Maria Pia Ballarin: “Mio padre, duro in campo ma dolce fuori”

Maria Pia Ballarin: “Mio padre, duro in campo ma dolce fuori”

Esclusiva TN, la figlia di Aldo Ballarin: “Il Grande Torino era una vera e propria famiglia, vivevano tutti insieme ed erano sempre uniti. Vi racconto mio padre e come abbiamo vissuto quel tragico 4 maggio del 1949”.

Il 4 Maggio non si commemora solo a Torino ma in tutta Italia. Una cittadina che ricorda da sempre in maniera molto sentita questa data è quella di Chioggia, splendida località in provincia di Venezia. Di Chioggia sono nativi i fratelli Ballarin Aldo e Dino e ieri si è svolta anche nella cittadina veneta la messa per commemorare la tragedia e soprattutto i fratelli Ballarin. Maria Pia Ballarin, prima di andare alla commemorazione, ha rilasciato ai microfoni di Toro News una commovente intervista dove ricorda suo padre e racconta come hanno vissuto a casa sua quel tragico giorno.

Maria Pia Ballarin, sono passati sessantasei anni da quel tragico incidente ma la memoria è ancora viva nella mente dei tifosi granata, la memoria di quella squadra che dominò per anni il campionato italiano…
“Per noi della famiglia è un grande dono, anche per mia mamma che ormai da cinque anni non c’è più e viveva nel ricordo di suo marito ed era un piacere quando si rendeva conto che qualcuno se lo ricordava, quando qualche giornalista la intervistava o anche quando vedeva un semplice servizio su di lui in TV. Quando andava in piazza, c’erano molte persone e anche giovani che la conoscevano e le chiedevano di suo marito, per noi questo rappresenta un grandissimo dono”.

Erano anni difficili per l’Italia ma quella squadra rappresentava l’orgoglio italiano…

“Loro erano persone molto semplici e quindi non è che si resero conto di quanto grandi fossero dato che lo facevano con passione e davano tutto per la squadra, erano molto uniti. Hanno contribuito certamente alla rinascita italiana ma senza rendersene conto, erano considerati tantissimo nel nostro paese ma erano comunque rimasti umili e semplici nella vita di tutti i giorni. Non si possono confrontare certamente con i calciatori di oggi che vivono nel lusso e nella fama, loro erano in famiglia persone semplici che davano tutto per la loro squadra, che per loro rappresentava veramente la propria squadra del cuore. Vivevano insieme anche fuori dal campo ed erano proprio una grande famiglia”.

Forse era proprio questo spirito di unione che ha reso unica questa squadra, in quanto oltre ad aver conseguito dei risultati sportivi erano proprio una famiglia.

“Certamente, erano sempre pronti ad aiutarsi uno con l’altro, si vedevano spesso con le famiglie, le mogli erano sempre insieme e parecchi abitavano anche nella stessa casa e quindi si incontravano anche dopo gli allenamenti. Anche i bambini crescevano tutti insieme. Era proprio un grande affetto quello che li legava, oltre alla passione per il club granata”.

Lei aveva appena due anni quando le è morto il padre, ha qualche ricordo da poterci raccontare?

“Non ricordo proprio niente, mi sembra di avere dei ricordi ma sono dovuti solamente ad immagini che ho visto in filmati o ai racconti di mia mamma, ma di ricordi personali non ne ho. Pur avendo solamente due anni, però, mi hanno raccontato che io avevo captato qualcosa in quel maledetto 4 Maggio, perché ho cominciato a piangere dal momento della disgrazia ed ho pianto tantissimo, mi hanno riferito che non mi hanno mai visto piangere così in vita mia. Probabilmente ho avvertito intorno a me quel dolore e quindi ho capito che qualcosa era successo, ma non ricordo assolutamente niente”.

A proposito di quel fatidico giorno, come siete venuti a conoscenza della notizia a casa?

“Mia mamma me lo ha raccontato spesso quel tragico giorno: lei ha visto il ritardo e lei pensava che l’aereo fosse atterrato a Milano quindi si pensava che il ritardo fosse dovuto all’atterraggio a Milano. Successivamente si è resa conto che il tempo passava e quindi non era dovuto al ritardo dell’aereo, mia mamma con la signora Menti che guidava la sua automobile, sono andate in sede per avere notizie di questo ritardo ma hanno visto tanta confusione e non sono riuscite neanche a passare attraverso la gente che c’era, quindi sono tornate a casa e hanno incominciato a telefonare agli ospedali per chiedere notizie su un eventuale ricovero ma nessuno dava loro notizie. Ad una certa ora, quando mia mamma era a casa, un vicino è entrato e si è inginocchiato davanti a mia madre che era seduta su una sedia e dandole una stretta di mano le ha comunicato la tragica notizia con i seguenti epiteti: “Sono morti tutti”. Mia mamma come prima reazione ha detto subito a mia zia di spegnere il brodo. Perché lei quando mio padre andava in trasferta le preparava sempre del brodo e quindi anche quel giorno lo stava preparando. In seguito la casa si è riempita di gente ma lei non capiva più niente, non sapeva neanche più dov’era e cosa faceva.

Cosa ci può raccontare di suo padre Aldo?

“Mia mamma è stata sposata con lui solamente cinque anni, con due anni di fidanzamento, quindi sono stati insieme sette anni in tutto e si possono definire sette anni di luna di miele. Mia madre aveva soltanto dei bei ricordi di suo marito. Da quanto mi diceva era una persona mite nonostante in campo fosse un duro ma solamente perché il suo ruolo glielo richiedeva, infatti lui era un guerriero perché nel rettangolo di gioco doveva far valere la sua forza. Nella vita di tutti i giorni era molto mite, non si arrabbiava mai addirittura, mia zia mi ha raccontato che la stessa voce era molto tenue e dolce, quando era in casa giocava con noi bambini e guardava con noi i filmati dei cartoni animati di allora, era un uomo casalingo e legato alla famiglia che aveva lasciato a Chioggia. Mio padre era una persona allo stesso tempo tranquilla e serena perché era riuscito a praticare quello sport che per lui era tutta la sua vita”.

Attualmente, segue le vicende della squadra granata?

“Assolutamente sì, anche grazie a mio figlio Aldo che è un tifoso molto appassionato, quindi in famiglia siamo tutti di fede granata e seguiamo le sorti belle e brutte della nostra squadra. Finalmente, quest’anno siamo felici dei risultati”.

Da anni negli stadi si vedono cori beceri o striscioni da censurare sia su Superga che su altre tragedie, sarebbe ora di farla finita…

“Certamente, quando si vedono certi striscioni mi fanno soltanto star male. Negli stadi vorrei che davvero ci fosse soltanto la passione che lega un tifoso alla propria squadra. In quanto la fede sportiva deve unire. Anche mio padre, per esempio, avrebbe dato tutto per la sua squadra ma rispettava e considerava pure le altre, senza mai mancare di rispetto. Non c’era odio profondo tra sportivi, di conseguenza i tifosi dovrebbero amare la propria squadra ma avere sacro rispetto per le altre”.

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