Janni, Sperone, Ellena ed Agnisetta: i quattro moschettieri del Grande Torino

Janni, Sperone, Ellena ed Agnisetta: i quattro moschettieri del Grande Torino

Storia del Grande Torino / Un ricordo degli uomini cardine su cui Novo fece affidamento prima e dopo Superga

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Mancano solamente 2 giorni al 66° anniversario della tragedia di Superga. Per celebrare e rendere onore al Grande Torino, però, non è solo doveroso ricordare le gesta dei protagonisti in campo, ma anche quelle di coloro che furono gli uomini cardine della creazione la “macchina perfetta” di quegli anni e della rinascita della società granata dopo quel maledetto 4 maggio. Stiamo parlando in di Antonio Janni, Giacinto Ellena, Mario Sperone e Arnaldo Agnisetta: i 4 moschettieri a cui il patron Novo, affacciato al mondo del calcio con un’esperienza prettamente imprenditoriale, chiese più volte consiglio durante i suoi anni di presidenza. 

JANNI – Nativo di Santena (provincia di Torino), Janni fece il suo esordio in granata nel 1921 alla tenera età di 16 anni. Centrocampista adattato nel corso del tempo al ruolo di attaccante, Janni fu promosso in prima squadra da un certo Vittorio Pozzo e rimase al Toro fino al 1937 riuscendo a laurearsi Campione d’Italia in due occasioni (uno dei due scudetti fu poi revocato). Terminata la sua carriera da calciatore, intraprese immediatamente quella da allenatore. Il suo destino si incrociò immediatamente con quello del club granata: nel 1937 sostituì infatti Fieldman in panchina e salvò il Torino dallo spettro della retrocessione. Terminato il suo primo mandato, Janni si sedette poi sulla panchina del Varese, compagine in cui notò il talento di un “tal” Franco Ossola, segnalato subito al nuovo patron granata Ferruccio Novo. Neanche a dirlo, l’attaccante lombardo, capace di realizzare ben 85 gol sotto la Mole per intenderci, fu il primo acquisto del neo presidente del Toro. La sua storia con la compagine piemontese, però, non è finita qui: nel 1943 Janni fece ritorno alla base, guidò il Grande Torino verso il suo primo tricolore e collaborò con la società granata per molti anni. 

ELLENA – Altro uomo-simbolo dell’ascesa del Grande Torino è indubbiamente Giacinto detto “Cinto” Ellena, mediano classe 1914 cresciuto nelle giovanili granata ed ex allenatore del club torinese. La sua avventura da calciatore con la maglia del Toro cominciò nel 1933 e fu interrotta più volte da brevi parentesi tra le fila di altre società dello Stivale. Complessivamente, comunque, Ellena annovera 141 presenze, una rete e uno Scudetto (vinto nel 1943 proprio sotto la guida di Janni) in granata e vanta, inoltre, un trascorso da allenatore delle Giovanili e della Prima Squadra tra il 1958 e il 1963. Suo fu il merito di essere stato uno dei principali uomini su cui Novo volle appoggiarsi per costruire la squadra del Grande Torino, ma soprattutto quello di essere rimasto per molti anni all’interno dello staff granata nel ruolo di talent scout. Un compito svolto con grande competenza ed abilità: verificare il nome di chi ha scovato giocatori come Pulici, Dino Baggio, Zaccarelli, Fuser e Causio per credere. 

SPERONE – Altro prodotto del vivaio del club torinese, Mario Sperone vestì la maglia granata dal 1923 al 1932, vincendo al pari di Janni due campionati e diventando una delle figure più rappresentative dell’ambiente Toro. La sua successiva carriera da allenatore fu subito legata al Torino. Con l’approdo alla presidenza di Ferruccio Novo, infatti, Sperone fu tecnico e vice tecnico dei granata tra il 1938 e il 1942 e vinse il tricolore alla guida del Grande Torino nel 1947, stagione terminata con ben 16 punti di vantaggio sulla seconda classificata e la bellezza di 125 reti all’attivo in 40 partite. Dopo la tragedia di Superga, lavorò, insieme al suo collega Ellena, nel settore giovanile come osservatore. 

AGNISETTA – Unica vittima dei moschettieri nell’incidente aereo del 4 maggio 1949 è Rinaldo Agnisetta, illustre ex dirigente del Grande Torino. Dotato di una grande esperienza in ambito sportivo, Agnisetta fu una delle figure dirigenziali più apprezzate e rinomate del panorama calcistico di quegli anni. Le sue invidiabili competenze da amministratore delegato permisero al Torino di risollevarsi da una difficile crisi economica negli anni ’30 e di costruire quell’armata di Invicibili che ancora oggi continua a correre nel cuore di tutti gli amanti del mondo del pallone. 

Quattro profili che meriterebbero probabilmente molta più notorietà quelli appena esaminati, quattro moschettieri che, cresciuti a “pane e Toro”, contribuirono silenziosamente alla creazione di una squadra leggendaria e alla rinascita di una società che, dopo quel maledetto 4 maggio 1949, ha saputo ripartire proprio grazie all’apporto di coloro che come loro possono vantare una certa consapevolezza della storia e dei valori del club granata.

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