Maggio 1939: per il Torino inizia l’era di Ferruccio Novo

Maggio 1939: per il Torino inizia l’era di Ferruccio Novo

Vej Turin / Ultima ma grande puntata: quando il Toro scelse di diventare grande

di Redazione Toro News

Prima di chiudere la rubrica chi scrive queste righe desidera ringraziare i lettori che settimanalmente per un anno hanno letto e ritrovato qualcosa del loro passato (storico) puntata dopo puntata, così come un grande ringraziamento va a Toro News che fin da subito ha voluto credere in una rubrica per certi versi non facile né “leggera”, lasciando a chi scrive una libertà d’opinione totale. Vej Turin continuerà la sua vita come piccolo archivio granata, spuntando qua e là nelle ricerche on line di tutti quei tifosi che vorranno cercare le origini, le radici della propria squadra.

Martedì 25 aprile 1939, a campionato ancora aperto, i giornali torinesi batterono un trafiletto: «il Comm. Ferruccio Novo, già membro del consiglio direttivo dell’Associazione Calcio Torino, è stato di questi giorni chiamato a coprire la carica di vicepresidente del sodalizio calcistico granata».
Fu una notizia che forse passò inosservata, ma che esprime un certo movimento intorno alla direzione e al futuro del Toro. Una mossa temporanea e necessaria per chiudere un campionato di altissima classifica senza scossoni, ma che ufficiosamente anticipò di un mese quanto venne poi dichiarato ufficialmente. La Stampa del 31 maggio1939, infatti, comunicò ai tifosi il cambio al vertice: il presidente della rinascita, Cuniberti, lasciava la poltrona a Ferruccio Novo, un granata doc.

L’ingegner Giovanni Battista Cuniberti al suo insediamento aveva trovato un Torino con le ossa rotte, intento a combattere per non affondare in B. La direzione non disponeva di solide basi finanziarie – necessarie allora come oggi per imbastire squadre importanti – e per ovviare ai problemi di cassa Cuniberti potenziò ulteriormente il vivaio dando fiducia alla “linea verde” in prima squadra. In quattro anni di gestione dell’Ingegnere si contarono due terzi posti, un nono posto e un secondo posto più una Coppa Italia in bacheca e un’incursione nel calcio europeo. Mica male.

Ferruccio Novo, a sua volta, non era certo un parvenu in casa granata. Entrato nelle giovanili granata nel 1913, dopo essersi innamorato del calcio nel cortile del collegio San Giuseppe – uno dei primissimi luoghi dove questo sport attecchì in città – Novo aveva presto abbandonato la carriera agonistica continuando a seguire la sua squadra dagli spalti. Ben presto divenne consigliere del Torino finché, appunto in quei giorni di maggio, non ne divenne il presidente.
Presidente particolare, una sorta di antesignano di quei presidenti “umani” che si videro nel calcio dei decenni successivi, capace di relazionarsi ai calciatori più come un padre bonario verso i propri figli che come un presidente con i propri dipendenti. Si guadagnò subito il favore dei tifosi seguendo molte gare, come spesso si ricorda, nei settori popolari del Filadelfia, per tastare il polso al popolo granata.

Tra le mura di via Alfieri Novo diede alla società una svolta ulteriore in senso aziendale, riorganizzando al meglio il cervello del Torino. Erbstein, seppur impossibilitato a sedersi in panchina causa leggi razziali, rimase per volontà del neopresidente in veste di direttore tecnico (più o meno occulto) mentre Agnisetta diventò Direttore Commerciale. Intorno alla squadra granata iniziò a gravitare anche Roberto Copernico, amico di Novo e gestore di un negozio di abbigliamento maschile – in via Buozzi, le migliori cravatte della città, si diceva – che riforniva non solo Novo, ma moltissimi calciatori torinesi. E fu proprio qui, tra le cravatte sul bancone del negozio, che in anni e anni di discussioni con calciatori e tecnici Copernico costruì e affinò la propria competenza calcistica, tanto da diventare a breve uno dei protagonisti di quel Grande Torino che il presidente Novo stava componendo.

Con l’avvento di Novo sulla poltrona presidenziale finisce anche Vej Turin.
Questa rubrica era infatti nata con l’intento di raccontare i primi anni del Toro, dai suoi vagiti ai giovani degli anni ’30 passando per il primo scudetto, Vittorio Pozzo, Libonatti e Baloncieri. Ora, ricostruendo cronologicamente le stagioni lontane delle maglie granata siamo arrivati a camminare su un limite cronologico importante, il Grande Torino, che chiude idealmente questi primi trent’anni del Toro e che molto bene è stato ricostruito negli articoli di Toro News qualche mese fa, negli stessi giorni in cui molti – moltissimi! – tifosi ricordavano lo squadrone a Superga e al Filadelfia.

Così, se per questa rubrica si tratta (forse) di un addio, per chi scrive è invece un arrivederci: a partire dall’inizio della prossima stagione, infatti, muoverà i primi passi Guida alla trasferta, una nuova rubrica che accompagnerà il tifoso granata in giro per l’Italia, tra storie in campo e fuori dal campo, nei mille mondi che la storia – e la storia del calcio – sa aprirci, continuando a far vivere quello spirito che ha contraddistinto Vej Turin.

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