientrare per contrastare Bonaventura.

BUDEL        nel complesso disputa una partita discreta distinguendosi sia per palloni recuperati che per passaggi precisi effettuati. Tenta anche la conclusione in porta ed è particolarmente pericoloso con un calcio di punizione poco dopo il pari orobico. Appare dinamico insomma solo che è colpevolmente immobile al 12’ quando favorisce il gol di Peluso. Dettaglio non certo trascurabile.

 

(Foto M. Dreosti)

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