Mihajlovic e Filadelfia: il Torino volta pagina e prende la penna in mano…

Mihajlovic e Filadelfia: il Torino volta pagina e prende la penna in mano…

Il tecnico serbo alla presentazione lascia capire che i tratti di continuità con la gestione Ventura saranno ben pochi. E la rinascita del Fila contribuisce a dare l’idea di un nuovo capitolo di storia

Il Torino volta pagina: è questa l’impressione più forte che si ha dopo la presentazione di Sinisa Mihajlovic a stampa e tifosi, andata in scena ieri all’Hotel Sitea. Dal modulo alla filosofia di squadra, dal rapporto con i tifosi a quello con i giocatori, l’era Mihajlovic sembra possa essere caratterizzata da grandi tratti di discontinuità, piuttosto che di continuità, rispetto all’era Ventura.

Partiamo, ad esempio, dalle questioni strettamente tecnico-tattiche: “Il modulo? Non ne ho uno fisso, lavoreremo in modo da poter cambiare l’atteggiamento tattico anche a partita in corso. Certamente non faremo la difesa a tre: penso che dopo anni volete tutti vedere qualcosa di diverso…” è stata la concessione fatta ai cronisti presenti dal tecnico serbo. Giampiero Ventura ha costruito il suo Torino su un 3-5-2 alquanto manicheo, che non prevedeva mai varianti sul tema, eccezion fatta per situazioni disperate in partite con risultati da recuperare. Mihajlovic invece, sicuramente, ripartirà dalla difesa a quattro. Nella testa del serbo ci sono due moduli, il 4-3-3 e il 4-3-1-2. Quale dei due possa essere quello di base, sarà soprattutto il mercato a deciderlo. Passiamo poi alle caratteristiche mentali e caratteriali della squadra. Ventura è sempre stato un esteta del calcio, colui che “la palla deve frullare”, colui che “questa squadra è fatta per giocare a calcio e non per fare a botte”. Mihajlovic, invece, si è presentato parlando di “onore, sudore, lacrime e sangue”, come concetti e idee storicamente propri del colore granata e di cui il suo Torino deve necessariamente essere portatore.

Ma è soprattutto nel rapporto con le altre componenti del Torino che Mihajlovic promette di essere parecchio diverso da Ventura. Per quanto riguarda il rapporto tecnico-giocatori: quel Ventura che faceva scudo ai giocatori contro critiche di ogni tipo e che – in un gesto di cui successivamente si sarebbe pentito – li difese dagli insulti di un tifoso facendo il gesto del “tagliagola”, è stato sostituito da un tecnico che ieri ha detto “se devo motivare io dei giocatori per un derby, è meglio che cambino mestiere”; proprio quel Miha che – in un altro gesto di cui si sarebbe pentito – a fine di una partita quasi aggredì Regini, ai tempi della Sampdoria, per un erroraccio difensivo. Infine, il rapporto coi tifosi: Ventura era restio al contatto tra supporter e tifosi, tendenza comunque apprezzabilmente invertita nel corso dell’ultima annata, quando non si è peraltro sottratto al confronto con il pubblico anche in momento non facili. Mihajlovic chiede al tifoso di “aiutarlo a capire il Toro”, e promette “tanti allenamenti a porte aperte: segreti non ce ne sono, ci serviranno solo un paio di giorni a porte chiuse a settimane”.

Difficile dire oggi se Mihajlovic potrà fare meglio di Ventura, e chissà se sarà capace di rimanere in sella per cinque stagioni come il suo illustre predecessore. Senza farsi illudere nè abbagliare dal primo impatto di Mihajlovic – che è solito studiare nei minimi dettagli la prima apparizione ufficiale in una nuova piazza tra parole, citazioni e gesti – quel che sembra garantito è che molte cose saranno diverse rispetto a prima. Dentro e fuori il club granata ci si avvia a una nuova stagione, una nuova era, e a consolidare quest’idea arriverà anche la rinascita di un certo Filadelfia, pronta ad essere un altro scossone per club e tifosi. Il Torino, insomma, volta pagina e prende la penna in mano.

 

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