Parliamo di Ardito

Parliamo di Ardito

di Michele Ferrero

Non sarebbe serio parlare di tattica per una partita non giocata come Torino-Livorno. Strafelici per la salvezza, d’ora in poi ci occuperemo di altro, con un occhio al passato ed uno al futuro, sperando che le scelte della società ci consentano di soffrire un po’ meno. Una di queste tiene tutti sulle spine già da qualche mese.

Premetto…

di Michele Ferrero

Non sarebbe serio parlare di tattica per una partita non giocata come Torino-Livorno. Strafelici per la salvezza, d’ora in poi ci occuperemo di altro, con un occhio al passato ed uno al futuro, sperando che le scelte della società ci consentano di soffrire un po’ meno. Una di queste tiene tutti sulle spine già da qualche mese.

Premetto che stimo Ardito e lo considero uno dei pochi intoccabili del nostro Toro. Farselo scappare sarebbe assurdo, anche perché per essere sicuri di rimpiazzarlo con un giocatore di pari valore si dovrebbe spendere una discreta sommetta. Inoltre l’ingaggio di Andrea, anche concedendogli un meritato ritocco, rimarrebbe più che ragionevole. Se fossi al comando del Toro confermerei Ardito senza pensarci nemmeno un attimo. E non solo per riconoscenza.

Però, siccome il mio dovere in questa rubrica è quello di far riflettere gli amici tifosi sul piano tecnico, vi propongo le seguenti riflessioni a proposito del mediano granata.

Perché uno come Ardito, con il suo rendimento alto e costante, ha così poco mercato?

Come mai chi ce l’ha (ovvero il Toro di Cairo) non fa molto per trattenerlo e chi non ce l’ha non si è ancora dannato per acquistarlo (facendo un’offerta seria) impedendo in tal modo che Andrea venga tenuto sulla corda da chi ne detiene il cartellino?

Me lo sono chiesto, ragionando su tutti i possibili aspetti tecnici del giocatore, e provo a sottoporvi alcuni argomenti per trarre possibili risposte.

La struttura fisica. Il calcio di oggi è diventato uno sport molto muscolare. Uno come Ardito che è alto 1.74 ed è molto leggero è costretto a fare miracoli per starci dentro. Ed in effetti sembra che arrivi a tutta velocità sul portatore di palla avversario sradicandogliela con interventi spettacolari. Ma al suo posto, un mediano di 1.85 tipo Ambrosini (o comunque di possenti caratteristiche fisiche) potrebbe arrivare allo stesso scopo facendo meno passi e meno fatica, senza dare l’impressione di compiere un provvidenziale intervento alla disperata. Il suo aspetto minuto potrebbe indurre noi che guardiamo lottare Ardito a sopravalutarlo leggermente. Una volta Davide sconfisse Golia, ma il fatto fece scalpore perché di solito accade il contrario.

La visione di gioco. Il suo senso del piazzamento non è eccezionale, e questo lo costringe spesso al recupero, che per nostra fortuna riesce ad eseguire con rapidità. A centrocampo ci sono in serie A giocatori con acume tattico senza dubbio superiore al suo. Ardito, corridore sempre generoso nei confronti della squadra, talvolta finisce fuori posizione. A Marassi contro la Samp, per esempio, il gol preso in contropiede è nato da un suo inserimento in area avversaria tentato al momento sbagliato. E contro il Milan si è fatto attirare dal pallone sulla fascia sinistra allargando il buco centrale sfruttato da Seedorf. I suoi passaggi sono abbastanza precisi e la puntualità nei raddoppi dimostra anche sagacia tattica, ma un centrocampista che legge con naturalezza il gioco anticipa più spesso le intenzioni dell’avversario: non è costretto continuamente al miracolo per rubargli la palla a tutta velocità, ma fa sembrare che l’avversario gliela consegni.

Sicuramente Ardito sopperisce a tutto con la grinta, e a noi del Toro piace un sacco. Il suo è un lavoro di sacrificio, che molte volte sorregge l’intera squadra. Però molti allenatori di oggi hanno in mente un centrocampo nel quale i vari elementi che lo compongono siano in grado di scambiarsi con facilità i compiti di copertura e impostazione: sia per ottenere ripartenze più efficaci, sia per poter ricorrere alla tattica del fallo sistematico senza che un singolo incappi in troppi cartellini.

La collocazione tattica. In una squadra gli equilibri sono fondamentali, sono quelli che consentono di fronteggiare le varie situazioni di gioco. E gli equilibri non sono solo tattici, ma anche fisici. Se in mezzo al campo un allenatore è costretto a schierare Ardito in coppia con un regista anche lui di poco peso e bassa statura (sia Gallo che Barone non sono tipi grossi e potenti) si ritrova con un centrocampo troppo leggero. Oltre a sfiancare il mediano, si rischia anche di prendere gol sui palloni alti, in particolare nelle situazioni di palla inattiva. E sui rinvii lunghi dalla difesa, nei quali una squadra in difficoltà è spesso obbligata a rifugiarsi, di testa si viene sistematicamente sovrastati. Fateci caso: in ogni centrocampo che funziona c’è sempre un uomo potente e forte di testa in coppia con uno veloce e magari brevilineo. Vieira con Cambiasso nell’Inter, De Rossi con Pizarro nella Roma, Ambrosini con Pirlo nel Milan (più Gattuso a tutto campo, ma quello è un fenomeno a parte) Donadel con Liverani nella Fiorentina ecc.. Stesso discorso va fatto per l’attacco e per la difesa dove, su 4 uomini, i lunghi devono essere almeno 2. Altrimenti ogni corner diventa un problema grosso. Nel calcio moderno un elemento muscolare in ogni reparto ci vuole sempre, gli allenatori lo esigono. E senza si trovano in difficoltà: quando sottopongono al presidente i nomi di eventuali rinforzi per la squadra chiedono chili e centimetri, prima ancora che piedi buoni.

Integrità e prospettive. Ardito stava giocando abbastanza bene nel Siena quando un grave infortunio ai legamenti lo mise fuori gioco per circa un anno. Fu questa situazione che consentì ai lodisti di prenderlo a costo zero nella terribile estate 2005. Si è ripreso bene, animato dal suo spirito battagliero e da forti motivazioni derivate dal fatto che per lui era il momento decisivo della carriera. Ad un giocatore di quantità di 28 anni non rimane molto tempo per strappare ancora un buon contratto da professionista. Ma una certa fragilità gli è rimasta. Guarda caso nei play-off dello scorso anno ci ha lasciato sul più bello, e per fortuna che Longo, suo sostituto, ha fatto bene in quelle partite cruciali, segnando anche a Cesena e a Mantova. Gol Ardito non ne segna perché non possiede il passo per arrivare da lontano ed i tempi perfetti per l’inserimento. E nemmeno sforna per i compagni palloni interessanti in zona gol. Sicuramente i suoi compiti sono altri, ma se oltre al regista anche il mediano fosse un pochino creativo, il tasso di pericolosità di una squadra salirebbe parecchio. Non è purtroppo il nostro caso.

Inoltre il suo ruolo di faticatore è di quelli che si prestano meglio per lanciare un giovane, perché le responsabilità sono meno pesanti che in altri, tipo portiere o centravanti.

L’inserimento nel gruppo. Non conosco Ardito di persona, quindi non mi azzardo a fare considerazioni sulla personalità e sulla sua presenza a livello di gruppo. Ma per quel minimo che conosco uno spogliatoio di una qualsiasi squadra di calcio, uno che gioca sempre bene e gode di valutazioni comunque buone da parte dei giornali è destinato a suscitare qualche piccola invidia. Avendo un altissimo gradimento presso i tifosi a livello personale per il suo tipo di gioco “tremendista”, Ardito si mette senza volerlo in una condizione di vantaggio mediatico, e potrebbe anche dare fastidio a qualche collega, che non si ritiene inferiore per caratura tecnica e ingaggio. E’ una semplice ipotesi, sia chiaro, non sto accusando nessuno, sono ragazzi giovani e al tempo stesso professionisti con una quotazione che sale e scende, sarebbe umano se così fosse. Per il bene del Toro spero che si tratti di un problema mai esistito, però ai tempi di Zaccheroni, quando Ardito stava fuori, non ricordo dichiarazioni di suoi compagni che ne chiedessero a gran voce il rientro, cosa che verosimilmente sarebbe accaduta nel caso l’escluso fosse stato un leader riconosciuto dall’intero gruppo, tipo Brevi.

Conclusione. Alcuni tra questi argomenti potrebbero contribuire al fatto che Ardito non ha molto mercato e determinato la conseguente incertezza sul suo futuro. Mi rendo conto che la presente analisi sarà oggetto di parecchie critiche, perché Andrea ha molti estimatori (tra questi mi ci metto anch’io senza esitazione) ma evidentemente più tra i tifosi che presso gli addetti ai lavori.

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