Mihajlovic e l’ennesima rivoluzione: dall’inseguire, all’essere inseguiti

Mihajlovic e l’ennesima rivoluzione: dall’inseguire, all’essere inseguiti

Toro solo una volta (e mezza) sotto in campionato: se con Ventura il Toro necessitava di uno “schiaffo” per entrare in partita, con Miha il temperamento è cambiato. Ma ci sono pro e contro

Tra le tante differenze tra il Toro di Mihajlovic è quello di Ventura, spicca – e lo abbiamo già detto in tutte le salse – la differente mentalità conferita alla squadra: l’approccio alla partita di questo nuovo Torino è diametralmente opposto a quello degli anni passati. Se prima si attendeva, si gestiva con pazienza e calma, per colpire nel momento più opportuno, adesso si attacca con coraggio e anche con un briciolo di spregiudicatezza, senza aspettare la prima mossa dell’avversario.

Non a caso, questo Toro, a differenza del precedente, mostra voglia e prontezza di riflessi già ad inizio partita, senza che ci siano calcoli sottili sull’avversario, e soprattutto, senza che esso debba “svegliare” con un gol la squadra di Mihajlovic. In questo senso, risultano abbastanza freschi nella memoria collettiva i potenti “schiaffoni” di cui necessitava il Toro della passata stagione per cominciare a carburare, e in molti casi, a rimontare: da Frosinone, alla partita casalinga contro la Fiorentina, sino alla trasferta di Verona, tutto l’inizio ( e non solo) campionato 2015/16 era connotato da questo leitmotiv. Il Toro per segnare doveva prima subire gol. Quest’anno, il tutto pare essersi rovesciato, in meglio.

I granata, infatti, sono passati dall’inseguire freneticamente, ad essere inseguiti: in queste prime sette giornate, il Torino è andato sotto per primo solamente in un’occasione, nella sconfitta contro il Milan la prima giornata, senza per altro riuscire a rimontare, ad ulteriore dimostrazione di quanto conti nel gioco di Mihajlovic mettere immediatamente su binari favorevoli la gara. Un gioco più aggressivo e meno passivo all’errore avversario aiuta in questo, e infatti Benassi e compagni – al di là dei pari a reti bianche contro Empoli e Pescara – sono sempre passati in vantaggio, e una volta in vantaggio, solamente contro l’Atalanta sono stati rimontati.

Una rivoluzione che può sembrare di secondaria importanza, ma che invece ha un ruolo fondamentale nel disegno di Miha: il Toro – per ammissione dello stesso tecnico – “può e deve giocarsela con tutti”, e farlo sin dai primi minuti. Le potenzialità per segnare con continuità ci sono, e i giocatori lo hanno dimostrato: se con Ventura, lo scorso anno, il Toro era stato definito “squadra da rimonta”, quest’anno sono gli avversari che devono rimontare il Toro. Un Toro senza paura, e un po’ pazzo, forse: ma è ne rischio e nella spregiudicatezza che i valori più puri saltano fuori. E Miha lo sta dimostrando. Ancora.

3 commenti

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  1. Frank Toro - 2 mesi fa

    L’ultimo anno di Ventura è stato L’inno alla noia… non solo si partiva in svantaggio ma quando si poteva pareggiare in contropiede davanti alla porta ci trovavamo Martinez che puntualmente si mangiava goal che erano solo da spingere in porta! Se aggiungiamo che si vedevano retropassaggi anche sotto di 2 goal… e gente che segnava su rigore senza esultare si può evincere che la mentalità dei giocatori è davvero cambiata…

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  2. Amoon - 2 mesi fa

    io sono molto entusiasta del toro di quest’anno. Ad oggi la partita più noiosa è stata quella in casa contro l’empoli. Spiace per i due punti persi però forse in casa si è toccato il fondo. Poi ho visto un toro spregiudicato e va bene così: si può vincere o perdere, ma almeno si combatte.

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    1. RobyMorgan - 2 mesi fa

      Sarà banale , ma è meglio vincere.
      FVCG sempre! !!!

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