Storie di derby: quando gli operai bloccarono le linee della Pianelli e Traversa e Meroni restò al Toro

Storie di derby: quando gli operai bloccarono le linee della Pianelli e Traversa e Meroni restò al Toro

Verso Torino-Juventus / La storia di un boicottaggio, di una sommossa popolare contro il trasferimento della “Farfalla Granata” alla Juventus. La storia di un derby dove, insieme ai granata, giocò anche un angelo

Quella di Gigi Meroni è una storia pregna di emozioni, commovente, toccante, mitica. Quasi ad ergersi come simbolo di quel periodo di fermento sociale che erano gli anni’60, l’epopea di Meroni ha sempre avuto una costante che più o meno ciclicamente si è riproposta: la rivolta popolare.

LA RIVOLTA DI GENOVA – Nel 1964, i tifosi del Genoa scendono in piazza nel capoluogo ligure, per scongiurare il presidente rossoblù a tenere quel ragazzo dai modi trasgressivi (un po’ come “quel George Best” in Inghilterra, sussurrerà qualcuno), ma dalla classe unica e dai colpi magici, un numero 7 (o 11) moderno, come pochi se n’erano visti allora, e come altrettanto pochi se ne vedranno in futuro. Alla George Best, diranno a posteriori -questa volta – in molti. Ed effettivamente la classe era quella, lo sguardo da ragazzo maledetto anche, la voglia di cambiare aria pure: la sommossa di Genova, infatti, non aveva convinto il patron rossoblù a declinare l’offerta importante di Orfeo Pianelli, Meroni diventa granata quella stessa estate.

L’ARRIVO A TORINO – A Torino, “la farfalla” ci mette ben poco a diventare una star, oltre a confermarsi come simbolo di un tempo che stacambiando, di un mondo che si sta aprendo ad un cambiamento epocale dei costumi e della cultura di massa, di una società che si avvicina a quel ’68 che il nostro Meroni non conoscerà mai. Tornando al calcio giocato, comunque, Meroni continua a mostrare all’intera Europa le sue impressionanti doti tecniche, e arriva, così, l’interesse sempre più pressante delle grandi squadre italiane, su tutte, manco a dirlo, la Juventus.

L’OFFERTA DELLA JUVE E IL BLOCCO DELLE LINEE – La società di Giovanni Agnelli, infatti, nel 1967 fa pervenire ad Orfeo Pianelli un’offerta praticamente irrinunciabile: il patron bianconero vuole Meroni, lo vuole ad ogni costo, e 750 milioni di lire farebbero gola a qualsiasi presidente. Pianelli, ci pensa, è ad un passo dall’accettare, manca solo la firma, quando – per la seconda volta nella vita di Meroni – è il “popolo” ad intervenire, per cercare di ottenere quello che il “padrone” sembra non volere: tener Meroni, ad ogni costo, sopra ogni ragione finanziaria. Gli operai della Pianelli&Traversa, in quei giorni, rischiano il posto di lavoro e bloccano le linee, entrando nella leggenda di questo sport: si narra, infatti, che gli stessi ammutinati boicottarono alcune macchine, facendole uscire dalla “linea” con scritte incise sulle portiere come “Juve M****” o “Meroni non si tocca”.

LA MORTE E IL DERBY – Una vera e propria sommossa popolare per Gigi, che, alla fine, non partì: Pianelli ascoltò la piazza e tenne il giocatore, che pochi mesi dopo scomparve tragicamente, proprio prima di un derby con la Juventus. Pianelli, sommessamente, in seguito si pentì di non averlo ceduto ai “cugini” e di aver dunque permesso al destino di portarsi via “la farfalla granata”, quel giorno di ottobre in Corso Re Umberto. Il Derby che si giocò dopo la sua morte vide una Juventus crollare sotto i colpi dei granata, quasi come se il Toro fosse in 12, quasi come se in ognuno dei 4 gol segnati da Combin e compagni ci fosse anche il suo, di zampino. 

Ma perché ricordare, ancora oggi, prima di un derby, Gigi Meroni? Perché Gigi, oltre ad essere arte, oltre a costituire storia, è anche e soprattutto il simbolo triste e romantico del destino, del fato. Di un fato che ha visto un’intera città in rivolta per cercare di trattenere il suo campione, di un destino che per una volta sembrava premiare il popolo granata confermandolo al Toro nonostante le pressioni juventine, ma che poi ha mostrato il suo vero volto trafiggendo il cuore di migliaia di persone quella sera di ottobre. Meroni, però, è quello che fece rivoltare una fabbrica di operai, è quello che fece rischiare -indirettamente – il posto a migliaia di uomini con famiglia, è quello che, da angelo, ha vinto un derby. E questo, davvero, sono in pochi a poter dire di averlo fatto.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy