L’alfabeto del ritiro 2018: il Toro a Bormio dalla A… alla Z

L’alfabeto del ritiro 2018: il Toro a Bormio dalla A… alla Z

L’alfabeto del Toro / Ecco cosa ha lasciato al Torino l’ultimo ritiro di Bormio

di Nicolò Muggianu

Il ritiro a Bormio, edizione 2018, è ufficialmente volto al termine ed è l’ora di tirare le somme di ciò che è stato fatto e dei feed back che hanno potuto trarre i tifosi e Walter Mazzarri dalle due settimane in Valtellina. Ripercorriamo il ritiro andato in archivio con “l’alfabeto del Toro”:

A come Accoglienza – Ancora una volta l’accoglienza riservata al Torino da parte della Bormiese, e più in generale dalla città di Bormio, è stata straordinaria. Operatori, tifosi e tanti, tantissimi volontari non hanno lesinato fatiche per permettere a Belotti e compagni di vivere un’esperienza gradevole e tranquilla, con l’obiettivo di concentrarsi al 100% sul lavoro.

B come Belotti – Da Bormio a Bormio il capitano del Torino è parso trasformato rispetto a 12 mesi fa. Grinta, gol e soprattutto tanti sorrisi. Gli stessi che mancavano lo scorso anno quando, al centro del vortice del mercato, la gioia e la voglia di Toro avevano lasciato spazio all’incertezza e ai dubbi. Ma oggi la storia è un altra: sempre disponibile con i tifosi e sempre tra i più grintosi in campo. Insomma, è tutto un altro Belotti. Ma “B” è anche come Bormio, menzione immancabile alla cittadina immersa negli splendidi paesaggi della Valtellina che ha ospitato il ritiro estivo del Torino per il sesto anno consecutivo. Un rapporto destinato a continuare?

Bormio, Belotti

C come Campo – È stato il manto erboso dello Stadio Comunale di Bormio uno dei principali protagonisti dei primissimi giorni di ritiro. Dopo le forti piogge il campo non ha tenuto come previsto ma, grazie al pronto intervento degli operatori della Bormiese, il problema è stato ovviato nel migliore dei modi. E anche Mazzarri si è detto soddisfatto…

D come Damascan – L’unico vero volto nuovo dell’attacco. Il moldavo classe 1999 è approdato in Valtellina negli ultimi giorni di ritiro, iniziando a farsi conoscere da mister e tifosi a suon di giocate. Ieri, nella vittoria contro il Renate, la prima rete con la maglia del Torino.

E come Entusiasmo – Che a Bormio si è respirato in misura inferiore rispetto all’anno scorso. Tanti i tifosi granata che sono arrivati in Valtellina nel corso delle due settimane di ritiro, ma l’umore – anche a causa di un mercato che stenta a decollare – non è sembrato dei migliori.

F come Ferigra – È lui il giovane più promettente visto a Bormio. Non che ci fossero dubbi (chi lo conosce sa bene le qualità di cui è dotato) ma il classe 1999 ha addirittura superato le aspettative. E Mazzarri lo promuove: resterà in prima squadra in pianta stabile?

Bormio, Ferigra

G come Gestione del Gruppo – Una delle capacità migliori di Mazzarri è stata senza dubbio quella di coinvolgere tutti i presenti. A Bormio nessun giocatore si è sentito di troppo: dai tanti primavera ai cosiddetti esuberi, il tecnico di San Vincenzo ha reso tutti partecipi del suo lavoro, contribuendo a creare un’amalgama importante.

H come Hotel Palace – La base del Toro da sempre. Una sorta di seconda casa dislocata in Valtellina che nei 15 giorni di ritiro ha ospitato la squadra granata e che ha visto tanto, tantissimo divertimento: dalle cene con le prove di karaoke fino ai momenti di gioia tra compagni.

I come Izzo – È lui, per il momento, l’acquisto più oneroso della campagna estiva del Torino. 10 milioni versati nelle casse del Genoa per un giocatore che sin dal primo giorno si è integrato alla perfezione all’interno del gruppo. In campo le sue doti non si discutono: anche il ct azzurro Mancini ha messo gli occhi su di lui…

L come Legame – Quello instaurato definitivamente tra staff e squadra. Ormai non ci sono dubbi: tutti hanno recepito quello che vuole Walter Mazzarri e la disponibilità messa in campo a Bormio ne è la conferma. Ma “Legame” è anche il rapporto che lega il Torino alla città di Bormio, un legame che dura da sei anni consecutivi e potrebbe ulteriormente consolidarsi in futuro.

M come Mazzarri – Il comandante della nave, il generale che in questi 15 giorni in Valtellina ha provato a costruire una squadra a sua immagine e somiglianza. Dopo l’incoraggiante seconda metà di stagione dello scorso anno, quest’anno il tecnico toscano ha avuto l’occasione di lavorare per e con la squadra con largo anticipo. C’è ottimismo. “M” anche Meite, l’unico vero colpo del centrocampo del Torino. Il classe 1994 è arrivato a Bormio nei primissimi giorni di ritiro in una trattativa che ha visto Antonio Barreca trasferirsi al Monaco. Le prime impressioni? Ottime.

foto Roberta Cervi - Il Giorno
foto Roberta Cervi – Il Giorno

N come Nkoulou – L’ex Marsiglia è il vero leader difensivo del Torino. Il riscatto è stato poco più che una formalità: Mazzarri e tutta la società credono in lui, nonostante le offerte non manchino. Negli ultimi giorni si è fatto avanti il Siviglia, ma i granata hanno rispedito l’offerta al mittente. Il messaggio è chiaro: Nkoulou non si muove.

O come Occasione – Quella che dovrà sfruttare il Torino. Lo scorso campionato Mazzarri – subentrato in corso d’opera – non ebbe la possibilità di lavorare con la sua nuova squadra come avrebbe voluto. Ma quest’anno la storia è diversa…

P come Permesso di soggiorno – La pratica che Gleison Bremer ha espletato a velocità supersonica. Soltanto tre i giorni impiegati dal classe 1997 per fare andata e ritorno tra Brasile e Bormio per poter completare gli ultimi dettagli prima di unirsi definitivamente al gruppo.

Q come Quota – L’altitudine è senza dubbio una delle ragioni principali per cui le società professionistiche, Torino in primis, scelgono di svolgere parte della preparazione estiva in montagna. Quella di Bormio? 1225 metri.

R come Rosati – Il terzo portiere arrivato a sorpresa dal Perugia. Non ci sono dubbi, l’ex Napoli si è subito integrato alla perfezione: grande sintonia con i nuovi compagni di squadra e anche qualche siparietto comico che ha già fatto il giro del web.

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S come Speranze – Quelle riposte dai tifosi nel progetto. Le stesse che ripone anche Salvatore Sirigu e che hanno spinto l’estremo difensore di Torino e Nazionale a rinnovare il suo contratto per altri quattro anni. “Se non ho avuto difficoltà a rinnovare è perché credo nel progetto del Toro e perché penso che questa squadra possa crescere ancora“, queste le sue dichiarazioni dal ritiro valtellinese. Il Torino ricomincerà da lui.

T come Tattica – Da sempre la parola d’ordine di Walter Mazzarri. Dal 3-5-2 al 3-4-3, il tecnico di San Vincenzo ha dedicato una settimana a ciascun modulo. I risultati ottenuti sul campo gli hanno dato ragione, ma soltanto nei prossimi giorni si comincerà a fare davvero sul serio.

U come Unione – La caratteristica principale che ha caratterizzato questo gruppo durante il corso di tutto il ritiro. Anche Izzo non ha avuto dubbi: “Il nostro segreto? La forza del gruppo“. Ora non resta che proiettare in campo la voglia di sacrificarsi gli uni per gli altri, con l’obiettivo di gioire tutti insieme a fine stagione.

V come Volti nuovi – Da Rosati a Bremer, fino a Izzo, Meite e Damascan: sono cinque i volti nuovi che il Torino ha potuto abbracciare a Bormio. Ora la speranza di tutti i tifosi è quella di poter accogliere almeno un altro paio di giocatori.

Z come Zaino – Quello che dovranno riprendere in spalla tutti i giocatori del Torino dopo i due giorni di riposo concessi da Walter Mazzarri. Oggi intanto i Nazionali torneranno al lavoro al Filadelfia. Il ritiro è finito: la stagione 2018/2019 è già cominciata!

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  1. user-13931233 - 5 mesi fa

    Ma che maglie nuove ogni anno. La nostra è divisa è granata . PUNTO. . .

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  2. BeuoGranata03 - 5 mesi fa

    Non sono d’accordo, a me la maglia piace molto

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  3. LeoJunior - 5 mesi fa

    io aggiungerei M come magliette: ma le avete viste? già alla presentazione ero negativamente perplesso. Le ho viste nelle foto dell’amichevole! ma cosa sono quelle bande bianche lungo i fianchi e sui pantaloncini, modello divisa dei carabinieri? sembrano maglie da pallavolo o altro sport improbabile. E i numeri esageratamente grandi e di una forma indefinibile? Per non parlare delle scritte che la deturpano avanti e dietro. Non si può svendere così la tradizione. O si impongono dei paletti ai disastrosi stilisti della Kappa oppure si cambia sponsor tecnico. E sugli sponsor: ci sarà pure un limite alla decenza o per soldi vendiamo anche l’anima?!

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