La giusta distanza

La giusta distanza

Verso il 4 maggio / Domani salirò a Superga, come con mio papà, per la prima volta. E dovrò mantenere “la giusta distanza”

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Oggi è il 3 maggio e domani per la prima volta, salirò a Superga. 

Sia chiaro, io a Superga come tutti i bravi torinesi ci sono andato in gita fin da quando ero bambino, ma domani sarà la prima volta che salirò a Superga il 4 maggio. Eppure sono un fotografo, avere la possibilità ogni anno di poter vivere e raccontare un evento come la commemorazione del Grande Torino è invidiabile. Eppure non ho mai avuto la forza e il coraggio di affrontare quello che per me (immagino di non essere l’unico) è ancora un lutto mai completamente elaborato e come tale, suscita ancora troppa emozione, sapevo che non sarei riuscito a essere completamente lucido e concentrato. Infine, non mi andava di farmi vedere in lacrime dai ragazzi. Lacrime per cosa? perchè sono morti? Gli eroi, sono come le idee e i sogni, non muoiono mai. Se proprio devo commuovermi, vorrei fosse per una evento positivo, legato al 4 maggio.

Da bambino ho avuto la sfortuna di crescere in una famiglia di “Gobbi”, mia sorella e mio padre hanno cercato di influenzare la mia educazione calcistica, portandomi allo stadio a vedere l’altra squadra di Torino e per un certo periodo (almeno finché non ho cominciato ad andare da solo allo stadio) ero convinto che quello bianconero fosse l’unico modo concepibile di amare e seguire il calcio. Scudetti, Coppe Italia, Coppa Campioni e Coppa Intercontinentale (si chiamavano ancora così). Bello? No. Mai un’emozione. Sempre quell’ “Educazione Sabauda” pacata e composta. Anche quando si vince un titolo mondiale. 

Tutto cambiò quando il 7 Luglio 2002 andai allo Stadio Delle Alpi a vedere una partita di Intertoto (che manco sapevo che cosa fosse) tra il Torino e il Bregenz. Per rendere l’idea di quanto indietro con la memoria bisogna andare, vi ricordo che nel 2002 in quel Torino giocavano: Bucci, Mezzano (che diventò il mio eroe calcistico, ma questa è un’altra storia), De Ascentis, Ferrante e Lucarelli. Non so se ho reso l’idea.  Bene, nel vedere tutte quelle persone allo stadio a luglio, provai un’emozione indescrivibile ,mai provata prima. Chiamiamola “Amore”. Rete di Ferrante ed esultanza con le corna. Amore Totale e incondizionato fin da subito. Le emozioni di quel calcio zozzo e disordinato, solo voi potete capirle. Nonostante la B, Nonostante gli sfottò, nonostante le lacrime e le sconfitte clamorose… vabbè, 2009 Torino – Crotone 1-2. Ci siamo capiti. Ma sopratutto per: Torino – Mantova, Bilbao e il derby con quel il gol di Darmian e il dito che indica il cielo.

La prima volta che sono andato a trovare i ragazzi a Superga, è stata con mio papà, già il papà gobbo che dopo ogni derby (puntuale come la sveglia il lunedì mattina) mi chiama e mi prende in giro. Però come i bravi papà torinesi appassionati di calcio mi portò a Superga a rendere omaggio agli Immortali. Nella camminata dal parcheggio alla lapide, mi raccontò la storia del Grande Torino. Leggemmo i nomi, poi mi prese un gelato e dopo andammo a visitare il Filadelfia. Quel momento solenne, in contemplazione quasi religiosa, davanti al monumento di Superga, l’ho vissuto poi in solitudine, quando avevo bisogno di schiarirmi le idee in momenti importanti della mia vita e con gli amici che passavano da Torino per un weekend calcistico. Quindi prima stadio e poi Superga. Perchè le storie di sport appassionano tutti (anche quando si concludono con una tragedia). 

Per me questo è stato un anno davvero molto importante. Una serie di fortunati eventi mi ha portato a lavorare e fare il fotografo per Toro News. Mentre, una serie di sfortunati eventi, ha voluto il mio “esordio” durante il derby primavera; il giorno dopo la fine della relazione con la mia ex-ragazza. L’emozione per la mia prima partita era sopraffatta dalla fine della storia. Avevo la testa per aria e l’idea era quella di completare la giornata, parlare con la redazione e dopo aver spiegato la situazione, allontanarmi per un po’. Magari giusto il tempo di rimettermi in sesto. Arrivato a Venaria, dal campo notai una bellissima vista proprio su Superga; con una luce straordinaria. Un nuovo punto di vista sulla Basilica, al quale mi affezionai al primo sguardo.

Ecco, trovarmi sul campo a svolgere il lavoro che avevo sognato di fare da quando per la prima volta presi la macchina fotografica in mano, durante un derby, in una giornata così particolare, mi fece tornare alla mente tutti i sacrifici che avevo fatto per arrivare fino a li. Le nottate a studiare, i lavori “demmerda” per risparmiare qualche soldino e poter comprare la mia prima macchina fotografica, le vittorie personali e le sconfitte. Ma più di tutto, l’immagine di Valentino Mazzola che si rimbocca le maniche. Il Quarto d’Ora Granata. 

Quel famoso quarto d’ora, non esiste soltanto sui campi di calcio, esiste anche nella vita, ed è quando ti devi rimboccare le maniche. Quando capisci che tutto quello che fai, deve andare nella direzione giusta ”. 

Così recitava Michele Placido nella fiction Rai sul Grande Torino. Il ricordo di queste parole, legate ad un eroe come il numero 10 Granata, fecero sparire ogni brutto pensiero. Perché: “ Chiunque può essere un eroe, anche un uomo che fa una cosa semplice e rassicurante come rimboccarsi le maniche per farmi capire che il mondo non è finito. ” (liberamente riadattata da “Batman The Dark Knight Returns”). Noi del Toro, siamo così: arrendersi, mai!

Alla fine della partita, promisi a me stesso che avrei continuato il mio sogno e che questo 4 maggio sarei salito a salutare i ragazzi. 

Si cresce, i lutti prima o poi vanno affrontati e bisogna superarli per poter andare avanti. Affrontare la fine della storia mi è servito per affrontare il 4 maggio. Non arrendermi alla sconfitta e al dolore mi ha portato a vivere il sogno che ho rincorso per anni, fare le foto alla mia squadra del cuore, vivere emozioni uniche come la trasferta di Milano contro l’Inter o poche settimane fa la trasferta di Roma, ma anche vivere da vicino la rinascita del Filadelfia e avere la pelle d’oca ogni volta che da laggiù sento la Maratona respirare.

In fotografia, si dice che: “Se la foto non è venuta bene, è perchè non sei abbastanza vicino al soggetto, oppure, perchè sei troppo vicino”

Domani servirà il giusto rapporto tra: Distanza – Lavoro – Passione – Amore

1 commenti

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  1. Atanor - 1 anno fa

    Sono sicuro che i tuoi scatti saprannk trasmettere la magia commovente del 4 maggio a Superga! Forza TORO!

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