Marazzina: “Il Toro? Devo dire grazie a mia moglie”

Marazzina: “Il Toro? Devo dire grazie a mia moglie”

Esclusiva TN, il doppio ex di Torino – Roma: “All’inizio ero scettico sulla possibilità di venire, poi il Toro è diventato il mio più grande rimpianto. Quagliarella ha studiato da me, prima che l’allievo superasse il maestro”.

Commenta per primo!

Dopo essere esploso con la maglia del Chievo Verona Massimo Marazzina, detto “Il Conte Max”, destò l’interesse di tanti grandi club e, nel gennaio del 2003, vestì la maglia della Roma. Nella capitale però non ebbe grande fortuna e, dopo una finestra alla Sampdoria e una al Modena, approdò al Torino all’alba del campionato di serie B 2004/2005, dove collezionò ben 41 presenze e 16 reti, oltre alla promozione in serie A poi vanificata dal fallimento della società di Francesco Cimminelli.

Massimo Marazzina: Torino e Roma rappresentano due piazze importanti e due maglie pesanti da vestire, un privilegio che tu hai avuto.
Sì ma, senza nulla togliere alla Roma, al Torino è stata tutta un’altra storia e tutta un’altra vita. In granata ho vissuto una stagione esaltante con il ritorno in serie A.

Purtroppo poi non hai potuto giocare nella massima serie con quella squadra che, a livello tecnico, era davvero buona, non credi?
Fu un grande rimpianto, forse il più grosso della mia carriera, anche se poi mi rifeci a Bologna, riconquistando la promozione in un ambiente caldo e passionale, simile a quello granata. Al Toro eravamo un ottimo gruppo, e a mio parere avremmo fatto bene anche in serie A. Mi ero illuso, ho sperato che ce l’avremmo fatta fino all’ultimo minuto ma purtroppo non fu così e arrivò il fallimento societario. In seguito feci di tutto per rimanere, e avrei continuato a giocare anche in serie B ma purtroppo, per via di Giovannone, non fu possibile. Forse se Cairo fosse arrivato prima le cose sarebbero andate a finire in modo diverso ma non importa, la possibilità non si è concretizzata e ormai il passato è passato.

Tra l’altro arrivasti a Torino proprio dopo l’esperienza a Roma (con in mezzo le avventure alla Samp e al Modena) per rilanciarti, non è vero?
Verissimo e, come dico sempre, devo tutto a mia moglie, che mi convinse a venire a Torino. Infatti, se devo essere sincero, all’inizio ero un po’ titubante di fronte a questa opportunità. Avevo sentito Conticchio, il quale mi aveva spiegato come, dopo la precedente stagione assai deludente (campionato di serie B 2003/2004) l’ambiente non fosse dei migliori. Ricordo che i tifosi vennero in ritiro per un colloquio, si respirava un’atmosfera pesante e uno di loro ci disse una frase che non dimenticherò mai.

Quale?
Ci disse. “Sappiamo che non avete le carte in regola per lottare per la serie A, ma vi chiediamo almeno l’impegno”. Io sono un tipo molto permaloso e orgoglioso, mi legai al dito quella frase e, con i miei compagni, sul campo gli dimostrai che aveva torto centrando la promozione.

In quella squadra giocavi anche con Fabio Quagliarella, tuo compagno di reparto e ora bomber del Torino.
Fabio ha studiato da me, poi l’allievo ha superato il maestro (ride ndr). Non mi stupisce che stia facendo così bene e che abbia avuto una carriera così bella perché già al suo primo anno importante con la maglia granata aveva fatto vedere grandi cose e tra noi due era immediatamente nato un grande feeling.

A proposito di attaccanti granata, ti stupisce il rendimento di Maxi Lopez?
No, perché Ventura sa mettere in campo molto bene gli attaccanti e le sue squadre pensano prima a far gol e poi a difendere. Lo so perché ci ho giocato contro diverse volte e in tutte le occasioni, come per esempio quando allenava il Pisa, gli ho fatto personalmente i complimenti. Maxi inoltre si è subito calato alla grande nella nuova realtà e ha subito capito il significato di questa maglia e di questo ambiente.

Domenica invece, tra Torino e Roma, che partita dobbiamo aspettarci?
I granata non hanno niente da perdere, hanno una bella classifica e sono usciti dall’Europa League a testa alta. La Roma ha però sicuramente un organico migliore a livello di uomini e vuole assolutamente centrare il secondo posto, che sarebbe il suo scudetto. Credo che sarà un match bello e agguerrito.

Prima di salutarci, Max, ti facciamo un’ultima domanda: cosa rappresenta il Toro per te?
Quando sei fuori senti tanti bei discorsi su Pulici, su Superga, sul Filadelfia e sul Grande Torino, ma ti sembrano cose troppo lontane da te, nel tempo e nello spazio. Poi, quando vivi in prima persona la realtà granata e quando ti portano nei suoi luoghi, ti rendi conto del valore di tutto questo, ed è qualcosa di indescrivibile. Il mio rapporto con il Torino è ancora molto forte, in città ho ancora molti amici e alcuni di loro mi hanno anche mandato le foto delle trasferte di coppa sul telefonino.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy