Marco Ferrante, 42 anni da Toro vero

Marco Ferrante, 42 anni da Toro vero

Ci sono giocatori capaci di unire e dividere al tempo stesso e Marco Ferrante, che oggi compie 42 anni, è stato uno di quelli.  E’ arrivato al Toro tutto sommato all’età giusta, quella della maturità per un attaccante. Era il ’96, la squadra doveva affrontare l’ennesima stagione di B e qual bomber tascabile, laziale ma cresciuto nelle giovanili del Napoli,…

Ci sono giocatori capaci di unire e dividere al tempo stesso e Marco Ferrante, che oggi compie 42 anni, è stato uno di quelli.  E’ arrivato al Toro tutto sommato all’età giusta, quella della maturità per un attaccante. Era il ’96, la squadra doveva affrontare l’ennesima stagione di B e qual bomber tascabile, laziale ma cresciuto nelle giovanili del Napoli, sembrava perfetto per risollevarne le sorti.

 

Lui ancora non lo sapeva ma sarebbe passato alla storia, per i suoi gol e per quell’esultanza che è diventata un marchio di fabbrica, imitata da alcuni malamente (vedasi un certo centrocampista ora in forze alla Sampdoria), da altri perlomeno con lo spirito giusto (vedasi un ragazzone di colore che oggi gioca, purtroppo, a Varese e non a Torino) ma sempre originale. Ha unito, Ferrante, perché con i suoi goal il Toro ha ritrovato la strada per la serie A e, soprattutto, è tornato ad essere credibile, anche se sono state sempre stagioni difficili più passate a vivacchiare che non con un vero progetto vincente.

Ha diviso invece tutti quei tifosi che gli imputavano di essere decisamente accentratore, di avere nell’egoismo (che poi è tipico di ogni bomber di razza) una delle sue doti principali tanto che difficilmente chi giocava davanti con lui toccava palla e riusciva ad essere incisivo. Alcuni esultarono quando dopo i primi 5 anni in granata passò all’Inter ma fu unna parentesi breve. E’ tornato, altri quattro anni in granata e un totale di 125 reti che lo collocano come quinto assoluto nella storia granata, appena davanti a Valentino Mazzola. I numeri sono numeri, ma i nostri ricordi, soprattutto per chi, come me, negli anni ’90 era un bambino sognante, valgono ancora di più.

Diego Fornero

 

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