Il Toro e il calcio dei Gentlemen

Il Toro e il calcio dei Gentlemen

La sfida e il duello. Prima che la Guerra spazzasse via il vecchio mondo, durante la belle époque, queste due parole assumevano ancora un significato tangibile, reale, su cui conformare i propri…
La sfida e il duello. Prima che la Guerra spazzasse via il vecchio mondo, durante la belle époque, queste due parole assumevano ancora un significato tangibile, reale, su cui conformare i propri comportamenti. Raccontate nei romanzi, rappresentate all’Opera e raffigurate nei quadri, sfide e duelli per molti (politici, giornalisti, artisti e non solo) erano pratiche consuete, regolamentate e – poco importava se la seconda era illegale almeno dal 1875 – rappresentative di un vero e proprio costume trasversale a tutta la società. Duelli all’alba fuori città, al fioretto o con le pistole, sfide per l’onore, per mostrare il valore personale o degli ideali per cui si combatteva, in anni in cui tutto era melodramma.
È proprio questa l’atmosfera in cui venne istituito il trofeo della Palla Dapples, tra i più affascinanti e particolari del calcio italiano delle origini; solo sette squadre possono vantarla nel proprio palmares e tra queste – con cinque affermazioni – il Torino.
Nel 1903 il trentaduenne Henri Dapples (nipote di uno dei fondatori e primi giocatori del Toro Eugene De Fernex) lasciò il calcio giocato per sedersi dietro una scrivania, diventando dirigente della sua squadra, il Genoa. Per l’occasione decise di istituire un trofeo, una palla d’argento di dimensioni reali da conquistare in una sfida, un duello calcistico tra due sole squadre: una detentrice e una sfidante. Chiunque volle conquistare il titolo dovette infatti inviare una lettera di sfida alla squadra detentrice, andare ad affrontarla sul suo campo e batterla (in caso di pareggio, infatti, il trofeo sarebbe rimasto dov’era). Altre regole cavalleresche riguardarono la scelta degli sfidanti: solamente il primo (in ordine di tempo) a presentare la lettera di sfida avrebbe potuto giocare, nel caso più lettere fossero giunte insieme si sarebbe dovuto cedere il passo alla squadra che mai aveva disputato il torneo o che avesse percorso più strada per farlo. Dapples donò la palla al Genoa, che divenne di fatto la prima detentrice del trofeo.
Forse fu il regolamento cavalleresco e suggestivo o per l’importanza delle squadre coinvolte o fu per l’interesse in costante aumento verso il calcio: quel che è certo è che la Coppa Dapples fu una grande epopea, seguita attentamente da giornali e spettatori, un trofeo in grado di segnare un’epoca: in sei anni si contarono ben quarantasette incontri e se il Milan (con 22 affermazioni) fu la squadra regina del torneo, il Toro (fondato solamente nel dicembre 1906) riuscì a imporsi ben cinque volte su nove partite disputate.
 
La prima vittoria è datata 27 dicembre 1908; i granata si presentano a Vercelli sfidando la Pro campione d’Italia. «Il cielo è plumbeo e l’aria è greve», scrisse l’inviato de La Stampa: è l’inverno della padana ad accogliere il Torino; numerosissimi gli spettatori. Alle 15:16 l’arbitro fischia l’inizio e il Toro parte indiavolato, all’intervallo vince già per quattro a zero con la squadra di casa annichilita, pericolosa solo su un calcio d’angolo. Ferita nell’orgoglio la Pro Vercelli esce dagli spogliatoi trasformata, chiudendo i granata nella propria metà campo per venti minuti. Il Toro subisce 2 gol dalle casacche bianche ma regge il colpo e risponde in contropiede andando a segno con Lang, la rete della sicurezza. Al novantesimo sarà 5 a 2 e il Torino – vincitore su uno dei campi più difficili dell’epoca – potrà, come da consuetudine, scrivere il proprio nome sulla palla d’argento.
 
Da squadra detentrice il Toro ci prende gusto, custodendo il trofeo per quattro mesi, fino al 25 Aprile 1909. Il Milan è la prima squadra a farsi avanti e il 3 gennaio i granata disputano la partita perfetta: 5 a 0 ai rossoneri giocando, come scriverà La Stampa il giorno dopo, «il miglior football che si vide giocare finora in Italia […].Da qualche tempo non eravamo più abituati a una squadra così competitiva elegante e veramente forte». Il 21 marzo è derby, con la Juventus battuta 2 a 1, in una gara intensissima, accesa come ogni stracittadina deve essere. Ancora il Milan poi: 2 a 1 per il Toro il 28 marzo mentre il 4 Aprile i rossoneri non si presentano: forfait degli ospiti e il trofeo resta a Torino.
 
L’ultima partita del trofeo Palla Dapples il Toro la disputò contro il Genoa. Una giornata sbagliata già da subito, quel 25 aprile 1909: fissata per il mattino, la partita venne spostata al pomeriggio dalla direzione del Motovelodromo che non concesse il campo nell’imminenza di corse ciclistiche; a quel punto l’unico altro impianto disponibile era quello della Juventus, ed è proprio lì che Torino e Genoa si affrontarono. Partita brutta con un Toro – subito colpito dall’infortunio di Fresia (destinato a essere, qualche anno dopo, il primo calciatore italiano a giocare in Inghilterra) – incapace di imporre il proprio gioco al Grifone, che ebbe la meglio vincendo 1 a 0, riportando in Liguria il trofeo. Il Genoa difese il titolo una sola volta ancora, nel dicembre dello stesso anno ma fu l’ultimo atto: sulla Coppa Dapples calò il silenzio. Il campionato italiano, nel 1910, si allargò a più squadre, impegnando più tempo e più forze alle squadre in gara. Si aprì così una nuova stagione per il calcio italiano.
 
Roberto Voigt
 
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