Ora tutti sono con le spalle al muro

Ora tutti sono con le spalle al muro

Tre punti in undici partite. Dopo il primo periodo in cui se ne sono conquistati due in cinque gare, adesso il Toro è riuscito a farne 1 in sei. Sono numeri che fanno venire la pelle d’oca e che dicono chiaramente cosa ci aspetta se non si riesce a invertire la tendenza.

Qualunque altro presidente avrebbe già esonerato Zaccheroni. Cairo, nel bene come nel male, continua a difenderlo,…

Tre punti in undici partite. Dopo il primo periodo in cui se ne sono conquistati due in cinque gare, adesso il Toro è riuscito a farne 1 in sei. Sono numeri che fanno venire la pelle d’oca e che dicono chiaramente cosa ci aspetta se non si riesce a invertire la tendenza.

Qualunque altro presidente avrebbe già esonerato Zaccheroni. Cairo, nel bene come nel male, continua a difenderlo, guardando i pochi aspetti positivi e rimandando, ufficialmente, la considerazione di quelli negativi. Gli va dato atto di rischiare in proprio. Esattamente come Zaccheroni che si assume ogni responsabilità delle decisioni sbagliate. Cominciano però a essere troppe: dal modulo non adatto ai giocatori, alla gestione dei cambi e dello stesso spogliatoio dove ormai per sapere chi giocherà domenica basta guardare chi si lamenta in settimana (Muzzi, Abbruscato e Lazetic). Proporre oggi un sondaggio sul mister significherebbe spalancare la porta all’ovvietà e alla considerazione che riesce difficile immaginare avvio peggiore persino con altri allenatori non giudicati all’altezza in passato. Al suo posto intascheremmo il sostegno presidenziale ricordandoci come e perché è tornato ad allenare. Da allora, tolto un periodo stranamente fortunato, le cose sono tornate nella norma. La fortuna non ci ha mai amato, come confermano i 15 pali colpiti in 23 giornate, motivo in più per smettere di invocarla a parole e cominciare a cercarla con i fatti sul campo. Ieri quante occasioni da rete sono state create ? Il palo di Comotto, quello scheggiato nel finale da Franceschini, quello sfiorato da Rosina sul gol; lo stesso Stellone è caduto su calcio d’angolo, il rigore non concesso non è stato per un tiro respinto in mischia da un difensore. Né il portiere reggino è uscito fra gli applausi come migliore in campo. La squadra ha segnato due gol solo contro Atalanta, Ascoli e Udinese, subendo 29 reti. Dal mercato di riparazione sono arrivati due difensori (in prestito) ancora fermi ai box, mentre l’attacco non è stato toccato spiegando che non c’era nulla di interessante sul mercato (a parte la “veleno-ventola”), che ci sono attaccanti fortissimi in organico che in ogni caso sarebbero andati in campo sempre uno alla volta.

A questo va aggiunta la mancanza di un sano spirito di corpo, del tremendismo che da sempre è patrimonio di questa società e che portava agli occhi da tigre di Asta anni fa, oppure alla rabbia di Nicola lo scorso anno, quando tutta la squadra è riuscita ad andare oltre i propri limiti. E’ vero gli assenti hanno sempre ragione, però a questo punto viene da chiedersi cosa si può fare se non sperare che le cose cambino ? Nell’ordine: che il presidente si renda conto che la sua popolarità è in calo e che la cambiale in bianco che i tifosi gli riconoscono sta scadendo; che Zaccheroni finalmente si renda conto di non avere giocatori adatti al suo disegno tattico e cominci a pensare a soluzioni più adatte agli uomini a disposizione; che nel frattempo questi ultimi riscoprano (o capiscano) l’essenza dello spirito e dei valori Toro. Uno spirito a cui non appartiene per nulla il coro (civile ma fuori luogo) sentito ieri dalla Maratona nel minuto di silenzio dedicato alla memoria di Filippo Raciti e che scredita una tifoseria fra le più belle e vere d’Italia.
Perdere sul campo ci può stare, sugli spalti, così, fa più male.

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