Riforma sulle rose, cosa cambia per il Torino: Acquah e Obi considerati “formati in Italia”

Riforma sulle rose, cosa cambia per il Torino: Acquah e Obi considerati “formati in Italia”

Approfondimento / Benassi e Gaston Silva liberamente collocabili come Under 21. Con la nuova riforma sulle rose, voluta da Tavecchio, però, il “made in Italy” è solo apparente…

É passato quasi un anno dalla nomina di Carlo Tavecchio come presidente della FIGC. Il contributo principale apportato dal massimo dirigente del calcio italiano è stata l’introduzione della riforma sulle rose, entrata in vigore il 20 novembre scorso. L’obiettivo è combattere il fenomeno, sempre più dilagante e preoccupante, dei calciatori stranieri. Se non estirparlo alla radice, comunque limitarlo, per proteggere il cosiddetto “made in Italy“, tutelare il lavoro di formazione dei tecnici dei vivai e incentivare l’utilizzo in prima squadre di elementi provenienti dalle giovanili.

Ricapitoliamo i punti cardini della riforma: le rose delle squadre di Serie A per la stagione 2015/2016 dovranno essere composte da un massimo di 25 giocatori, di cui 4 formati professionalmente in Italia e 4 provenienti dal vivaio del club per il quale sono tesserati. Cosa significa? Che almeno 4 giocatori devono aver trascorso, tra i 15 e i 21 anni, almeno 3 anni – o stagioni sportive che siano – nel nostro paese, a prescindere dalla nazionalità del giocatore. Per “giocatore proveniente dal vivaio“, il discorso è lo stesso: 3 stagioni sportive, tra i 15 e 21 anni, con il club per il quale giocano. Nella conta dei 25 giocatori non sono inclusi coloro che, al 31 dicembre 2014, fossero ancora Under 21. Il criterio della nazionalità è sempre secondario ad ogni valutazione. Ecco perchè Jacopo Sala, italianissimo centrocampista dell’Hellas Verona, non è considerato un prodotto del movimento calcistico italiano, avendo giocato 4 anni nelle giovanili del Chelsea tra il 2007 ed il 2011, per poi proseguire in Germania. A differenza di Rene Khrin, ad esempio, sloveno ma considerato un “prodotto del vivaio” avendo disputato 3 stagioni con la maglia delle giovanili dell’Inter.

Non è tutto chiaro e lampante come sembra: perchè per favorire questa trasformazione, è stata inserita una “norma transitoria” secondo la quale non ci sarà alcuna differenza, per la stagione 2015/2016, tra i giocatori formati in Italia e quelli proveniente dalle giovanili. L’ennesimo cavillo: “fatta la legge, trovato l’inganno“, come si suol dire. Le società che non disponessero del numero minimo di giocatori formati nelle giovanili (4, lo ricordiamo), possono tranquillamente aggirare il regolamento. Al momento, Juventus, Lazio e Napoli non rientrerebbero nei parametri, mentre società virtuose come Inter e Milan (che per questioni economiche hanno dovuto aggregare giovani della Primavera) possono contare su addirittura 7 e 6 giocatori rispettivamente cresciuti nel settore giovanile.

In questo preciso momento, contando anche Marcelo Larrondo (sebbene il ritorno in Argentina sia imminente) e i Primavera ai quali il Torino dovrà trovare una sistemazione – la rosa granata è così composta: Padelli, Ichazo, L.Gomis, Castellazzi, Glik, Maksimovic, Jansson, Bovo, Moretti, Avelar, Molinaro, Zappacosta, Peres, Vives, Baselli, Acquah, Obi, Gazzi, Farnerud, Stevanovic, Martinez, Quagliarella, Maxi Lopez, Larrondo, Amauri. Gli Under21 (per i quali non ci sono vincoli di collocamento) sono: Morra, Benassi e Gaston Silva. Per quanto riguarda i calciatori cresciuti nel vivaio ritroviamo lo stesso Morra, Quagliarella e Lys Gomis.

N.B In neretto i giocatori ‘formati in Italia’, in granata i giocatori ‘formati nel Toro’

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