Torino, Ferrero e Cairo: due personaggi agli antipodi

Torino, Ferrero e Cairo: due personaggi agli antipodi

Verso Torino-Sampdoria / Due storie completamente diverse, due personaggi molto distanti. Entrambi “mediatici”, ma in modo diverso; entrambi con una storia di gavetta alle spalle, ma un curriculum enormemente differente

Due uomini di universi lontani, entrambi accomunati da una cosa: il calcio. Massimo Ferrero, presidente della Sampdoria, e Urbano Cairo, numero 1 granata si troveranno di fronte per la seconda volta in questo campionato, dopo che il primo incontro (che ha coinciso, tra l’altro, con la prima assoluta del patron blucerchiato a Marassi) aveva visto la vittoria della formazione ligure.

Sciarpe avvolte a mo’ di velo sul capo, interviste e dichiarazioni memorabili, una spigliatezza e un’irriverenza che sfociano quasi nel grottesco. Questo è Massimo Ferrero. Un comunicatore incredibile, un genio, a suo modo, di quel tipo di rapporto mediatico che è riuscito a creare con i media stessi e, di natural riflesso, con gli spettatori. Un personaggio di cui tutti, oramai, hanno in mente alcune celebri citazioni o conservano il ricordo di qualche sua espressione facciale o di qualche suo tweet, campo in cui è attivissimo. Dalla goliardia di Ferrero, alla compostezza, alla pragmaticità di Cairo. Un selfmademan da romanzo di formazione inglese, ma che non ha nelle sue corde i modi scherzosi e ambigui di Ferrero. Mai una dichiarazione sopra le righe, anche se qualche stoccata agli arbitri non è mancata, e poco o mai in televisione, ma, di fatto, assolutamente dentro il mondo della comunicazione, da editore di giornali e canali TV. Un personaggio, Urbano Cairo, certamente meno amato rispetto al collega in questo momento dai propri tifosi, che gli rimproverano di non investire abbastanza nel Torino, mentre le “rivali” lo stanno facendo. La Sampdoria, anche se terza in campionato, può essere considerata una di queste squadre, basti pensare agli ultimi colpi di Ferrero, che ha rivoluzionato il reparto offensivo della squadra, cedendo sì Gabbiadini, ma reinvestendo immediatamente su Muriel e Eto’o, oltre che sul talentino sudamericano Correa.

A quanto pare, quindi, anche due progetti diversi e, viene da pensare, capacità monetarie molto differenti, se si confrontano le spese delle due società. Certo è, si tratta di grandi imprenditori e forse Cairo potrebbe attingere ad un tesoretto superiore a quello di Ferrero, ma queste non possono essere nient’altro che speculazioni, ed è inoltre risaputo come investire massicciamente (o non) nel calcio sia sempre un rischio. Anche perché, poi, come tutte le cose, anche i soldi finiscono, e che si chiami Ferrero o Cairo, è la fine di Ghirardi quella da evitare. Con o senza goliardia.

 

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