Parma-Torino: una partita surreale, in una capitale del gusto e della raffinatezza

Parma-Torino: una partita surreale, in una capitale del gusto e della raffinatezza

Guida al granata in trasferta / La rubrica di Roberto Voigt

La trasferta di Parma, quest’anno, ha del surreale. Le notizie che rimbalzano qua e là negli ultimi giorni, per non dire nelle ultime ore, hanno trasformato questa partita in qualcosa di più. Potremmo essere arrivati alle ultime battute di questo affaire che ormai da mesi è esploso colpendo il calcio italiano, suscitando polemiche e regalando, almeno ogni giorno, colpi di scena e situazioni sempre più inverosimili. Parma Torino si profila, in queste ore come l’ultima (probabile) partita dei ducali in Serie A: un capitolo che si chiude, in attesa di successive rinascite.

Parma – nel senso della città – ha seguito lo svolgersi della vicenda con passione e attenzione, tra gli aggiornamenti dei vari media e le colonne del suo giornale, La Gazzetta di Parma, uno dei più antichi d’Italia. La vecchia capitale ducale è una città perfetta per una passeggiata pre gara: fin dai primi passi si capisce molto bene perché così spesso Parma sia in testa alle classifiche delle città ideali per qualità della vita (anche se a onor del vero qualcuno ricorderà come la città emiliana sia stata anche additata, qualche anno fa, come città più noiosa del mondo). Il duomo, nel cuore dell’abitato, ci riporta con la sua facciata nel cuore del medioevo quando Parma, protetta dalla Vergine, fece fuggire l’esercito dell’imperatore Federico II. L’interno, invece, lascia stupiti per le pitture del Correggio e soprattutto per quel gran capolavoro che sono gli affreschi della cupola, dove l’occhio si perde in quel movimento vorticoso di santi e di nuvole. Davanti al duomo il battistero, altra grande gloria medievale parmense: progettato da Benedetto Antelami, è a tutt’oggi noto in tutto il mondo come “punto di giunzione” tra l’architettura romanica e quella gotica. Allo stesso modo si visita incantati anche l’abbazia di San Giovanni e l’ex Monastero di San Paolo, scrigni di arte e di bellezza.

Ma Parma non è solo le sue chiese. Città di antiche ascendenze etrusche, già centro amministrativo nodale sotto i longobardi, la città emiliana conobbe un periodo felice durante il medioevo, quando divenne libero comune nel 1022. Nel 1247 fu cinta d’assedio da Federico II, la persona più interessante della sua epoca. L’imperatore, tenendo fede al suo soprannome di Stupor Mundi, decise di costruire una vera e propria città gemella per gli assedianti, dal nome “beneaugurante” di Vittoria, dotandola di strutture in muratura, di una chiesa e una zecca. Una bizzarria che non si è conservata: sfruttando una breve assenza dell’imperatore, i parmensi uscirono dalle mura e scacciarono gli avversari, radendo al suolo Vittoria e riportandosi in città un bottino invidiabile: la corona imperiale.

Nel corso dei secoli la grande politica non abbandonò la città: nel 1545 Paolo III, il papa del concilio di Trento, creò il ducato di Parma e Piacenza per il figlio, Pier Luigi Farnese. Tra guerre e feste i Farnese governarono fino al 1731, quando estinta la dinastia balzarono al comando del ducato i Borbone di Spagna. Nonostante i grandi rivolgimenti che squassarono l’Italia nei secoli dell’età moderna, il ducato di Parma riuscì sempre a sopravvivere, a superare ancora integro tutte le tempeste, compresa quella napoleonica, arrivando fino al XIX secolo. Ed è proprio qui, nel lungo Ottocento, che lo stereotipo del parmense gourmet e melomane si radica nell’immaginario comune. Maria Luigia (dopo essere stata la seconda moglie di Napoleone) fu duchessa dal 1816 alla sua morte, nel 1847, e molto si adoperò per trasformare e abbellire la città. Oltre a ponti e a ospedali la duchessa costruì il Teatro Ducale (oggi Regio) tempio della musica lirica e il conservatorio. Esempio dell’attenzione che mise Maria Luigia per propagandare l’arte nel ducato furono i prezzi bassi con cui permise a molti di approcciare la musica e alcune borse di studio, erogate per permettere a molti ragazzi poco abbienti di studiare. Tra i beneficiari di queste borse uno, in particolare, diventò un grandissimo della cultura italiana: Giuseppe Verdi. Il Regio di Parma divenne così fin da subito un luogo magico per la musica lirica, calcato da grandi artisti internazionali, mentre in città, alla sua ombra, nascevano personalità come Toscanini. La duchessa riordinò anche molte collezioni di arte nel Palazzo della Pilotta, altro luogo magico di Parma. Mezzo bombardato e nel contempo magnificamente restaurato, il palazzo, nasconde grandi capolavori artistici e il teatro Farnese, altro punto di riferimento per gli amanti della musica e dell’opera. Ma Parma, oltre alla musica, gode anche di eccellenze non meno importanti: il cibo. La città ducale è infatti una delle mete preferite di gourmet e di golosoni, con i suoi antipasti e i suoi piatti succulenti: una mangiata nella città ducale è sempre da consigliare.

Parma è quindi una città consacrata al gusto per l’arte, per la musica e per il cibo, una città raffinata piantata in mezzo alla padana, un luogo dove un torinese non si potrà mai sentire a disagio. Una città a cui, al di là di ogni campanilismo possibile, è bene augurare anche un pronto ritorno al gusto per il calcio – il grande calcio – quello che fino a non troppo tempo fa passava anche da Parma.

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