Sproloqui

Sproloqui

di Paolo Morelli

Blob tra il serio e il faceto di una settimana di chiacchiere calcistiche

Che Matarrese richiami all’ordine gli allenatori con una bella letterina dovrebbe creare un po’ di scalpore. Non per il fatto in sé – visti gli eventi, una bella strigliata a certi tecnici sarebbe utile – ma per la persona in sé. Matarrese che poco…

di Paolo Morelli

Blob tra il serio e il faceto di una settimana di chiacchiere calcistiche

Che Matarrese richiami all’ordine gli allenatori con una bella letterina dovrebbe creare un po’ di scalpore. Non per il fatto in sé – visti gli eventi, una bella strigliata a certi tecnici sarebbe utile – ma per la persona in sé. Matarrese che poco più di due mesi fa aveva proposto di inserire delle celle negli stadi, appositamente per i tifosi violenti, che così avrebbero potuto comodamente guardarsi la partita da dietro le sbarre. Matarrese che ora invece chiede al ministro Maroni meno «restrizioni contronatura», come ad esempio il divieto di trasferta per le tifoserie giudicate pericolose. Ma delle belle carceri tra gli spalti dell’Olimpico o di San Siro non sarebbero contronatura, anzi! Sarebbero anche educative. Vuoi mettere il padre di famiglia col figlioletto allo stadio che indica i tifosi dietro le sbarre dicendo: «Figliolo, quelli sono i cattivi». E magari il bimbetto risponderebbe anche: «Chi? Quelli dell’altra squadra?». Matarrese che dopo l’omicidio dell’ispettore Raciti in Catania-Palermo del febbraio 2007 si oppose al blocco del campionato dicendo: «Lo spettacolo deve andare avanti». Che chieda ai tecnici di «tenere un comportamento corretto», fa quantomeno sorridere.

Poi c’è Ancelotti, allenatore del Milan, che si scaglia contro gli arbitri che a suo dire «fischiano troppo». Ma sul rigore assurdo concesso alla sua squadra domenica, è stato prontissimo a ritrattare. «L’errore si capisce solo alla moviola», ha detto. Peccato. E non è quello un caso in cui l’arbitro ha fischiato troppo? O meglio, un caso in cui l’arbitro ha esagerato un po’, perché il fallo era palesemente fuori area. Ma su Ancelotti vigila l’ottimo Adriano Galliani, perché dopo le affermazioni di due domeniche fa, s’è mosso addirittura Collina a pizzicare il tecnico rossonero, dopo aver dato ragione a Cairo. Era ora. Galliani ha detto che di arbitri non si deve parlare, perché «anche quando sbaglia un arbitro, dico che la colpa è dei giocatori». Dopo Milan-Chievo ha poi ribadito: «Di arbitri non parlo», ma subito dopo non ha saputo proprio resistere, e gli è scappato un «però Inzaghi era stato affossato in area». E chi glielo spiega al Chievo che Kakà era fuori area ma «l’errore si capisce solo alla moviola»? Meglio mettere la moviola in campo allora, come ha rilanciato Cairo.

Ma Ancelotti non si ferma mica qui. La scorsa settimana ha tenuto un seminario a Coverciano sul «rapporto tra allenatore e stampa». Con lui c’era anche Ulivieri, un altro “maestro” della comunicazione. Al seminario hanno partecipato 80 giornalisti, chissà se tra di loro ci fosse anche Enrico Varriale. Sicuramente avrebbe avuto da imparare, sarcasticamente parlando, poiché negli ultimi sette giorni, è stato il giornalista che più ha mandato in bestia gli allenatori. Due domeniche fa Mourinho, che se n’è andato dopo aver sentito la parola «Mancini». L’altro ieri invece Zenga, che per tre minuti ha dato luogo ad uno squallido teatrino con frasi del tipo: «Lei pensi alla sua famiglia», «Non parli di me quando non ci sono» ma anche «Lei mi minaccia». Sarà l’effetto-Varriale? Lo vedremo domenica prossima. Intanto ieri Zenga s’è beccato una bella multa.

Chiudono il conto delle frasi a sproposito Gasperini e Cassano. L’allenatore del Genoa ha dichiarato mercoledì scorso: «Sappiamo come vincere». E difatti si è visto. Invece Cassano ha detto di aver avuto ben 700 donne. Poi però ha anche spiegato che i propri virili trionfi sono stati dovuti al calcio. Ha poi aggiunto: «Ero povero, ma tengo a precisare che nella mia vita non ho mai lavorato». Non avevamo dubbi. Citazione finale per Moggi. Il pm Luca Palamara ha chiesto sei anni di reclusione per lui e cinque per il figlio. “Lucky” Luciano ha però detto che erano i calciatori a cercarlo spontaneamente. Non si sa se lo facessero via telefono o coi pizzini.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy