Non venderli

Non venderli

Alessandro Salvatico – D’accordo che, in Estate, ogni anno il Toro sembra buono. D’accordo che praticamente ogni squadra sembra buona, nel ritiro estivo: se già tra i monti venissero fuori spaccature e problemi vari, ci sarebbe da preoccuparsi, anzi da abbandonare prima di iniziare. Purtroppo, però, spesso la superficie é ingannevole come i buoni propositi di capodanno, che vengono traditi uno dietro l’altro…

Alessandro Salvatico – D’accordo che, in Estate, ogni anno il Toro sembra buono. D’accordo che praticamente ogni squadra sembra buona, nel ritiro estivo: se già tra i monti venissero fuori spaccature e problemi vari, ci sarebbe da preoccuparsi, anzi da abbandonare prima di iniziare. Purtroppo, però, spesso la superficie é ingannevole come i buoni propositi di capodanno, che vengono traditi uno dietro l’altro con noncuranza; non fa eccezione, finora, Sappada e soprattutto Omegna 2011 per il Torino, dove tutto sembra scorrere all’insegna dell’armonia, del sostegno reciproco, del lavorare con piacere.

Come comprendere allora se davvero c’é qualcosa di diverso rispetto al passato? Se c’é qualche elemento che possa far pensare che quest’anno più difficilmente (andare oltre ed escludere categoricamente é impossibile per chiunque non sia Nostradamus) verranno disattese le premesse? Forse, semplicemente affidandosi al bagaglio di chi ne ha visti e vissuti tanti, di questi momenti; alle memorie di chi é più esperto (sicuramente rispetto a chi scrive). Dai dirigenti in visita, ai magazzinieri, ai tifosi.

Ed ecco che quasi tutti costoro sono concordi nel dire che il cemento con cui si sta costruendo questo gruppo 2011/2012 é veramente di qualità. Che l’opera di Ventura non si limita all’apparenza, ma va in profondità, alternando il sussurro all’urlata, il dialogo privato all’udienza plenaria; e che fra i giocatori c’é di base una stima reciproca che non può che fare bene.
Una situazione, questa, che ovviamente si riflette sul campo, dove si sta costruendo una squadra che giochi come tale; non sappiamo se sarà “la più forte degli ultimi cinque anni” (non che il dato sarebbe poi chissà quanto lusinghiero), ma fa ben sperare..

Lo stesso Ventura, sempre molto chiaro, fin dal primissimo giorno si é espresso chiaramente su quale fosse l’unica condizione che poneva alla società per poter portare al miglior compimento la sua opera: la permanenza di Ogbonna.
Con il tempo, poi, il tecnico ha avuto modo di elaborare un secondo convincimento, che non aveva al momento del suo arrivo: ossia che la stessa importanza é rivestita anche da Rolando Bianchi. Lo riteneva un centravanti che aspetta il pallone assolutamente incapace di fare un lavoro diverso, un elemento dallo stipendio troppo maggiore dei compagni per non suscitare invidie e malumori. Ha scoperto, invece, di avere un capitano che con il suo impegno ed atteggiamento esemplari dei compagni si conquistano solo la stima, non la gelosia; un giocatore che trascina il gruppo in allenamento e dà il buon esempio quotidiano.

E l’ha fatto diventare importante nel Torino che verrà. Un Torino che, con l’acquisto di un dirimpettaio per Guberti che sia alla sua altezza o quasi, potrà davvero puntare alla vittoria del campionato. Se tutto questo giocattolo non verrà smontato.
Perché se una casa é costruita con tanti mattoni (25 circa), é vero che non tutti sono uguali; ci sono le pietre angolari, perfino le colonne. Senza le quali magari l’edificio può anche restare su, ma senza la solidità che gli permetta di non tremare, per le scosse o per le paure.

Chiudiamo fuor di metafora: Urbano Cairo vuole la Serie A? Bene: Petrachi stavolta ha lavorato in modo rapido ed efficace (calcolando che ha dovuto farlo ancora una volta quasi privo di budget), Ventura sta facendo altrettanto. L’unico che può smontare tutto é il presidente. Trattenere due campioni con ambizioni (e richieste!) da Serie A é uno sforzo, e se lo farà tutti quanti glielo riconoscereanno; rinunciare a -complessivamente- circa 17-20 milioni é un’enormità, per una squadra che naviga in cadetteria.

Ma la promozione vale molto di più. E allora, dopo aver ben agito nel mese di Luglio, il presidente dia prova non solo di sapersi comportare sulla breve distanza, ma di saper essere lungimirante, di saper guardare non a cinque anni, ma anche solo ad uno: e non indebolisca d’un tratto la bella realtà che sta nascendo. Faccia vedere a tutti che il suo Toro é forte, più forte delle lusinghe. Per una volta.

(foto M.Dreosti)

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