Marco Cassardo sul problema stadio

Marco Cassardo sul problema stadio

di Marco Cassardo

 

C’è chi pensa al Frosinone, chi il prossimo anno dovrà vedersela con Inter e Roma. C’è chi sta ancora godendo di sessantamila anime pazze di gioia in una notte di giugno e chi è indagato per aver costituito un’associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. Così va la vita, il mondo si è rovesciato e,…

di Redazione Toro News

di Marco Cassardo

 

C’è chi pensa al Frosinone, chi il prossimo anno dovrà vedersela con Inter e Roma. C’è chi sta ancora godendo di sessantamila anime pazze di gioia in una notte di giugno e chi è indagato per aver costituito un’associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. Così va la vita, il mondo si è rovesciato e, oggi, a Torino esistono due squadre: la prima, la più importante, si chiama Toro, gioca in Serie A ed è un concentrato di euforia e progetti; la seconda ha la maglia a strisce, da tempo immemore è il giocattolo della famiglia Agnelli ed è sprofondata nella melma della corruzione.

Ma c’è un problema: la principale squadra della città sarà costretta a giocare in uno stadio da ventisettemila posti. Sì, proprio così. Il Toro, sesta squadra italiana per numero di tifosi, capace di registrare una media partita di quasi trentamila spettatori in serie B e di toccare la stratosferica quota 60mila in occasione della finale dei play-off (e non dimentichiamo gli incredibili 37mila di Torino-Cremonese), giocherà in uno stadio dalla capienza inferiore a quella degli impianti di Padova e Reggio Emilia e uguale a quella degli stadi di Brescia, Bergamo, Ancona e Ascoli.

Ragazzi, parliamoci chiaro. E’ una barzelletta che non fa ridere. Noi tifosi e l’attuale dirigenza paghiamo le misere prospettive di Cimminelli e del suo microfono con i capelli lunghi, i quali avevano individuato nelle storiche matricole della Lombardia il nostro paradigma di riferimento.
Bisogna fare qualcosa. Mi trovo perfettamente d’accordo con l’amico Carlo Testa. Visto che la seconda squadra di Torino non ha ancora deciso quando dare il via ai lavori per la ristrutturazione del Delle Alpi (manca lo sponsor, attendono di sapere in quale campionato giocheranno, sono alle prese con una ristrutturazione radicale della società), attendiamo ancora un anno prima di trasferirci all’Olimpico. Nel frattempo sia dato il via ai lavori di ampliamento. Immagino due step: il primo, da farsi immediatamente, riguarda l’abbassamento del campo e la costruzione di un nuovo anello in grado di ospitare altri cinquemila spettatori; il secondo, da farsi poco dopo, consiste nell’abbattimento e nella sostituzione degli attuali seggiolini. Non abbiamo bisogno di sedili classe business dell’Air France, ci bastano dei semplici “poggiaculo” (il Comune deve venirci incontro. C’è di mezzo il decreto Pisanu? Ok, esistono anche le deroghe).

Insomma, in un modo o nell’altro lo Stadio Grande Torino deve arrivare a una capienza finale di almeno 35mila spettatori. Soltanto in questo modo potremo considerarlo la definitiva casa del Toro e del suo popolo (un pezzo di casa, quella del dì di festa; l’altra, quella di tutti i giorni, dovrà essere il Filadelfia…), altrimenti saremo sempre costretti a viverlo come un rimpianto, un’occasione mancata. Come dice il nostro grande Presidente, molti bambini stanno tornando a scegliere il Toro, molti ragazzi hanno deciso che il colore dei loro sogni sarà il granata. Ebbene, non lasciamoli fuori proprio ora che sono venuti a bussare alla nostra porta.

Buone vacanza a tutti i fratelli granata.

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