Il sacrificio nel nome della passione

Il sacrificio nel nome della passione

Non c’è dubbio, lo dimostrano le tante mail che sono arrivate alla nostra redazione, la campagna abbonamenti non è partita con il piede giusto. Ha innervosito di più la gente granata queste code allucinanti ai botteghini del Delle Alpi che la sentenza di secondo grado di calciopoli. Sono stati stoici quei tifosi che hanno passato all’aperto la notte tra giovedì e venerdì, per non…

di Redazione Toro News

Non c’è dubbio, lo dimostrano le tante mail che sono arrivate alla nostra redazione, la campagna abbonamenti non è partita con il piede giusto. Ha innervosito di più la gente granata queste code allucinanti ai botteghini del Delle Alpi che la sentenza di secondo grado di calciopoli. Sono stati stoici quei tifosi che hanno passato all’aperto la notte tra giovedì e venerdì, per non perdersi i posti più ambiti. Un abbonamento che verrà incorniciato come la conquista dell’Everest. I punti più caldi che i tifosi hanno voluto sottolineare riguardano principalmente il fatto che, secondo un’idea generale, sarebbero stati privilegiati i club rispetto al tifoso singolo. Troppo poche solo quattro biglietterie aperte il primo giorno, la società da oggi è corsa ai ripari le ha aumentate a sei. Dunque si deduce che sia stato danneggiato il tifoso singolo, per non pensare a chi l’anno scorso non si è abbonato ed ora si trova fuori dai giochi, potendo solo accedere alle zone più costose dell’Olimpico. Certamente concedere prima ai club gli abbonamenti stagionali ha semplificato l’organizzazione, cui il carico è stato preso anche dal Coordinamento, che ha fatto da tramite tra la società e i club affiliati. Un plauso sincero va agli Ultras e ai volontari che si sono premuniti di dare una numerazione alla gente in coda per cercare di ordinare al meglio le attese. Se il problema principale è stata la mancanza di personale, alcuni tifosi avrebbero volentieri dato una mano in biglietteria per questi momenti caldi della stagione.

Con ciò la colpa principale di questi inconvenienti spiacevoli, soprattutto per le persone più fragili, come anziani, malati, disabili, è data anche dall’eccessiva burocrazia dell’ancora in vigore legge Pisanu, che non ha debellato la violenza negli stadi, ma ha portato disagi solo a chi allo stadio ci va per passione e piacere. Concedendo il proprio nominativo con i dati annessi è stato necessario altresì compilare il modulo per la privacy, un’altra perdita di tempo che certamente avrebbe favorito maggior scioltezza nella vendita, senza creare questa inutile confusione. Anche in questo caso l’Italia non si è smentita: Campione del Mondo della burocrazia inutile e fastidiosa. Quando lo spettacolo diventa un fardello pesante, invece di essere un vero e proprio momento di gioia e relax. Ma chi l’ha detto che per gioire prima bisogna soffrire?

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