Parliamo di Elvis

Parliamo di Elvis

di Michele Ferrero

L’argomento più ricorrente delle mail che ricevo dagli amici di Toronews è un parere su Elvis Abbruscato, il maggiore investimento dell’era Cairo. Il dibattito è aperto: alcuni dicono che vale la pena aspettarlo ancora, la maggioranza sostiene ormai che andrebbe accantonato definitivamente.

Allora lascio perdere la partita con l’Ascoli, che ci tiene in corsa…

di Michele Ferrero

L’argomento più ricorrente delle mail che ricevo dagli amici di Toronews è un parere su Elvis Abbruscato, il maggiore investimento dell’era Cairo. Il dibattito è aperto: alcuni dicono che vale la pena aspettarlo ancora, la maggioranza sostiene ormai che andrebbe accantonato definitivamente.

Allora lascio perdere la partita con l’Ascoli, che ci tiene in corsa per la salvezza ed in apnea per altri 21 giorni, per concentrarmi su Abbruscato, e rispondere su questo tema di interesse generale.

Proverò a esporre qualche idea, che però credo debba riguardare esclusivamente il campo. Mi sento di analizzare Elvis solo tecnicamente: sul piano economico noi tifosi (e così pure i giornalisti) non dovremmo secondo me sputare sentenze, perché i soldi li caccia fuori la società, ed è questa che li perde se l’investimento si rivela sbagliato. Paghiamo il biglietto, certo, e possiamo pertanto constatare come le scelte del presidente influiscano sulla squadra (quindi sul nostro umore) regolandoci di conseguenza. Ma se Abbruscato, acquistato per 4 milioni di euro, viene poi rivenduto a 2, la differenza non la metto io.

E’ in ogni caso evidente che, anche tenendo il giocatore nella speranza che si rivaluti, sarebbe improponibile affrontare una nuova stagione senza adeguate alternative.

Un’altra cosa che eviterò è il giudizio sulla persona. Questo spetta a chi lo conosce davvero. Tra l’altro Elvis mi è simpatico, apprezzo il suo impegno (indubitabile) ed il suo comportamento da ragazzo per bene. Forse troppo: in area di rigore i figli di buona donna servono più dei bravi ragazzi, è cosa nota.

La sua età è quella cruciale di un calciatore: a 26 anni non si è più ragazzini, ma i margini di miglioramento sono ancora considerevoli. Purtroppo la situazione granata è tale che il momento degli esperimenti e delle attese è finito. E non si può più dire, come nel girone d’andata, che Elvis debba avere più fiducia. Ha giocato ormai 27 volte, delle quali 15 dall’inizio e 12 da subentrante, sia da solo che in coppia con un altro attaccante. Ha quindi avuto un numero sufficiente di possibilità per esprimersi, che a diversi suoi giovani colleghi in cerca di affermazione è precluso.

Segnando un solo gol (la doppietta con l’Udinese a partita strafinita non è onesto considerarla attendibile) ha ovviamente attirato critiche e forti dubbi sulla sua caratura. Guardando il suo score, non ha per ora dimostrato di valere la serie A, categoria che un giocatore di sicuro talento raggiunge solitamente prima dei 26 anni.

Il primo elemento di valutazione sono le sue caratteristiche di attaccante. Occorre cioè capire se Abbruscato è una prima punta o una seconda punta. E cosa l’allenatore può pretendere da lui.
Se viene schierato unica punta (è successo 13 volte) ha il peso dell’attacco sul groppone, è chiamato a stoppare il pallone spalle alla porta, difenderlo facendo salire la squadra ed aprire varchi per chi arriva da dietro. Compito ingrato e complesso, ma anche teoricamente vantaggioso perché consente di rimanere comunque il terminale del gioco: quasi tutti i palloni sono giocati sulla punta, che ha quindi le probabilità ed il dovere di segnare più degli altri che partono da lontano (l’esempio illustre è quello di Toni). Sotto questo aspetto Elvis non convince: i suoi fondamentali non gli consentono di tenere palla, soffre l’anticipo dello stopper prestante, raramente riesce a girarsi per concludere, malgrado il movimento di partenza sia eseguito con prontezza.
Di testa se la cava, ma non è l’ariete che le prende tutte, e che trasforma un cros in una fucilata (es. Silenzi).

Da solo non fa reparto: da punta unica (e 3 mezzepunte alle spalle) ha reso bene solo a Messina, dove ha sbloccato il risultato con l’azione poi chiusa da Muzzi. Ma è decisamente troppo poco. L’unica soluzione mai provata è quella con lui prima punta in coppia con una seconda punta di movimento, com’era Floro Flores nell’Arezzo, ma per vari motivi Konan, Oguro e Muzzi non hanno le qualità adatte a girargli intorno.
Pertanto quando Elvis è stato schierato in coppia con un altro attaccante (obbligatoriamente Stellone), ha sempre dovuto agire da seconda punta. E’ successo 10 volte, ma solo 2 dall’inizio. Infatti sia Zaccheroni che De Biasi hanno considerato questa soluzione prevalentemente a partita in corso, in emergenza. In una situazione di svantaggio nel risultato, e con pochi minuti da giocare, le due punte finiscono entrambe per intasare l’area aspettando eventuali cross (pochi peraltro quelli pervenuti). Solo contro la Samp all’andata, procurandosi il rigore, il suo ingresso è stato decisivo, ma sono arrivate anche un paio di prestazioni soddisfacenti. Con l’Udinese ha sfiorato nel primo tempo un gol che si era procurato lui stesso saltando l’uomo in area. Con l’Atalanta ha segnato di testa, con i difensori attirati da Stellone, ma è stato purtroppo un episodio isolato. Sul piano tecnico le qualità necessarie per questa funzione non sembrano appartenergli: il dribbling non è mortifero (andare ad eseguirlo in fascia e crossare gioverebbe al compagno di reparto) e la progressione è discreta, ma non devastante negli spazi ampi. Abbruscato non è un contropiedista, di quelli che lanciati in profondità squarciano le difese e diventano imprendibili in velocità (es. Rizzitelli), anche perché se non è perfetto il primo controllo di palla si viene quasi sempre recuperati.

I movimenti sono spesso generosi, ma anche a livello di malizia, personalità e di credenziali acquisite, la sua non è una presenza che induce all’errore il difensore (es. Inzaghi). Il tiro, poi, rimane tutto da verificare: Elvis sembra possedere un sinistro potente, ma ci vogliono anche fiducia in se stessi e fortuna per renderlo preciso.

E nemmeno si può dire (la media gol qui è l’unico dato inconfutabile) che sia un rapace dell’area di rigore, di quelli opportunisti che al minimo errore ti castigano. Non che abbia ricevuto chissà quali servizi, ma non è il tipo freddo che se gli arriva una palla mette dentro quella (es. Ferrante).

Il calcio è un gioco di squadra, e quindi un discorso individuale non può prescindere dal contesto. E nel Toro assai deludente di quest’anno, sia a livello di manovra che di organico, sono senz’altro da ricondurre tutte le possibili attenuanti di Elvis. Il quale però, nel rendere l’attacco granata il peggiore della serie A, ci ha messo sicuramente del suo.

Da questa analisi individuale, che ho cercato di condurre in modo più obbiettivo possibile, emerge che non c’è purtroppo una qualità naturale e sicura che Elvis può sfruttare e sulla quale la squadra può contare sempre. Chiaro che tutto è migliorabile, ma pur applicandosi nelle varie situazioni di gioco, il suo difetto maggiore rischia di essere… la mancanza di pregi.

Mi rendo conto di sbilanciarmi in questa valutazione tecnica, ma voglio precisare che spero, per il bene del nostro Toro, di aver sbagliato tutto e di essere presto smentito. Sarei felice se Abbruscato segnasse il gol-salvezza e poi sfogasse sotto la curva la rabbia accumulata in 9 mesi, col ditino alzato come per cercarmi dicendo… questo è per te, bastardo!

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