Quando il cielo tremò, e la terra pure

Quando il cielo tremò, e la terra pure

Riceviamo e pubblichiamo / L’analogia del dolore e della ricostruzione tra il Toro e il popolo dei terremotati: entrambi con uno spirito di solidale

milan, torino

Il Toro sa bene cosa significa perdere ogni cosa nello spazio di un lampo, il rombo di un tuono. Sa cosa si prova a muovere i passi tra le macerie di cose che hanno smesso di essere e tra persone che hanno smesso di vivere. Il Toro sa quanto sia importante sentirsi abbracciati da persone amate ma anche da estranei, quando tutto sembra perso. Quando, prima della partita col Bologna, lo stadio Grande Torino ha taciuto per sessanta secondi,  si è respirata forte la consapevolezza che la sofferenza più profonda non si può urlare. È qualcosa che solo il silenzio sa dire. Il primo a ricostruire è senza dubbio il pensiero: è necessario convincersi che per ogni cosa che finisce, una ne comincia. Non è mai, tutto perso. Dopo il pensiero, vengono in soccorso le mani, per ricostruire, e allora qui c’è bisogno di fondi per edificare case e scuole, riparare strade e vite. Il Toro tira fuori dall’armadio l’attuale maglia numero dieci, quella di Adem Ljajic (usata meno di quanto sperassimo, purtroppo) e la mette all’asta sulla piattaforma Charity Stars. Un click qui ed è fatta, si può partecipare alla raccolta fondi. E poi la partita contro l’Empoli: cinque euro di ogni biglietto venduto saranno devoluti a favore delle vittime del terremoto. Speriamo che a queste iniziative ne seguano ancora e ancora, tutte con orgogliose sfumature granata. A volte trema il cielo, altre la terra. La solidarietà invece no.

Maria Grazia Nemour

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy