Palermo-Torino: il calcio tra mare, grande storia e bellezza

Palermo-Torino: il calcio tra mare, grande storia e bellezza

Guida al granata in trasferta / La rubrica di Roberto Voigt

Palermo non è solo una grande città europea, ma è un vero e proprio insieme vivente di segni, simboli ed edifici costruiti da culture differenti: un mix affascinante capace di mostrarci quali meraviglie possa regalare l’unione di diverse sensibilità. Palermo infatti è stata fenicia, cartaginese, romana, bizantina, araba, normanna, francese e spagnola: un vero e proprio riassunto della storia dell’Occidente in una sola città. All’ombra del monte Pellegrino secoli di storia si sono succeduti facendo della città un grande laboratorio culturale. Notissimo è il caso della corte dell’imperatore Federico II che in questa città riuscì a realizzare – in pieno medioevo – un modello di integrazione e di dialogo tra le diverse genti del Mediterraneo, al di la del credo religioso e delle rispettive diffidenze. Negli anni di Federico, Palermo fu il faro della grande cultura occidentale: dagli architetti agli astronomi, dai matematici (che qui introdussero nel computo numerico lo zero, di diretta derivazione araba) fino alle lettere rappresentate dalla scuola siciliana, vero e proprio momento aurorale per tutta la storia della letteratura italiana.

Ma non solo letteratura e matematiche: tutta la città serba ricordi architettonici e artistici delle epoche vissute, mostrando fondali meravigliosi (come i quattro canti in piazza Vigliena) o scrigni di grandi bellezze (come nel museo di palazzo Abatellis). La trasferta del Torino a Palermo cade inoltre in un momento meraviglioso dell’anno per visitare il capoluogo siciliano: la primavera regala all’isola colori e profumi fantastici, capaci di incantare, specie per chi vi arriva dalle brume della padana, e di offrire un degno contesto alle meraviglie storiche e artistiche conservate in città. Un giro alla Cappella Palatina o alla Chiesa della Martorana sono già di per sé efficaci per mostrarci come effettivamente questo mix di stili e di genti siano riusciti a intrecciarsi e produrre qualcosa di culturalmente complesso e significativo, facendo di Palermo una grande cerniera tra i popoli, il luogo ideale dove cogliere spunti e influssi da ogni parte del Mediterraneo. La grande storia si respira passo dopo passo, monumento dopo monumento: dalle cupoline di San Giovanni degli eremiti (che ricordano i secoli delle moschee in città, quando il Mediterraneo era un “lago islamico”) alle stratificazioni storiche della cattedrale; dai palazzi normanni alla grande stagione del Liberty, che trasformò nuovamente Palermo in una gemma, all’inizio del XX secolo.

Proprio durante la stagione del Liberty, possibile grazie alla compresenza di grandi famiglie imprenditoriali moderne (e cosmopolite quali Florio, Ingham, Wihtaker) nonché di artisti dalla sensibilità europea (come gli architetti Almeyda e Basile), la città fu invasa dal calcio. Questo non è un caso: il Liberty e il football, a nostro parere, sono infatti due prodotti del medesimo milieu culturale. La nascita e lo sviluppo del calcio a Palermo deve quindi molto a quelle famiglie anglo siciliane già protagoniste del rinnovamento edilizio e dell’“europeizzazione” della città. L’Anglo-Palermitan Athletic and Foot-Ball Club venne fondato a Palermo con lo scoccare del Novecento, con alle spalle la grande famiglia Whitaker. Il fondatore, Ignazio Majo Pagano, ebbe un percorso simile a quello di Edoardo Bosio (l’uomo che portò il calcio a Torino) trasferendosi da giovane a Londra e apprendendo lì il gioco che ormai spopolava tra i sudditi di sua maestà britannica. Una volta tornato in Sicilia, Pagano fondò il suo club calcistico, inizialmente con i colori sociali rossi e blu (come il Portsmouth) ma destinato a tramutarsi in rosa e nero come il rosolio e l’amaro prodotti dalla famiglia Whitaker.

Negli anni del Liberty e della Belle Epoque i palermitani (anche se sarebbe più corretto scrivere gli anglopalermitani) sfidarono marinai inglesi e squadre siciliane, prendendo parte a una serie di incontri capaci di collocarli in un contesto tutt’altro che provinciale. La partecipazione e le vittorie ottenute nel trofeo Lipton, organizzato dal magnate inglese del The e disputato tra squadre campane e siciliane, dimostra la forza della formazione rosanero, capofila in quegli anni di tutto il movimento calcistico del Sud Italia.

Nonostante anni di militanza in categorie inferiori, il Palermo è senza dubbio una delle squadre nobili del nostro campionato, capace di ricordare il proprio ruolo “storico” nella diffusione di questo sport in Italia. E così, al di là delle facce e delle storie accadute nell’ultimo secolo, la trasferta di Palermo dei granata metterà contro due maglie capaci, in un secolo e più, di essersi rese protagoniste nella storia di questo sport e nella storia culturale del Paese. Una partita tra squadre col sangue blu.

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