Il Toro e lo spettro 3-5-2

Il Toro e lo spettro 3-5-2

Difficile analizzare una sconfitta come quella di domenica contro il Parma, perché figlia soprattutto di un inspiegabile quarto d’ora di follia. Sembra però che, quando si trova davanti una squadra schierata con il 3-5-2, il Toro sia destinato a soffrire.
 
Difficile analizzare una sconfitta come quella di domenica contro il Parma, perché figlia soprattutto di un inspiegabile quarto d’ora di follia. Sembra però che, quando si trova davanti una squadra schierata con il 3-5-2, il Toro sia destinato a soffrire.
 
CAMBIO MODULO – Ventura lo sa e, complice la squalifica di Alessio Cerci, prova a contrastare lo schieramento di Donadoni cambiando il modulo di gioco. Confermatissima la linea a quattro, inamovibili in mezzo Brighi e Gazzi, il tecnico granata cambia l’atteggiamento in avanti con il tris Birsa, Vives e Santana alle spalle di Bianchi unica punta. Insomma un 4-2-3-1 che non ha evidentemente contrastato lo schiramento ducale come era nei piani del tecnico.
 
CENTROCAMPO FOLTO – Il Toro infatti soffre comunque: la difficoltà nell’affrontare questo tipo di modulo sta infatti nel fronteggiare un centrocampo folto, che a tratti diventa foltissimo. Perché se non vai a mille e non riesci ad attaccare sugli esterni, la conseguenza è una grossissima sofferenza sulle fasce e nel mezzo del campo. Già in altre occasioni il Toro si è trovato in questa situazione: all’andata contro l’Inter, nelle sfide con Fiorentina e Sampdoria, fino alla doppia sfida contro il Parma. Se contro blucerchiati e viola, pur in partite sofferte, il pari aveva premiato la capacità di aggredire dei granata, nelle altre occasioni sono arrivate sonore sconfitte.
 
PARMA BESTIA NERA – In particolare contro i gialloblu il computo tra andata e ritorno è disastroso. Tre gol incassati in casa, quattro in trasferta e solo due inutili reti messe a segno. Insomma, tornando a quanto si diceva prima, il black-out dell’ultimo quarto d’ora è stato decisivo, ma, se bisogna cercare una chiave tattica nella sconfitta, ancora una volta la squadra di Ventura ha dimostrato di soffrire nel fronteggiare squadre così schierate. Un’ennesima dimostrazione, ma per diventare una lezione da imparare in questa stagione forse è troppo tardi.
 
Emanuele Olivetti
(foto Dreosti)
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