Il Torino evolve in fretta

Il Torino evolve in fretta

di Edoardo Blandino

Quasi tre settimane di lavoro non sono sufficienti a stabilire se la squadra sarà capace di conquistare la Serie A, nè se sarà in grado di fare un campionato di vertice, però 21 giorni dopo il primo allenamento si possono iniziare a tracciare i primi bilanci. Non c’è nulla di definitivo, intendiamoci, però le impressioni si vanno delineando ora dopo ora.

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di Edoardo Blandino

Quasi tre settimane di lavoro non sono sufficienti a stabilire se la squadra sarà capace di conquistare la Serie A, nè se sarà in grado di fare un campionato di vertice, però 21 giorni dopo il primo allenamento si possono iniziare a tracciare i primi bilanci. Non c’è nulla di definitivo, intendiamoci, però le impressioni si vanno delineando ora dopo ora.

Il lavoro a Sappada è stato positivo. Il morale della truppa era alto e Ventura ha potuto lavorare fin da subito quasi con l’intera rosa. Non sappiamo quanto abbia effettivamente contato la volontà di Cairo nel consegnare al mister una squadra praticamente pronta, però prendiamo atto che finalmente c’è un’idea ben precisa che si sta portando avanti con le giuste tempistiche. L’anno scorso si pensava di arrivare al primo giorno a Norcia con la maggior parte della squadra pronta, mentre solamente negli ultimi giorni di mercato tutti i tasselli furono messi a posto. Oggi è possibile che si debba aspettare nuovamente la fine del mercato per gli ultimi colpi, ma perlomeno Ventura non si troverà a ripartire da zero il 1° settembre.
Un altro punto su cui sembra giusto soffermarsi è la scelta dell’allenatore. Il tecnico genovese ha l’esperienza ed il carattere giusto per non essere sopraffatto dall’ambiente granata. E’ uno che dice le cose chiaramente ed i giocatori sanno apprezzare questa dote. Non ha problemi a esporsi pubblicamente, a costo di andare controcorrente o contro il volere presidenziale. Insomma, è una persona dalle idee ben chiare.
C’è poi un terzo e rilevante fattore: è stato nominato un Direttore Generale. Non è una componente strettamente legata alla squadra o ai risultati che questa può raggiungere, ma è impossibile costruire qualcosa di importante senza una società stabile e solida e questa era una figura indispensabile per la credibilità granata. Ovviamente, a patto che non sia stata una mossa per placare la Piazza, ma ne dubitiamo.

Ora bisognerà completare l’organico e poi sopperire a nuove ed eventuali cessioni. Adesso, però, si penserà soprattutto al campo. I 15 giorni a Sappada sono serviti a mettere benzina nelle gambe, ora ad Omegna si cercherà un po’ più di brillantezza. Il campionato incombe e la Coppa Italia è dietro l’angolo.

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