Torino e Juventus: non due metà, ma mondi diversi per un pubblico diverso

Torino e Juventus: non due metà, ma mondi diversi per un pubblico diverso

Verso Torino-Juventus / Non due facce della stessa medaglia, ma due medaglie distinte in tutto e per tutto, partendo proprio dai tifosi

 

Alla fine è come scontrarsi con la propria nemesi, con chi vede bianco, quando tu vedi ne.. Ok, questo non è l’esempio cromatico più adatto per introdurre il Derby della Mole, che – si sa- è tutto tranne che una normale partita di pallone: che si voglia o no, la stracittadina è vissuta come “il confronto” tra due facce di due lune diverse, di monete differenti, di società che stanno agli antipodi in tutto e per tutto e che, paradossalmente, debbono convivere nella stessa città.

E’ questo e molto altro il derby di Torino. E’ lo scontro tra “indiani” e “cowboys”, volendo citare Emiliano Mondonico, e purtroppo la storia ci insegna che spesso e volentieri non vincono i più onesti, i detentori della terra, ma quelli con le pistole, quelli che post-pongono il “dover vincere al “come si vince” (che, a livello puramente oggettivo, non è poi tanto male), quelli che, alla fine, non si capisce come e perchè, oltre i mezzi economici, hanno anche il destino e la storia dalla loro parte contro chi, invece, ha spesso visto un fato inviso alla propria sorte, e allora sì che la lotta diventa impari. Sì, perché Torino-Juventus è soprattutto il derby delle disparità assolute, in campo e fuori dal campo: delle star stra-stipendiate contro chi mette davanti la grinta e la maglia al proprio conto bancario e, soprattutto, di chi tifa sempre e comunque, senza smettere mai nella propria vita, contro chi alla prima infiltrazione d’acqua è lesto e pronto ad abbandonare la nave. 

Eè soprattutto il pubblico, infatti, a distinguere le due tifoserie: il tifoso granata è passionale, stoico, iper-critico, ma è prima di tutto una specie di “adepto”: un fedele, un devoto ad una religione immaginaria – non me ne vogliano i sopraccitati “iper-critici” per la metafora blasfema – che mai e poi mai si sognerebbe di andare contro il simbolo, alla storia, anche quando tutto sembra perduto, anche quando si fallisce, anche quando non è che non si vede la luce in fondo al tunnel, ma si rischia proprio che non esista alcuna fine a quel tunnel.

Domenica pomeriggio, ancora una volta e meglio di sempre, i tifosi del Toro dovranno dimostrare la loro diversità così difficile da rendere a parole, e tanto bella e speciale quando è lei a palesarsi sugli spalti di uno stadio, davanti ad una tv o intorno ad una radio. Domenica, prima dei giocatori in campo, è il turno dei tifosi del Toro: tifare, imprecare, gioire senza misura, urlare, piangere, e soprattutto, celebrare l’ennesimo scontro “culturale” in atto. 

Tutto – o quasi – è permesso, purché si dimostri quanto si è diversi da “quelli la”; perché sono anche e soprattutto i cuori granata a dare indispensabile vita all’infinita passione del derby.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy