Torino, a Superga sospeso tra passato e futuro

Torino, a Superga sospeso tra passato e futuro

4 maggio / I tanti bambini presenti alla commemorazione fanno riflettere sul futuro di squadra e tradizione

Cos’è un passato senza futuro? Poco, forse nulla. Mera celebrazione, puro esercizio mnemonico. Ma se la prospettiva si apre da ieri al domani, ecco che allora il ricordo assume un valore nuovo, di monito, insegnamento ed ispirazione. Il 4 maggio, senza bambini, sarebbe uno spettacolo vuoto. Ma i bambini ci sono, ed ecco che tutto riacquisisce un senso.

Sono i bambini il più evidente elemento di futuro che impone la necessità di porsi domande importanti sul domani del Torino, anche sull’aspetto sportivo. Tante domande, oggi, incombono su quella che sarà la stagione a venire dei granata: i dubbi sull’allenatore (sempre meno) quelli sul capitano, che potrebbe aver letto per l’ultima volta i 31 nomi della lapide, quelli su Immobile, il più acclamato dai tifosi presenti sul colle. Tante questioni che trovano una sfumatura più profonda se rapportate al passato che, attorno alla basilica di Superga, circonderà per sempre questi colori. Già, perché se la magnifica storia e la tragica fine del Grande Torino impongono e imporranno per sempre che il Toro sia diverso da ogni altra squadra, vige il grande interrogativo su cosa, anno dopo anno, possa continuare a rendere questi colori così speciali.

E la risposta più bella e sincera, forse, è arrivata proprio dai bambini prima della Messa, quando (come vi abbiamo raccontato QUI) Don Riccardo Robella ha invitato i bambini della scuola calcio ad avvicinarsi alle vecchie glorie granata presenti alla sinistra dell’altare e ha chiesto loro di ascoltare dagli illustri predecessori degli aneddoti di cosa sia stato per loro il Torino. Un momento assoluto per collegare ciò che è il passato con ciò che potrebbe essere il futuro di questa squadra. Il secondo alla ricerca del primo, in una famiglia in cui i nipotini si siedono sulle ginocchia dei nonni e ne ascoltano i racconti ammantati di fascino e unicità. Proprio come la storia del Torino.

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