Per un palo

Per un palo

Villaggio Granata / Crescere torinista nella Villar Perosa culla bianconera 

Era il marzo 1998, anno che per gli appassionati di calcio, soprattutto per quelli che abitano oltralpe a un’ora di macchina ad ovest da casa mia, fa tornare in mente il mondiale di Francia. Uno dei mondiali più belli a memoria mia di ragazzino che incoronò Zidane a leggenda, fece piangere i cuori a vedere il naufragio finale di Ronaldo (il Fenomeno, non l’altro) e fece sognare i tifosi più romantici attorno a quelle divise impossibili da confondere a scacchi bianco e rosso della favolosa Croazia di Suker e Boban.

Ma questi sono i ricordi del tifoso qualunque, per un bambino granata di 10 anni il 1998 è la prima pagina triste della mia storia granata, non sarà l’ultima ma rimarrà quella più dolorosa

Torniamo quindi al nostro marzo 1998, era un pomeriggio stranamente caldo e soleggiato e il piccolo Federico di 10 anni si trovava a fare l’intervallo dopo pranzo in cortile della scuola media Marro di Villar Perosa. Vista la giornata era d’obbligo la partitella a pallone. Il gioco della “tedesca” era allora ancora poco conosciuto per cui si faceva una porta con due felpe a fare i pali (maledetti pali, ma ci arriveremo) e semplicemente si cercava di far gol al malcapitato portiere di turno in qualunque modo (dalla sciabattata al missile da un metro), chi tira fuori va in porta per cui occorreva trovare due beniamini: un attaccante e un portiere da imitare e sognare. Inutile dire che i più gettonati sono Peruzzi e Del Piero, d’altronde siamo a Villar Perosa casa Agnelli, poi arriva Marco tifoso granata che forse un po’ si vergogna e butta giù un po’ di esterofilia citando niente meno che Litmanen e Van Der Sar dell’Ajax e poi tocca a me e ancora ebbro della visione dei miei beniamini pochi giorni prima calo Lucone Bucci e Diego Armando Ferrante

Eh si sono tempi duri, si era stranamente in serie B ma la mia fede granata era più splendente che mai esplosa qualche giorno prima per aver potuto godere della vista dei miei idoli sbancare lo stadio, no vabbè il campo sportivo comunale di Villar Perosa, per 8-0 contro il malcapitato Cumiana squadra di bassa categoria del circondario. Mi son sempre chiesto a posteriori perché il Toro fosse venuto a giocare lì, al campo che da qualche anno è dedicato a Gaetano Scirea e che da sempre è meta delle amichevoli in famiglia della Juventus di metà agosto. Ma allora non mi importava perché avevo visto sfilare, giocare e firmare il mio poster con la foto della squadra, i miei beniamini tra cui su tutti Bucci e Ferrante.

Quel giorno ovviamente il nostro Marcolino Ferrante segnò, lo faceva sempre, ma mattatore dell’incontro fu Felice Foglia, Happy Leaf per Graeme Souness, che calò il poker. A seguire misero il nome sul tabellino dei marcatori anche PuscedduPianotti e come dimenticarlo Anthony Dorigo. Amavo il buon Tony sceso dall’Inghilterra dove vinse la Premier col Leeds per riportare il Toro in A. Ho sempre amato i grandi stranieri giunti in granata, eppure Dorigo fu il giocatore che più mi fece piangere in quel finale di stagione.

Se infatti qualcuno mi dovesse chiedere quando è stata la prima volta che ti sei sentito del Toro non avrei dubbi a scegliere l’istantanea bruciante del 21 giugno 1998 quando il buon Tony autore fin lì di una gara commovente calciò quel maledetto rigore su quel maledetto palo regalando la Serie A al mai troppo amato Perugia di Materazzi. Sdeng, quel rumore rimane ancora oggi nelle mie orecchie e come la lampadina di Pavlov fa sbavare il cane di turno a me fa scendere tuttora le lacrime. Quanto pianse quel giorno il piccolo Federico.

E così quando mercoledì sera mentre festeggiavo la bella stagione con Glik e Ventura alla festa per i 10 anni di ToroNews il mio cuore era in sintonia con i tifosi laziali che vedevano scivolare via i sogni di gloria per la loro bella squadra sul pallo, doppio per di più, di Djordjevic. Ecco se posso consigliare un acquisto a Cairo, prenda Djordjevic mi sembra oltre a essere un buon attaccante anche uno di noi ritornato a tempo di record da un brutto infortunio per colpire il palo nella partita più importante della stagione.

Per un palo, quante cose possono cambiare, senza dimenticare Amsterdam (ma qui il piccolo Federico aveva l’incoscienza dei 4 anni) e come si potrebbe….

 

 

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