Stato confusionale

Stato confusionale

La partita di Roma non è stata quella della svolta: con il minimo indispensabile, grazie ad un super Pandev, che non è Ronaldo, ma i gol li sa fare, la Lazio ha portato a casa i suoi tre punti. Mentre i romani hanno come punto di forza un gioco corale fluido, il Toro dà l’impressione di essere una squadra nata “per caso”. Giocatori che singolarmente sono discreti, ma insieme non rendono. Colpa…

La partita di Roma non è stata quella della svolta: con il minimo indispensabile, grazie ad un super Pandev, che non è Ronaldo, ma i gol li sa fare, la Lazio ha portato a casa i suoi tre punti. Mentre i romani hanno come punto di forza un gioco corale fluido, il Toro dà l’impressione di essere una squadra nata “per caso”. Giocatori che singolarmente sono discreti, ma insieme non rendono. Colpa del mister? Può essere, Zaccheroni ha una buona conoscenza del calcio, però ha un andamento lento nella costruzione delle sue squadre, con l’Udinese il miracolo riuscì, ma ebbe il tempo di lavorare in pace, di costruirsi la squadra pezzo per pezzo.

Cairo è l’opposto di Zac, è abituato ai successi veloci, ad agire senza particolari scrupoli, ma ripartire da zero non è facile per nessuno. Tutta la fortuna che ha avuto l’anno scorso sembra ritorcersi contro in questa stagione, o perlomeno ha sperato che certi errori, con l’aiuto del destino amico, non diventassero troppo evidenti. Lo sbaglio più grande è stata la cessione di Fiore, che oltretutto è andato a rinforzare una diretta concorrente per la salvezza. Chiunque abbia avuto occasione di vedere gli ultimi allenamenti del neo amaranto poteva rendersi conto dei suoi miglioramenti, pronto per un grande girone di ritorno. Galante, prima del match contro i granata, aveva detto a Toronews che il Toro poteva puntare alla Uefa, mentre loro dovevano lottare per la permanenza in A, oggi forse non confermerebbe le stesse parole. Fiore si è subito integrato con la sua nuova squadra perché ha trovato in Lucarelli un ottimo interlocutore, un centravanti cinico che riesce a concretizzare e fraseggiare le sue aperture, che al Toro non c’è.

I giocatori non amano Zac, non ci vuole molto a capirlo, però Cairo, testardamente, non vuole ammettere l’errore e di certo il tecnico di Cesenatico non darà mai le dimissioni, nonostante i 3 punti raccolti in 12 partite. A questo punto però una soluzione bisogna pur trovarla perché, anche se il mister continua a dire che i punti per la salvezza verranno, se non arrivano la situazione può diventare molto pericolosa. Che fare dunque? Creare uno zoccolo duro con i giocatori che credono ancora nel progetto Toro, al di là della sopportazione o meno di Zac, così da mettere in campo solo chi è davvero motivato, senza guardare ai nomi o al curriculum. Nella speranza che Coco e Bovo, quando potranno essere chiamati in causa, non dimostrino di essere un’altra scommessa persa di Cairo.

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