Vittorio Pozzo e quei preziosi consigli per la costruzione del Grande Torino

Vittorio Pozzo e quei preziosi consigli per la costruzione del Grande Torino

Verso il 4 maggio/ Il tecnico due volte campione del mondo ebbe un ruolo chiave nella creazione di questa Leggenda 

 

Quando si pensa al Grande Torino, la mente vola ad immaginare le gesta di una delle squadre più forti di tutti i tempi. Non si può non pensare però anche a Vittorio Pozzo, che nella costruzione di questa squadra ha avuto un ruolo fondamentale: piemontese doc, classico esempio di una persona semplice quanto straordinaria, estremamente dedito al lavoro, onesto e ferreo nei metodi, ebbe una vita ricca di soddisfazioni arrivate grazie all’impegno quotidiano in ogni attività intrapresa.

VITTORIO POZZO – Frequentò il Liceo Cavour a Torino, poi iniziò la carriera da calciatore all’estero, dove fu fondamentale l’esperienza inglese, e militò anche nel neonato Torino (di cui contribuì alla fondazione). Divenne direttore tecnico della Pirelli, incarico che divise presto con quello di allenatore della Nazionale italiana di calcio dal 1912, in tempi in cui il calcio, ancora agli albori, era un’altra cosa: lasciò e riprese più volte la guida tecnica degli azzurri, di cui è ancora oggi il secondo allenatore con più presenze (dietro Bearzot). Oltre a ciò, divenne anche giornalista de La Stampa. I più grandi successi alla guida della Nazionale, ovviamente, rimangono i due mondiali ’34 e ’38. Pozzo rivoluzionò il mondo del calcio sotto molti punti di vista, dalla tattica ai ritiri pre-partita. La sua abilità e la ferrea disciplina gli permisero di raggiungere i grandi traguardi più ambiti attraverso una mentalità d’altri tempi. Ma non finisce qui: il suo ruolo fu determinante anche nella costruzione del Grande Torino.

POZZO E FERRUCCIO NOVOVittorio Pozzo era semplicemente quanto di meglio poteva esserci sul mercato dei tecnici. Tantissima esperienza anche internazionale, abilità riconosciute da tutti, disciplina esemplare. Proprio quello che ci voleva per Ferruccio Novo, altro piemontese doc e torinista dalla nascita, appena entrato nel mondo del calcio. Gli servivano grandi consigli, doveva costruire una grande squadra prima fuori che dentro al campo. Dopo aver acquistato nel 1939 l’AC Torino, dunque, l’aiuto del commissario tecnico della Nazionale divenne indispensabile per lanciare la grande macchina granata che passerà alla storia come Grande Torino.

LA COSTRUZIONE DEL GRANDE TORINO – Come si diceva, Pozzo studiò all’estero e fece esperienza in Inghilterra, dove percepì le tattiche più innovative e all’avanguardia per il calcio del tempo. La società, sotto i suoi consigli, venne rivoluzionata da cima a fondo: vennero ingaggiati collaboratori competenti come Janni, Sperone, Ellena. Agnisetta divenne il nuovo ad, Copernico ricoprì l’incarico di consigliere. Lievesley andò ad allenare le giovanili, e ad Erbestein venne affidato l’incarico di nuovo allenatore. Insomma, una rivoluzione societaria, prima ancora che della squadra. Dietro i consigli di Pozzo si gettavano così basi solidissime con le quali andare a sua volta a cercare talenti del panorama calcistico. Grazie ad un team così competente, in pochi anni il Grande Torino divenne una società all’avanguardia sotto tutti gli aspetti, ed esempio mondiale per il calcio. Grazie al duro lavoro si formò una squadra di esperti osservatori. Inoltre, i granata, sempre sul modello inglese, passarono da uno stile di gioco a “metodo” ad uno stile a “sistema”, vera rivoluzione per il calco italiano che gli permise di essere più concreti in mezzo al campo e propositivi in avanti.

Insomma, a partire dal ’39 si creò un binomio perfetto tra Pozzo e Novo, tra la Nazionale e il Torino. I preziosi suggerimenti di un uomo che più di tutti masticava calcio, furono fondamentali ed innovativi per costruire una squadra mai dimenticata. Ma qui, del resto, inizia un’altra storia che prosegue ancora oggi e che appassiona migliaia e migliaia di tifosi sparsi per il mondo.

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