Niente spettacolarità, ma tanta concretezza

Niente spettacolarità, ma tanta concretezza

 

di Edoardo Blandino

 

È stata una nottata intensa e senza sosta, quella trascorsa dai dirigenti granata. Dopo ore passate a riflettere su quale fosse il miglior futuro possibile per il Torino, Cairo e Petrachi sono giunti alla decisione di affidare la panchina a Giuseppe Papadopulo, 63 anni compiuti da poco e navigato allenatore. Si erano fatti anche altri nomi, ma alla fine si è…

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di Edoardo Blandino

 

È stata una nottata intensa e senza sosta, quella trascorsa dai dirigenti granata. Dopo ore passate a riflettere su quale fosse il miglior futuro possibile per il Torino, Cairo e Petrachi sono giunti alla decisione di affidare la panchina a Giuseppe Papadopulo, 63 anni compiuti da poco e navigato allenatore. Si erano fatti anche altri nomi, ma alla fine si è puntato su un tecnico esperto e già inseguito in passato. Papadopulo è una scelta figlia dell’immediatezza e della necessità: non si è voluto rischiare mandando in panchina qualcuno di ancora giovane (Asta) o ancora troppo poco esperto (uno simile a Moriero). Papadopulo è un allenatore che in carriera ne ha viste di tutti i colori ed ha allenato in tutte le Serie, dalla C2 alla A. 

Niente più esperimenti, ma grande solidità e temperamento. È questo il profilo di Papadopulo. Toscano verace, il mister nato a Casale Marittimo è uno senza peli sulla lingua che non le manda a dire a nessuno. Ha un carattere forte e per questo gode di grande stima in caso di subentro ad un collega esonerato. Le sue squadre riflettono la sua personalità arcigna e caparbia: sono solitamente ben disposte in campo, ma la spettacolarità e un gioco offensivo non sono il repertorio migliore del calcio papadopuliano. Il tecnico toscano, ove possibile, ama attendere gli avversari, recuperare palla e ripartire veloce verso la porta avversaria. In mezzo al campo è raro che si concedano spazi e le sue squadre non hanno paura di commettere fallo.

Facendo un paragone con il classico “catenaccio” non siamo troppo fuori strada, però sarebbe riduttivo categorizzare in questo modo il suo tipo di calcio. In carriera Papadopulo ne ha passate tante, troppe, per sapere che non basta aspettare l’avversario in difesa per vincere le partite. E qui a Torino non servirà conquistare pareggi preziosi per racimolare i punti necessari alla salvezza. Qui gli si chiedono le vittorie ed almeno un sesto posto. Chissà se ne sarà in grado. 

 

 

(Foto: radio.rcdc.it)

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