Il Toro tira ma non sa più segnare

Il Toro tira ma non sa più segnare

di Gianluca Sacchetto

Il Frosinone si conferma bestia nera del Torino in questa stagione e dopo il successo ottenuto all’andata all’Olimpico si ripete anche al Matusa. Per i granata si tratta del quarto ko consecutivo in campionato. Nella speciale classifica del girone di ritorno nessuno ha fatto peggio di loro. Altro dato allarmante è rappresentato dall’ennesima partita senza reti all’attivo:…

di Gianluca Sacchetto

Il Frosinone si conferma bestia nera del Torino in questa stagione e dopo il successo ottenuto all’andata all’Olimpico si ripete anche al Matusa. Per i granata si tratta del quarto ko consecutivo in campionato. Nella speciale classifica del girone di ritorno nessuno ha fatto peggio di loro. Altro dato allarmante è rappresentato dall’ennesima partita senza reti all’attivo: ora sono 353 i minuti di sterilità del Torino, record negativo tra A e B.

L’ultimo gol risale alla partita contro l’Atalanta ad opera di Antenucci, di fatto poi inutile ai fini del risultato. Eppure anche contro il Frosinone il Torino è arrivato con grande frequenza alla conclusione. Ben quindici le conclusioni totali, di cui però solo due indirizzate nello specchio della porta. Per i gialloblù, invece, sette tiri e tre in porta. Piemontesi avanti in quasi tutte le statistiche, a dire la verità. Dal possesso palla alla pericolosità, passando per supremazia territoriale e passaggi riusciti. Ma ancora una volta il risultato non rispecchia nel modo più assoluto i numeri. Guardando a quelli individuali, la coppia centrale frusinate composta da Minelli e Terranova ha il record di palle recuperate, con 30.

Alle loro spalle Rivalta, mentre in quarta posizione un giocatore che raramente si vede in questa classifica. Stiamo parlando del portiere granata Rubinho, protagonista di ben 19 recuperi. Tra i passaggi riusciti, podio a tinte integralmente granata con, nell’ordine, Rivalta, Obodo e Ogbonna. Infine, per quanto riguarda i tiri, comanda Bianchi a 6, seguito dal compagno di reparto Antenucci, fermo a tre.

(foto: M. Dreosti)

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