‘Spinelli ? Si riveda la partita’

‘Spinelli ? Si riveda la partita’

"Spero di rimanere a lungo in questa piazza che rappresenta il punto più alto della mia carriera”. Lo dice il mister vittoria Gianni De Biasi, durante la presentazione del libro di Sabrina Gonzatto. Ad accoglierlo, dopo il successo decisivo quanto insperato di ieri, una folla di tifosi e di addetti ai lavori. Nel corso del dibattito la moglie, Paola, chiamata in causa per spiegare…

"Spero di rimanere a lungo in questa piazza che rappresenta il punto più alto della mia carriera”. Lo dice il mister vittoria Gianni De Biasi, durante la presentazione del libro di Sabrina Gonzatto. Ad accoglierlo, dopo il successo decisivo quanto insperato di ieri, una folla di tifosi e di addetti ai lavori. Nel corso del dibattito la moglie, Paola, chiamata in causa per spiegare al pubblico come il marito abbia vissuto questi due anni di andirivieni, gli fa un assist “pesante”: “ha trovato la piazza ideale per una persona come lui, appassionata e vulcanica”. Praticamente una cannonata a due passi dalla linea di porta che il mister ammette di non avere fatica a sospingere in rete, ma solo “un iniziale smarrimento nel sentir dire certe cose in pubblico. Resto il fatto che è vero: ho perso la testa e anche qualche anno di vita per il Toro. Ho sposato il progetto del Toro volentieri sapendo di arrivare in una piazza importante che per me rappresenta il punto più alto della mia carriera. Mi auguro che ci siano le condizioni per potersi legare per più di un anno e toglierci altre grandi soddisfazioni insieme"

All’ombra della Mole, nella storia della società granata il mister ha trovato il suo giocatore ideale: “Ferrini perché dava l’anima in campo e nello spogliatoio aiutando anche l’allenatore a motivare i compagni. Io vengo dalla gavetta e il Toro in questo momento è la punta di una montagna che ho scalato con la mia piccozza con tanta fatica e nessuna raccomandazione. Una cosa che mi sta facendo godere una vista e un paesaggio unici e che valgono tutte le sofferenze passate”.

Tornando sull’impresa di ieri, il mister, stimolato da Paolo Aghemo presentatore dell’evento, ammette che "abbiamo avuto anche fortuna e per una volta i pali li hanno presi loro. I ragazzi, a cui va il merito della vittoria perchè ci hanno messo cuore, sofferenza e intensità, hanno fatto una onesta gara di contenimento che magari la Roma avrebbe meritato di pareggiare, però a noi quei tre punti servivano troppo". Poi si sofferma sulle scelte tattiche: "Volevo blindare la difesa e in quel ruolo era Di Loreto quello che mi dava le garanzie maggiori. Poi i guai sono arrivati a partita in corso con Muzzi che si è fatto male, seguito subito dopo da Franceschini. La "ciliegina" finale è stata Stellone che si è infortunato appena avevo esaurito i cambi, è stato bravo a resistere in campo dando un prezioso contributo".

Non poteva mancare una pepata quanto meritata risposta a quanti da Livorno e Catania storcevano il naso al risultato dell’Olimpico: "solo chi non ha visto la partita può pensare a una vittoria facile. La Roma ci ha creduto fino alla fine colpendo tre traverse che mai in passato aveva toccato. Chi parla senza conoscere le cose come sono andate farebbe meglio a stare zitto. Domenica con il Livorno sarà durissima, anche perchè è lo scontro decisivo, quindi piedi per terra e pensiamo a stare concentrati. Non siamo ancora salvi".

Un riconoscimento arriva anche da Paolo Anselmo, vice-presidente dell’Associazione degli Allenatori. “Lui fa allena-menti, perché allena le menti nel vero senso della parola, non cura solo la preparazione tattica, ma guarda molto la motivazione e la testa dei suoi giocatori”.

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