Il centrocampo del Torino: duttilità al servizio della squadra

Il centrocampo del Torino: duttilità al servizio della squadra

Approfondimento / Quantità o qualità? La prima caratteristica è sicuramente più presente nel roster granata, ma è l’adattabilità degli interpreti a contraddistinguere il reparto mediano del Torino

 

Il reparto forse più criticato, insieme all’attacco: mal assortito, di poca qualità, incapace nel sostenere la squadra. Questi sono solo alcune delle critiche – la maggior parte oggettivamente condivisibili e corrette – mosse nei confronti del centrocampo granata.

TRA QUALITA’ E QUANTITA’.. – L’eterno dubbio. Ovviamente, sarebbe meglio un buon compromesso tra le due cose, ma il caso del Toro è emblematico e il dato di fatto è soltanto uno: Ventura non ha bisogno di un centrocampista di qualità, di un regista vero e proprio, nel suo gioco. Oramai sembra chiaro, visto che dal 2011, anno in cui il tecnico ligure è approdato a Torino, i costruttori di gioco – o anche solo “i presunti tali” – sono stati pochissimi. Dunque un Toro di mera “quantità” a centrocampo? Neanche. Un Toro, semmai, di “duttilità”.

GAZZI A PARTE – Dando un’occhiata al roster granata, infatti, salta all’occhio, scorrendo fra i centrocampisti, come in effetti tutta questa “quantità” – che poi sarebbe capacità d’interdizione, di rottura, il lavoro del mediano, insomma – non è neanche così palese: tolto Gazzi, incontrista vero e proprio, giocatore difensivo tutto takle e intercettazioni, gli altri centrocampisti in rosa non possono essere riconducibili tout-à-court a questa categoria.

UN CENTROCAMPO “MOBILE” – Entrambi con caratteristiche prettamente difensive, il pregio più evidente di Marco Benassi e Giuseppe Vives-  quest’anno sotto tono ma protagonista di una stagione di grazia lo scorso anno – sta nell’adattabilità: entrambi, infatti, possono agire sia da mezzali che da interni di centrocampo (soprattutto il secondo), ed entrambi, ovviamente, non costruiscono gioco, ma non svolgono neanche -come nel caso di Gazzi – solo compiti difensivi, inserendosi e partecipando – chi più, chi meno – alla manovra offensiva. Adattabilità che si ritrova anche in Alexander Farnerud: regista, mediano, interno, trequartista, il “Principe di Svezia” ha fatto della duttilità il suo punto forte. 

EL KADDOURI E IL NEOARRIVATO GONZALEZ – Il trequartista belga-marocchino è forse il membro dell’intera rosa meno “mobile”: il suo ruolo, infatti, è quello della mezzala o del trequartista, e il centrocampista non partecipa – ed è stato criticato spesso, a ragione, per questo – praticamente mai alla fase difensiva della squadra. Rientra invece nella categoria dei “duttili” – e questo dimostra ancora le preferenze di Ventura in questo senso – Alvaro Gonzalez, mediano difensivo, che però può essere utilizzato anche da mezzala e, all’occorrenza, come dimostrato nella Lazio, anche dietro la punta o da esterno.

Un centrocampo, dunque, costituito da giocatori sicuramente non predisposti alla costruzione del gioco, ma risulta chiaro come Ventura, anche negli anni passati, abbia preferito affidarsi a giocatori dalle caratteristiche “multiformi” e adattabili al particolare contesto. La “quantità” dunque c’è, la “qualità” latita, e la duttilità è l’unica vera caratteristica che accomuna tra loro quasi tutti i centrocampisti granata. Ventura vuole questo. Il regista, a Torino, per ora, è bandito.

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