Mimmo Caso, la promessa mancata che a vent’anni vestì l’Azzurro

Mimmo Caso, la promessa mancata che a vent’anni vestì l’Azzurro

Figurine/ Il centrocampista ex Toro compie oggi 61 anni, per lui una carriera mai esplosa e tante difficoltà di salute, compreso un tumore al fegato

 

Esattamente 61 anni fa nasceva ad Eboli, città letterariamente celebre per il libro di Carlo Levi, Domenico “Mimmo” Caso, ex giocatore ed allenatore dal passato granata e non solo: durante la sua carriera, ha vestito numerose maglie e ha certamente rappresentato una delle giovani promesse più incompiute del nostro calcio. Il ragazzo ha infatti vestito la casacca della Nazionale di Bernardini per la prima volta all’età di soli vent’anni, nella logica di un progetto che prevedeva il rilancio italiano dopo il disastroso mondiale del ’74. Quella sola presenza, però, sarà anche la sua ultima apparizione con la maglia azzurra. In mezzo, una carriera controversa, con alcune pagine ancora oggi non chiare: c’è chi, come Ferruccio Mazzola, attribuì il tumore al fegato contratto in seguito all’assunzione di sostanze dopanti durante la sua permanenza nella Fiorentina (molti suoi ex compagni morirono di malattia).

Comunque sia, Mimmo veste la maglia del Toro per due stagioni. Arrivato dal Perugia, ritorna nella massima serie con i granata per il campionato ’83-’84 e ’84-’85. In sostanza, nella squadra che fu il miglior Toro post scudetto. Nel primo anno, gioca tutte le 30 partite da titolare, senza riuscire a mettere però a segno alcun gol. La stagione successiva scende in campo solamente in sei occasioni, riuscendo in questo caso a trovare la rete (contro la Cremonese in trasferta). Queste saranno le sue ultime esperienze in Serie A: l’anno successivo si trasferisce alla Lazio, che all’epoca militava nella serie cadetta. Dopo alcuni anni a Roma, termina la carriera tra Latina e Orcenana (Serie C2).

Da allenatore, Caso raggiunge le massime soddisfazioni con le squadre giovanili. Inizia guidando la Fiorentina Primavera, con la quale vince il Viareggio nel 92, ma è con i ragazzi della Lazio che ottiene i suoi migliori successi, allenando futuri campioni come Nesta e Di Vaio. Con i capitolini vince il campionato ’95. In vita sua, si diceva, ha passato la terribile esperienza del tumore al fegato, per fortuna superata: lo scudetto Primavera del 95 lo ha vinto quando era ancora in riabilitazione, e rimane ad oggi la vittoria più importante della sua carriera. Non avrà la stessa fortuna con le squadre maggiori, sempre esonerato prima del termine di un campionato. Negli anni più recenti, passa alla scrivania diventando dirigente di squadre minori.

 

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