Lascia stare i santi

Lascia stare i santi

Blob tra il serio e il faceto di una settimana di chiacchiere calcistiche.

Succede spesso che il bue dia del cornuto all’asino, ed anche questa volta la storia si ripete. José Mourinho – dopo aver promesso di adire vie legali per le presunte frasi sugli scudetti "senza meriti" dell’Inter – lascia da parte i giornalisti e se la prende con gli arbitri. Il tecnico nerazzurro è stato espulso…

Blob tra il serio e il faceto di una settimana di chiacchiere calcistiche.

Succede spesso che il bue dia del cornuto all’asino, ed anche questa volta la storia si ripete. José Mourinho – dopo aver promesso di adire vie legali per le presunte frasi sugli scudetti "senza meriti" dell’Inter – lascia da parte i giornalisti e se la prende con gli arbitri. Il tecnico nerazzurro è stato espulso da Celi durante il posticipo di domenica sera, dopo avergli detto: «Hai paura di fischiare per noi». Ma ad intervenire a sproposito è il mai domo Carlo Ancelotti. «Non credo che Celi avesse paura – spiega -. E credo che sia stata una mancanza di rispetto di Mourinho nei confronti dell’arbitro». E pensare che fino a poche settimane fa, chi parlava di arbitri era proprio lui. Tant’è che Galliani fu costretto a intervenire dopo Torino-Milan: «Ancelotti non deve parlare di arbitri […] Io evito di parlare di arbitri perché darei una giustificazione ai miei giocatori». Forse, memore di quelle dichiarazioni, lo stesso Ancelotti poi si riprende, e dichiara: «Mi ci metto di mezzo anche io, dalla panchina non diamo una mano all’arbitro». Magnanimo invece, in occasione di Milan-Chievo. I rossoneri vincono 1-0 con un rigore inesistente, il fallo su Kakà è fuori area, Ancelotti: «Ma l’errore si capisce solo alla moviola». Solo alla moviola, quindi "pazienza". Ancelotti? Allarghiamo le braccia, pazienza.

A sproposito viene nominato anche Dio. Sarebbe ora di finirla, ma se Kakà sostiene di aver «chiesto a Dio» se restare o no a Milano, e se Legrottaglie sostiene che Dio lo aiuti anche a giocare, allora anche qualcun’altro potrebbe sentirsi autorizzato a nominare il Signore accostandolo a pallone e scarpini. Ci pensa Zlatan Ibrahimovic, che dichiara: «Come mi comporterei se dovesse venire a cercarmi il Manchester City? Non lo so, dovrei chiamare Dio per saperlo». Un’ovvia provocazione, ma ora sembra che Dio si sia trasformato in un oracolo calcistico. Il "gran rifiuto" di Kakà, se non altro, ha avuto il merito di aver tranquillizzato, oltre ai tifosi del Milan, anche l’associazione Evangelici d’Italia. I religiosi avevano invitato il giocatore a «non accettare l’offerta di un musulmano perché così si ritroverebbe a lavorare per uno che un giorno potrebbe proibirgli dichiarazioni in favore della fede cristiana o imporgli magliette anti-cristiane». Non si preoccupino gli Evangelici d’Italia, a proibire dichiarazioni del genere («Dio mi ha indicato se accettare o meno l’offerta»), ci pensano già i dieci comandamenti. Il secondo, recita infatti: «Non nominare il nome di Dio invano».

Foto: repubblica.it

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy