Torino e Scudetto ’27, l’avvocato Grassani risponde: “Impresa ai limiti del possibile”

Torino e Scudetto ’27, l’avvocato Grassani risponde: “Impresa ai limiti del possibile”

Esclusiva TN / L’avvocato Mattia Grassani, tra i maggiori esperti di diritto sportivo in Italia, spiega le difficoltà della procedura: “Difficile che la Federazione possa tornare sui suoi passi. Ecco perché”

di Lorenzo Bonansea, @BonanseaLorenzo

Nel giorno dell’inaugurazione del Filadelfia, così come – due anni fa – nel giorno della posa della prima pietra, Cairo è tornato sulla questione riguardante lo scudetto vinto dai granata nel 1926/1927 e poi revocato, dichiarando: “Il 24 aprile ho scritto alla Federazione per la procedura riguardante lo scudetto revocato, ci stiamo attivando”. Per fare chiarezza e capire meglio quali procedure possono essere state attuate, abbia contattato l’avvocato Mattia Grassani, uno dei massimi esperti di giustizia sportiva in Italia e non solo, e consulente legale di diverse squadre di Serie A.

I fatti riguardanti quello scudetto sono noti ai più, e sono stati già presentati dettagliatamente su queste colonne (leggi qui). Per chi non conoscesse il cosiddetto “Caso Allemandi”, si tratta del primo (presunto) scandalo sportivo italiano: il dirigente granata Guido Nani avrebbe falsato il derby con la Juventus corrompendo un difensore bianconero, Luigi Allemandi appunto, e il caso fu tirato fuori da un giornalista, Roberto Ferminelli. La Federazione, presieduta dal gerarca fascista Leandro Arpinati, dopo lo scoop del giornalista – per altro non propriamente “amico” del Torino – si attivò, raccolse – come si legge nel comunicato dell’epoca – la confessione di Guido Nani e revocò il titolo al Torino, senza assegnare lo scudetto alla seconda classificata Bologna.

QUI LE TRAME DI REGIME DIETRO LA REVOCA DELLO SCUDETTO

Ora, a 90 anni di distanza, il Toro chiede alla FIGC la restituzione di quel titolo, sulla cui revoca le ombre – effettivamente – sono sempre state molte. Ecco come ha risposto l’avvocato Grassani alle nostre domande in merito alla complessa vicenda giudiziaria.

Avvocato Grassani, nel 1927 il primo grande scandalo sportivo investì il calcio italiano. Un giornalista scoprì la compravendita del derby della Mole, attuata – secondo le cronache dell’epoca – da un dirigente del Torino (tale Guido Nani) e Allemandi, difensore della Juventus. Lo scudetto fu revocato ai granata. Quanto può essere difficile risalire a documenti e ai fatti di quell’epoca, cercando oltretutto di confutare le prove? 

Si tratta di un’impresa molto, molto complessa, anche perché la confutazione di prove circa fatti occorsi  quasi cento anni fa richiederebbe attività e strumenti all’attualità non a disposizione degli operatori del diritto. In ragione del decorso del tempo, non sono neppure a conoscenza dell’esistenza, presso gli archivi federali, di reperti dell’epoca che possano essere oggetto di valutazione

cairo filadelfia

Andando nella fattispecie giuridica, il reato in questione – all’epoca – come poteva essere catalogato?  Inoltre il tutto s’inseriva in un periodo dove il fascismo stava prendendo il sopravvento su tutte le istituzioni…

Il Codice Penale italiano è stato promulgato, per la prima volta, il 19 ottobre 1930, ragione per cui, all’epoca dei fatti, era in vigore il Codice Zanardelli, risalente al 1890, che non credo prevedesse ipotesi di reato legate all’alterazione di risultati sportivi.

Cairo ha recentemente dichiarato che ha “scritto alla Federazione in merito alla scudetto revocato e la procedura è iniziata”. Ecco, di che procedura potrebbe trattarsi in questi casi? E quante possibilità ci sono che la Federazione riesca davvero a risalire e a confutare – 90 anni più tardi – le prove del mancato “illecito sportivo”? 

Potrebbe essere nominata una Commissione ad hoc, straordinaria, per tentare di ricostruire la vicenda giudiziaria. Essa si esprimerebbe circa la legittimità del provvedimento del Presidente Federale dell’epoca, Leandro Arpinati. Si tratterebbe, tuttavia, di una procedura del tutto eccezionale, non essendo in alcun modo previste, nell’attuale reticolato normativo, procedure di verifica di indagini già chiuse (per lo più da 90 anni!) e modalità di nomina degli organi preposti.  Certamente, l’istituzione di una Commissione sarebbe un importante segnale di apertura, quantomeno a livello politico, da parte della FIGC.

 Nel comunicato federale della revoca dello scudetto si legge: “Il Direttorio federale, accertato anche per confessione del dottor Nani, consigliere del Torino, che egli ha versato al signor Gaudioso, pure confesso, lire 25.000 destinate a taluno dei giocatori della Juventus per assicurare illegittimamente al Torino la vittoria nella gara dl 5 giugno, delibera di togliere al Torino il titolo di campione assoluto d’Italia, per l’anno sportivo 1926-27” Ciò vuol dire che è presente una confessione. In che modo è possibile confutare questa prova? Un’altra prova del presunto illecito, inoltre, è costituita da un frammento di una lettera che attesterebbe la corruzione di Allemandi. E’ davvero possibile, secondo lei, risalire a quella prova?

Non saprei rispondere. Certamente, per quanto risulta dal provvedimento, gli elementi per giustificare una sanzione disciplinare a carico del Torino sembrerebbero evidenti e, allo stesso tempo, di non facile confutabilità, pertanto, all’apparenza, anche in considerazione del fatto che quello scudetto non venne mai riassegnato ad altro club, ritengo difficile, in assenza di prove evidenti, che la FIGC possa tornare sui propri passi, ferma la straordinarietà della situazione che, teoricamente, lascia aperta qualsiasi soluzione.

Cosa dovrebbe provare il Torino per riavere indietro quello scudetto? Che il fatto non sussisteva? E in che modo potrebbe?

Probabilmente, più che smentire le prove all’epoca acquisite, sulle quali credo sia piuttosto complesso riaprire un contraddittorio, potrebbe sostenere che quello specifico illecito non doveva determinare una sanzione così grave, con conseguente richiesta di riassegnazione del titolo mai attribuito al Bologna.

Alla luce di quanto ha spiegato, come giudica la vicenda nel suo complesso? Secondo lei quello di Cairo è un tentativo fattibile? Ci sono davvero possibilità che la procedura possa andare positivamente in porto?

E’ impossibile dirlo: sulla base degli elementi a disposizione, trovo piuttosto improbabile che il  provvedimento di Arpinati possa essere oggetto di revisione, ma non va esclusa in radice tale eventualità per la straordinarietà e l’assoluta unicità della vicenda.

Si capisce, quindi, che la strada verso la restituzione dello scudetto – nonostante i proclami di Cairo -è quantomeno in salita: risalire a prove vecchie quasi cento anni, riuscendo a confutarle, è – come spiegato – un’impresa ai limiti del possibile, e a meno che il Presidente granata non abbia in mano improbabili controprove risalenti al 1926 la strada sembra segnata. Chi vivrà vedrà, ma anche “se la straordinarietà della situazione teoricamente lascia aperta qualsiasi soluzione“, il cammino verso la restituzione del titolo è tutt’altro che di facile lettura e percorso.

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  1. redman - 1 anno fa

    La leva potrebbe essere che, nel 1927 non vi era alcun regolamento che prevedesse la revoca del titolo a fronte di una presunta corruzione. Tanto più che, all’epoca, tutto era condizionato dal regime. Il Nani, chi può dire che non fu ricattato per qualsiasi motivo? fare luce sul caso potrebbe essere veramente interessante, al di là dell’ottavo auspicabile scudetto. Poi è vero, si dovrebbe far di tutto per rivincerlo sul campo. FVCG

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  2. marco2573 - 1 anno fa

    Tempo e soldi sprecati per un’iniziativa di pura propagnda pro Cairo. Pensate a costruire una squadra in grado di vincerlo, uno scudetto!

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  3. faina76 - 1 anno fa

    Se i gobbi che tiravano via i palloni da un metro dentro la porta (con Udinese ed Empoli)sono riusciti a non andare in C,tutto è possibile,certo noi non abbiamo i loro appoggi ma provarci non costa nulla.Forza Toro.

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  4. torinodasognare - 1 anno fa

    Per un risultato sicuro potremmo affidare l’incarico ai legali che di occuparono del caso “luci spente” in Padova Torino 1-0.

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