Torino, i dati sulle affluenze allo stadio: il paradosso dell’era Cairo

Torino, i dati sulle affluenze allo stadio: il paradosso dell’era Cairo

Approfondimento/ Dopo il boom incredibile delle prime stagioni, con il ritorno in Serie A il Toro sembra poter contare su uno “zoccolo duro” di irriducibili, ma i numeri non spiccano il volo nonostante gli ottimi risultati

 

Il campionato sta ormai entrando nella fase finale, ed è dunque quasi tempo di verdetti. Gli esiti incerti riguardano ancora l’ultimo posto disponibile per mantenere la categoria, l’ultimo posto per accedere alla prossima Europa League, e il derby romano a distanza per assicurarsi il secondo posto. Il Toro, per raggiungere il sesto posto, avrà come sempre bisogno del suo pubblico. Ma su quante persone potrà verosimilmente contare? Ecco un’analisi dei dati relativi alle affluenze da stadio per il club granata, in particolare nell’era Cairo.

Quando l’attuale presidente prelevò il Toro, questo si trovava ai minimi storici in quanto a seguito e risultati. Anni di Serie B e di gestioni scellerate avevano in parte allontanato i tifosi dalla squadra. Nel primo anno di gestione dell’imprenditore alessandrino, si assiste ad un boom di abbonamenti senza precedenti per la serie cadetta: nel 2005-2006 la media spettatori al Delle Alpi (senza contare le sfide play off che quindi la farebbero salire ulteriormente) supera addirittura i 25mila, a fronte dei soli 10mila dell’anno precedente. Nelle successive tre stagioni nella massima serie, la media spettatori cala gradualmente ma rimane comunque su ottimi livelli: quasi 20.576 nel 2006-2007, poi 19.226 l’anno successivo e infine circa 18mila nel 2008-2009, che si concluse con la retrocessione. Tradotto: numeri superiori a quelli di oggi, dove il Toro sta lottando per traguardi ben superiori rispetto a quegli anni.

Se nei tre anni di presidenza Cairo in Serie B l’affluenza media è poi naturalmente calata, raggiungendo il minimo di 11.413 della stagione 2010-2011, il vero problema è che non si è registrata alcuna impennata al ritorno in Serie A. Il numero di abbonati è aumentato solo lievemente, mentre gli spettatori paganti per la maggior parte delle partite, che non sono “di cartello”, non raggiungono un numero elevato. Nelle tre stagioni in massima serie con Ventura alla guida, la media si è assestata tra le 15mila e 17mila unità. Nel 2012-2013 15.615, nel 2013-2014 17.000, nella stagione attualmente in corso 16.188. Vero, ci sono ancora due big match da ospitare (contro Roma e Juve) che potrebbero far aumentare la media, ma anche tre scontri contro squadre di bassa classifica (Empoli, Chievo, Cesena) che potrebbero rivelare la scarsa attrattiva. Un dato lascia stupiti: le presenze sugli spalti non sembrano andare di pari passo con i risultati sul campo, anzi. Il paradosso è evidente: quando i risultati erano a dir poco mediocri, gli spettatori sugli spalti erano di più. Se si fossero raggiunti tali traguardi una decina di anni fa, su quanti spettatori avrebbe potuto contare il Toro, se superava i 25mila in Serie B?

Insomma, i granata possono fare affidamento su uno “zoccolo duro” di quasi 15mila sostenitori, ma superare questa cifra ad oggi sembra spesso un’impresa. Le presenze medie si alzano grazie ai big match di cartello che permettono di superare le ventimila unità. Le cure per questa situazione sono molteplici: continuare ad offrire ottime prestazioni, dare continuità a squadra e tecnico, e cercare di infiammare la fase di abbonamenti con un mercato di alto livello.

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