Non parliamo di impresa per favore

Non parliamo di impresa per favore

E finalmente arrivò una buona notizia: siamo rimasti a casa. E’ l’unica cosa buona che rende sopportabile e meno amaro il biscotto domenicale a forma di “A” mangiato all’Olimpico, guardando lo “spettacolo” offerto dal Torello e dagli ex del Livorno. Lo confesso, nella mia ingenuità, arrivando allo stadio speravo che si concretizzasse il sogno notturno di un 3-0 secco,…

E finalmente arrivò una buona notizia: siamo rimasti a casa. E’ l’unica cosa buona che rende sopportabile e meno amaro il biscotto domenicale a forma di “A” mangiato all’Olimpico, guardando lo “spettacolo” offerto dal Torello e dagli ex del Livorno. Lo confesso, nella mia ingenuità, arrivando allo stadio speravo che si concretizzasse il sogno notturno di un 3-0 secco, o perlomeno, di vedere all’Olimpico di Torino, una partita come quella di Roma, di cui essere finalmente soddisfatti. In cui dire “Ho visto il Toro”. Non me ne vogliano i giocatori: quest’anno chi ha frequentato lo stadio casalingo non l’ha visto. Mai una vittoria con più di un gol di scarto, mai un 2-1, magari in rimonta come quelli dello scorso anno che scatenarono l’amore dei tifosi, facendo tornare a sanguinare di gioia persino i cuori più induriti dal fallimento cimminelliano. Speriamo almeno che il nuovo anno ci regali spettacoli che invitino a fare il biglietto

Da queste considerazioni è necessario ripartire, adesso, non per rivoluzionare ma per rifondare la società prima e la squadra poi, puntando sull’efficace mix di esperienza e gioventù che ha fatto la fortuna del primo anno di Cairo. Il presidente fa bene a godersi la giornata di festa odierna: gli obiettivi, per quanto minimi, vanno sempre festeggiati, soprattutto quando sono frutto di un percorso tortuoso e difficile come quello di quest’anno. Da domani, però, più che le parole serviranno i fatti. E’ necessario dunque dare vigore a una società che, dopo 20 mesi, non può non avere ancora una dirigenza competente, costituita da managers esperti nella gestione della squadra e del settore giovanile, in grado di approntare una campagna di rafforzamento che selezioni il meglio delle segnalazioni di una rete di osservatori che dovrebbe già essere operativa. Il tessuto piemontese offre, sotto questo aspetto, ampie garanzie di professionalità che vanno oltre i confini (tutt’altro che ristretti) del mondo in granata. Inoltre la stagione attuale ha confermato l’importanza di avere in campo, al fianco di un grande motivatore come De Biasi, una spina dorsale “esperta”, capace di trasmettere alla squadra i valori più autentici propugnati dalla tifoseria che ha in Brevi, Ardito e Muzzi i tre fari, senza dimenticare Gallo. A loro vanno affiancati, però, un gruppo di “giovani esperti” capaci di dare entusiasmo e quel minimo di “follìa” in più che permetta di andare a giocarsela a viso aperto su qualsiasi campo.

Non fermiamoci però ai cavalli di ritorno: a tutt’oggi scoperte di giocatori alla Mudingay, scovati in campionati stranieri, cresciuti e poi pronti per essere valorizzati sul mercato italiano, paiono alquanto difficili. Cairo ha il grosso pregio di essere una persona intelligente e astuta, che vede in ogni nuovo giorno un’occasione per migliorare e per rifarsi degli errori commessi in passato. Siamo dunque fiduciosi, lasciamolo lavorare con attenzione senza chiedere la luna. Fino ad allora però evitiamo, per favore, i toni trionfalistici. Al massimo l’unico che può godere, a ragione, di un risultato pronosticato in tempi non sospetti è il mister Gianni De Biasi, il vero “Conte di Montecristo” di questa stagione.

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