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Il Grande Torino: nel vostro ricordo, la storia della nostra famiglia

Buonanotte granata/ Dove la realtà diventa leggenda granata, non bastano i ricordi, ma è necessario tramandare con amore e rispetto la storia dei grandi uomini

Antenisca Sapio

 

Io ho due famiglie.

"La prima, datami dal legame di sangue, si trova tra Asti, città che mi ha cresciuto, e Cuneo, dove ho scelto di abitare. Qui risiedono i miei affetti, e il mio cuore è legato a chi mi accompagna e a chi mi ha lasciato prematuramente, come i miei nonni e mia madre. Di loro, da adulta, ricerco nella mia infanzia, e nella soffitta polverosa della casa che mi ha visto muovere i primi passi, foto e parole che mi riportino la loro immagine, che mi facciano capire e vivere parte della loro vita, perchè loro appartengono alla mia pelle e al mio sangue. Guardo quei volti, che sono di un passato mai conosciuto, e mi riconosco nei lineamenti e negli sguardi. Costruisco il mio presente, ricostruendo il mio passato.

"La mia seconda famiglia è a Torino. Appartiene ai luoghi e alle persone che ho imparato a conoscere e amare, ed è legata a doppio filo alla mia famiglia astigiana, in quanto l'ho ereditata da essa e rimane fonte inesauribile di ricordi nell'età della mia infanzia e adolescenza. E'un lascito, tanto quanto gli occhi verdi o il mio gruppo sanguigno e fa di me la persona che sono, figlia di chi mi ha amato e adottata da un mondo a tinte granata. Questo colore, questo sentimento hanno creato un piccolo fuoco nella mia anima, che ho alimentato con la ricerca e lo studio di ciò che già mi apparteneva, per poi diventare un incendio la prima volta che i miei occhi hanno guardato Superga. Là dove il nostro passato è stato spezzato, dove quelle giovani vite hanno trovato leggenda... lì ho scoperto la sorgente di quella cultura, di quel modo di vivere che rende la nostra famiglia speciale e unica. Dove è terminata la storia ed è iniziato il mito, lì è cominciata la mia ricerca, per capire, per conoscere ciò che fa parte di me, e, se possibile, per amarlo ancora di più.

"Non so cosa vuol dire vivere in un paese in guerra, non so cosa vuol dire rialzare la testa dopo anni di paura e trovare nelle imprese di un gruppo di giocatori ineguagliabili il desiderio di rinascita. Identificarmi nei loro cuori e poi perderli, nella sciagura, in un pomeriggio di nebbia. Non so cosa vuol dire, perchè non l'ho potuto vivere, e le loro immagini, la loro leggenda, rimangono nei racconti e tra le pagine sbiadite dei giornali dell'epoca, nel desiderio di non perdere nulla di loro.

"Perchè a noi è dato un compito: non permettere che la loro memoria vada persa, offuscata o maltrattata da chi la storia non la conosce e non si è dato pena di conoscerla.

"Raccontare ai bambini di quella squadra che fu vinta solo dal fato, quei giocatori e quegli uomini che il mondo intero ricorda e onora.

"Raccontare di capitan Valentino, del suo soprannome Tulen, del suo modo di rimboccarsi le maniche e di trascinare la squadra al suono del trombettiere che faceva scattare il quarto d'ora granata, della sua forza, della sua immensa personalità.

"Raccontare di mister Ernest Erbstein, della sua vita tragica e affascinante, delle sue scalette che ancora oggi tanto parlano del nostro mondo. "Coraggio e sudore sono il materiale con quale dobbiamo preparare la torta della vittoria. Il coraggio è necessario per avere la tranquilla convinzione che non ci sono pericoli, quindi è sciocco avere paura. Dobbiamo avere il coraggio di non avere paura".

"Raccontare di quanto erano uomini, alle prese con i problemi della vita, con i loro vuoti da riempire e le loro debolezze. Loik, il rappresentante di vernici che caricava di latte colorate la sua Topolino A; Ossola e Gabetto che gestivano un bar insieme alle mogli; Ballarin e Grezar che cercavano di mandare avanti un negozio di tessuti. Uomini e campioni cresciuti durante gli anni in cui l'umanità ha vissuto la sua più grande sciagura, ben lontani dagli osannati divi del calcio moderno.

"Dalle loro foto sbiadite, nei loro sorrisi che sanno di sogni, gli Invincibili ci raccontano di noi stessi, del nostro essere parte di questa famiglia. E ci accompagnano, guardandoci da lassù.

"Buonanotte campioni, ci vediamo domani...