Il Derby e quella similitudine con il Torino-Genoa del 2009…

Il Derby e quella similitudine con il Torino-Genoa del 2009…

Le ToroGiornate di Tommy / Rubando una frase letta e condivisa sul web: “Meglio a pezzi che a strisce!”

Mi piacerebbe fosse stato solo un brutto sogno. Uno di quegli incubi atroci dai quali svegliandoti ne esci felicissimo, proprio perché ti sei reso conto che era solo un incubo.

Mi piacerebbe fosse andato tutto diversamente. Primi in classifica dopo la trasfertina contro il Carpi… ed una bella volata battendo anche le cosiddette grandi, rimanendo lassù… a guardare dall’alto al basso gli altri.

Mi piacerebbe sentire di nuovo quel senso di vertigini con la testa che gira.

Mi piacerebbe essere ancora sopra a quelli senza colore, quelli di sabato, brutti ed antipatici.

Mi piacerebbe poter riuscire a godermi la partita, senza dover fissare l’orologio, sperando che finisca.

Mi piacerebbe il lunedì mattina fosse un po’ meno tremendo, faticoso e tristissimo.

Mi piacerebbero tante cose… ed invece… Invece sono deluso, fortemente deluso. Amareggiato, arrabbiato, scorato.

Per uccidere, bloccare, o almeno quietare questa sensazione, devo guardarmi indietro, lontano lontano. Non mi riferisco al Cittadella, la partita tanto citata dal nostro Mister, né al Castel di Sangro, che puntualmente torna nei racconti di qualcun altro. No. Mi riferisco a quando non sapevo ancora cosa fosse il Toro. Quando, sei anni or sono, pur essendo già appassionato di calcio, pur amando commentarlo… per far dispetto a mamma e Gianfranco, il Toro lo snobbavo. Lo guardavo, certo, ma soltanto alla tv, pronto a criticarlo.

In un giorno qualunque di primavera, decisi per la prima volta di andare con mamma e Riki (fratellino combina-guai da sempre granata) in Sisport. Respirai l’aria di un tifo stanco, stanchissimo, sull’orlo della retrocessione… eppure, ancora vivo. Mi lasciai prendere in braccio dal buon Sereni, che mi chiese perché non ero del TORO. Non seppi rispondere e gli promisi di pensarci. Decisi così di andare anche a Superga, per continuare ad approfondire questa lieta conoscenza… ed eccomi respirare magia, emozione, pathos… insieme, uno dentro l’altro. Poi fu la volta del Museo, dove, forse anche per merito di chi ci guidava nella visita, lasciai scendere qualche lacrima, tristezza, emozione e bellezza. Venne poi la volta dei film sulla storia granata, davvero stupendi e fantastici, non ho contato quante decine di volte io li abbia riguardati. Infine… preso da immenso coraggio e, messo da parte l’orgoglio del figlio ribelle, finii con l’andare allo Stadio. La mia prima volta in uno stadio. Prima, perché malgrado i numerosi inviti di mamma e Gianfranco, non vi ero mai andato.

Torino-Genoa. Milito segna nell’ultimo minuto di partita, facendoci perdere una gara non importante, ma importantissima. Prima, durante… e soprattutto… in quell’ultimo minuto di partita, io ho capito che ero del Toro, che volevo essere del Toro e che nella mia vita, io sarei solo sempre stato del Toro. Un ultimo minuto tremendo, tra gente che urlava e piangeva… i giocatori che si prendevano a botte in campo ed una semi-rottura di gemellaggio. Un ultimo minuto talmente intenso, rabbioso, disperato… che non potrò mai più dimenticarlo.

Quel minuto, in mezzo ai fratelli e le sorelle granata, in un tripudio di emozioni, mi ha regalato il TORO.

Il mio TORO, il mio fantastico, stupendo, meraviglioso TORO.

Oggi, ripensando ad allora, alle lacrime contagiose della curva disperata, mi rendo conto, una volta di più, di quanto sia bello essere granata. Questa rabbia, questa emozione, questa felicità, questa disperazione, questo modus vivendi solo esclusivamente nostro.

Ed allora… ripensando a quell’ultimo minuto là… e all’ultimo minuto di sabato, quando avrei spaccato tutto, quando ero letteralmente disperato… mi vien da dire, anzi, da scrivere… rubando una frase letta e condivisa sul web: “Meglio a pezzi che a strisce!”

Tommaso Freni

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