Il Toro è rabbia, lacrime. La Juve invece…

Il Toro è rabbia, lacrime. La Juve invece…

Villaggio Granata / Crescere torinista nella Villar Perosa, culla bianconera

Da oggi TN vi propone una nuova rubrica: Villaggio Granata, che vorrebbe raccontare le emozioni granata vissute dal punto di vista di un tifoso granata, come il nostro Federico Bertin, che abita in territorio “nemico”. Vale a dire Villar Perosa, noto feudo bianconero poiché paese d’origine della famiglia Agnelli. Il primo appuntamento, non a caso, è proprio oggi, il venerdì pre-derby…

Ognuno di noi ha un libro d’infanzia a cui è particolarmente legato che possiede ancora oggi o di cui ne conserva un prezioso ricordo. Il mio è sicuramente la saga di Asterix e Obelix, i tenaci galli che resistevano con il loro coraggio e la loro grinta alle fortissime guarnigioni dell’Impero Romano abituato a dominare a ogni latitudine.

Ma chi come me ha letto questi fumetti ricorderà benissimo che “Nel 50 avanti Cristo tutta la Gallia è occupata dai Romani… Tutta? No! Un villaggio dell’Armorica, abitato da irriducibili Galli resiste ancora e sempre all’invasore”. Ascoltando queste parole, chi come me è nato in territorio avverso non può che fare proprie queste frasi. La mia storia nasce infatti nel 1988 dopo Cristo a Villar Perosa – Ah, la città natia degli Agnelli dove tutte le estati viene la Juventus in pellegrinaggio? – ebbene sì proprio Villar Perosa, ma un piccolo villaggio di irriducibili granata resiste ancora e sempre all’invasore bianconero.

Quante volte mi hanno fatto quella domanda e capite benissimo quanto può essere difficile crescere in un feudo della squadra dell’altra sponda della bellissima città di Torino. Eppure non ho mai mollato, esser del Toro è anche questo saper soffrire ed essere persino orgogliosi di sentirsi diversi dalla massa di quelli là.

Il Toro è sempre stato un fedele specchio della vita di tutti i giorni: una passione forte, un cuore puro, una vita fatta di sogni, grandi gioie ma anche grandi illusioni, fallimenti, delusioni, perdite. Essere sempre in fondo al gruppo e vedere che sono sempre gli altri a vincere, magari con qualche ombra. Ma essere del Toro è soprattutto essere una famiglia: un momento da condividere tutto mio con Papà davanti alla tv, è andare a Superga con mio Fratello, è il ricordo del Nonno che non se ne perdeva una partita, è il ricordo della Nonna che quando guardavamo le partite ogni tanto passava e chiedeva: “chi a guadagna?”, è uno degli ultimi scatti che ho di mio Zio che si guardava le partite in streaming con le cuffie, è essere in vacanza col cugino Luca in Alaska e collegarsi a un internet point sperduto nei boschi per sapere il risultato di Torino-Bormiese, è il modo per ricordare il papà di una mia amica d’infanzia troppo presto scomparso, il Toro è mio cugino Davide col quale condividere ogni minuto di passione granata.

Io che mi alzo tutte le mattine dal letto e la prima cosa che vedo è il poster degli Invincibili che mi proteggono quando le ore sono più buie. Io che tutti i giorni per andare a lavoro passo davanti alle fabbriche di cuscinetti a sfera costruite dagli Agnelli e vado a lavorare negli ex Sanatori di Pracatinat costruiti sempre dagli Agnelli per la cura dei propri dipendenti. Io che due giorni a settimana vado a un corso serale a Venaria uscendo allo svincolo per lo Juventus Stadium.

Il Toro è rabbia, lacrime è quel tendere a un sogno che difficilmente raggiungerai, è la forza di andare avanti, nonostante tutto, perché il mondo è difficile ma risorgerai sempre ogni volta. E’ la voglia di lottare, di Resistenza, tema tanto caldo in questi giorni, perché in cuor tuo sai che arriverà il tuo Giorno.
Essere del Toro è essere sempre dall’altra parte, non esser mai dalla parte del torero, dalla parte di chi ha in mano la spada ma di chi ha in mano solo il proprio destino, è essere sempre una minoranza come per il mio crescere bimbo granata in una culla bianconera.

Domenica possiamo vincere come possiamo perdere o persino pareggiare in rimonta magari con la benedizione di SanSalas ma poco importa come finirà, nessuna sconfitta potrà mai farmi dimenticare cosa vuol dire per me il Toro.

E’ vero saranno più le sconfitte delle vittorie, ma Noi siamo il Toro siamo fatti per soffrire ma soltanto perché è solo partendo dalle sofferenze che si riesce a dare il meglio di noi. Così la vittoria darà ancora più soddisfazione e orgoglio.

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