Marazzina: “Perrotta era pronto per il Toro. Ma il fallimento…”

Marazzina: “Perrotta era pronto per il Toro. Ma il fallimento…”

Esclusiva TN / L’attaccante della promozione: “Avevo convinto diversi giocatori a sposare il progetto granata. Poi andò tutto a rotoli. In Italia ci sono pochi tecnici come Ventura”

Massimo Marazzina non è stato un senatore al Torino. Per forza maggiore la sua avventura in maglia granata è durata soltanto una stagione, nella quale ha dato tutto: 41 presenze, portando la squadra alla promozione in A a suon di reti. Promozione però che poi non arrivò a causa del fallimento del club e che per ovvi motivi segnò il futuro del giocatore di Lodi e non solo. Il classe 74′ ha rilasciato un’intervista ai nostri microfoni durante un incontro del Toro Club Sicilia Granata ” Tonino Asta”, dove Massimo è stato ospite speciale.

Qual’è il suo ricordo riguardo il suo esordio in maglia granata?

E’ stato un esordio fantastico. Ho giocato alla prima in campionato e ho segnato, di conseguenza un esordio più che positivo. Presentarmi in campionato con un gol è stato bellissimo. Questo è stato abbastanza doveroso, visto che il Torino arrivava da un anno non fortunato. Quindi l’unico modo per presentarsi agli occhi del nuovo pubblico in maniera positiva era fare gol. Il campionato poi è andato come tutti sanno fortunatamente, ho siglato 14 reti in campionato più 2 nei playoff contro il Perugia e contro l’Ascoli. Gran parte dei miei gol sono stati utili a portare punti al club e questa è la cosa più importante.

Avrebbe voluto continuare la sua esperienza al Toro?

Sicuramente sì e questo non è un segreto. Ho fatto tutto per rimanere e gli ultimi soldi che sono stati spesi dalla società sono stati quelli per il mio riscatto dal Chievo. C’era volontà da ambedue le parti, ma poi è andata male. Situazioni non dipese da me e nemmeno da Cairo, bensì da forza maggiore. Poi sono passato al Siena ma l’esperienza più simile a quella del Toro è stata quella del Bologna. Sono stato fortunato perché si è chiusa la porta da una parte e ne ho trovato un’altra subito aperta ed è andata bene. Ho vinto dei trofei con due squadre ricche di storia, le quali in precedenza avevano vinto degli scudetti.

Fino all’ultimo giorno di mercato, aspettando che il Toro fosse salvato:

Ai tempi feci di tutto per rimanere, e avrei continuato a giocare anche in serie B ma purtroppo, per via di Giovannone, non fu possibile. Forse se Cairo fosse arrivato prima le cose sarebbero andate a finire in modo diverso ma non importa, la possibilità non si è concretizzata e ormai il passato è passato.

Come trova il Torino di oggi?

Un Toro abbastanza diverso dal mio. Ormai i granata sono in Serie A in pianta stabile e hanno una certa collocazione nel panorama italiano. Quando ci giocavo io era una situazione abbastanza difficile e molte persone mi avevano sconsigliato di andarci, ma io sono testardo e volevo cambiare le cose e sono andato. Non  conosco molto il Torino di oggi, sono tutti abbastanza giovani, ma lo seguo con interesse.

Come trova la nuova coppia d’attacco?

Fino a poco tempo fa, l’unico giocatore con cui ho giocato spesso è stato Fabio Quagliarella. Posso parlare in termini più che buoni riguardo il partenopeo e su Immobile penso che sia un grande attaccante. A suo vantaggio ci sono anche i numeri e può fare davvero molto bene in prospettiva, visto la sua giovane età. Io ho provato sulla mia pelle che indossare la maglia del Torino non è una cosa banale e facile, bensì molto faticosa e bisogna avere molta pazienza. I tifosi del Toro ci tengono all’amore per la maglia, poiché è molto gloriosa.

Cosa ne pensa del “Caso Quagliarella”?

E’ molto spiacevole quando ci sono degli amori che si concludono male. Anche io a Bologna sono stato amato e poi per altre spiacevoli situazioni non è finita benissimo, in parte quindi capisco la situazione di Quagliarella. Però sono quelle cose che col tempo si ripianeranno e chissà, magari è stato un vantaggio per tutti e due questo divorzio.

Cosa ne pensa invece del mister Giampiero Ventura?

Il Torino deve ringraziare Giampiero, perché grazie a lui ha trovato una sua identità e un suo gioco. Si vede che è un allenatore che vuole far giocare la squadra, soprattutto in fase difensiva. I difensori sanno allargarsi, sanno giocare palla e sanno essere anche molto incisivi. Secondo me quindi Ventura è un bravissimo tecnico e abbastanza preparato. Onestamente di tecnici così in Italia ce n’è ben pochi, sono soltanto due o tre. Già ai tempi del Pisa, Ventura faceva giocare il suo club in maniera strepitosa e lo rispetto molto per questo.

Ha qualche rimpianto nella sua carriera?

Sicuramente sì, uno di non aver giocato mai all’estero e l’altro di non aver giocato con il Torino i Serie A. Il mio peggior rimpianto è questo, di aver portato la squadra in Serie A e di non averci potuto giocare. Avevamo un ottimo gruppo e ci sono stati parecchi retroscena.

Tipo?

Avevo convinto parecchi giocatori importanti a trasferirsi al Toro per fare la Serie A l’anno dopo. Qualcuno di loro è poi diventato anche Campione del Mondo come Simone Perrotta. Avremmo potuto fare quindi un’ottima base solida per fare un bel campionato. Ma arrivò il fallimento e andò tutto a rotoli.

Ha avuto anche delle belle soddisfazioni in nazionale. Cosa ricorda della sua esperienza in maglia azzurra?

Sono stato convocato tre volte dalla nazionale maggiore. L’esordio è stato abbastanza positivo, abbiamo giocato a Catania e ho fatto l’assist a Del Piero. Ricordo che tutti i giornali mi hanno dato per migliore in campo e questo mi ha reso molto felice. E’ stato un sogno che si è realizzato.

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